Pokkén Tournament: aggiunto Empoleon nella versione Arcade

Pokkén Tournament

Wii U

Pokkén Tournament - Provato

Il frutto dell’ennesima collaborazione fra Nintendo e Bandai Namco rappresenterà senz’ombra di dubbio un vero e proprio sogno fatto realtà per molti giocatori, poiché Pokkén Tournament risponde esattamente a quella voglia di spettacolarità che per anni è stata solamente ipotizzata negli adattamenti animati della serie Pokémon. La staticità degli scontri di Pokémon Stadium è solo un ricordo, perché nel picchiaduro curato dai papà della serie Tekken le creaturine Nintendo si menano come dei novelli Heihachi Mishima, senza esclusione di colpi. Certo, delle canoniche meccaniche RPG non c’è praticamente più ombra, ma se non altro gli scontri in tempo reale riescono a investire Pikachu e co. di una rinnovata grinta che viene solo parzialmente mitigata dalla simpatia con cui sono ritratte le loro movenze e le pose di vittoria. Alcune, tra l’altro, riprese proprio dalla serie di Katsuhiro Harada: vi assicuro che vedere un Pikachu comportarsi come uno sbruffoncello Kazuya Mishima strapperebbe un sorriso a chiunque.

Niente mezzelune o evoluzioni circensi di Kof-fiana memoria

Purtroppo nel momento in cui scrivo non ho ancora avuto modo di buttarmi nella mischia online, ma nonostante questo la mia esperienza con il combat system di Pokkén Tournament può dirsi fin da ora più che soddisfacente. Le tipiche mosse dei pokémon protagonisti (all’inizio se ne contano 16 giocabili, compreso il misterioso Mewtwo protagonista della sottile linea narrativa che fa sfondo alla campagna single player) sono state tradotte in un moveset da picchiaduro di tutto rispetto, differenziandoli a dovere ed eliminando lo spettro dei tipici tie-in su licenza sviluppati con pigrizia. Ogni guerriero vanta un buon ventaglio di mosse fra cui scegliere, e queste sono eseguibili semplicemente combinando i tasti del GamePad di Wii U con una direzione del D-pad. Niente mezzelune o evoluzioni circensi di Kof-fiana memoria, quindi, ma solamente un oculato sistema di controllo che, pur risultando ampiamente accessibile, non svilisce in alcun modo la profondità del gameplay. Fra contrattacchi, prese, pokémon di supporto, attacchi a proiettile e colpi speciali, ogni scontro si trasforma in una vera e propria sfida fra strateghi, dove la pianificazione tipica del genere RPG sposa l’azione e il tempismo, caratteristiche essenziali per ambire a portare a casa la coppa del vincitore nei recenti picchiaduro tridimensionali.

TI SPIEZZO IN DODUO

C’è tanto in cui perdersi in questa prima fase di prova, anche senza poter contare sul gioco in rete. La modalità di gioco intitolata “Lega di Ferrum” non è altro che una campagna a giocatore singolo dove la sottile linea narrativa che fa da sfondo agli scontri intervalla, sporadicamente, tutto un gran menarsi di creaturine pacioccose e, altre, vagamente più temibili. C’è da dire che con la grande quantità di obiettivi e personalizzazioni per l’avatar da sbloccare, la prima decina di ore passate ad impratichirmi (nella modalità “allenamento”, prima, e in quella “lotta singola” poi) mi hanno restituito un buon senso di progressione, premiando i miei sforzi per conoscere al meglio le capacità e le mosse a disposizione di ogni Pokémon con preziose monetine da utilizzare per addobbare il mio profilo giocatore, nonché esperienza con cui potenziare i parametri dei miei combattenti preferiti. Perché se non si “grinda” in un titolo della serie Pokémon, beh… allora non ci si sente a casa!

Pokkén Tournament

Ogni guerriero vanta un buon ventaglio di mosse fra cui scegliere

Scherzi a parte, il sistema di scontri conta diverse peculiarità che, in un certo senso, lo avvicinano sia alla serie Naruto di Cyberconnect2, sia al più classico dei Tekken con arena 3D. Le battaglie avvengono in spazi circolari di ampiezza differente, sfruttando una regia che vuole la telecamera puntata sull’avversario, ma alle spalle del giocatore (ed è proprio per questo che il multiplayer locale sfrutta il GamePad come secondo schermo, ma ne parlerò meglio in sede di recensione). In questi momenti, chiamati “fasi panoramiche”, lo spostamento è totalmente tridimensionale e ci si può muovere senza vincoli di alcun tipo; portare a segno una serie di colpi permette di avvicinare l’attenzione sulla creature nemica: in questi momenti la telecamera si posiziona di lato e trasforma in un batter d’occhio Pokkén Tournament in un picchiaduro 2,5D, con conseguente cambio di moveset. Questa situazione, detta “fasi di duello”, rappresenta una soluzione apparentemente complessa, ma che dopo il giusto periodo di pratica (per la quale consiglio caldamente di rivolgersi alla completissima modalità dedicata) funziona molto bene. Certo, dopo poco meno di una decina d’ore passate a livellare il mio Gengar nelle leghe di Ferrum e negli scontri singoli non posso ancora lanciarmi in una critica approfondita in tal senso, ma quel poco che ho potuto provare con mano è molto, molto ben fatto.

Sono piuttosto perplesso, invece, per quanto riguarda l’interezza del comparto grafico, che al momento sembra afflitto da una risoluzione sub-HD piuttosto evidente e da costrizioni tecniche probabilmente dovute a un porting frettoloso dall’edizione arcade, decisamente più elegante e fresca. Non che Pokkén Tournament sia brutto da vedere, ma sicuramente i modelli poligonali delle creature e le spoglie arene di sfondo avrebbero potuto godere di un’ottimizzazione più rispettosa dell’opera originale. Poco male: il gioco è sorprendentemente divertente, anche al netto di qualche scalettatura e un’immagine sporcata di default, ma il verdetto finale arriverà solamente fra qualche settimana.

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