The Division – Diari da Manhattan – Giorno #1

Tom Clancy's The Division

PC PS4 Xbox One

The Division – Diari da Manhattan – Giorno #1

Ieri sera, finalmente, abbiamo cominciato a giocare a Tom Clancy’s The Division, il nuovo e attesissimo action open world di Ubisoft. Ho usato la prima persona plurale perché abbiamo deciso di lanciarci nell’esplorazione della Manhattan innevata del gioco di Massive Entertainment in gruppo, come si confà a un titolo così esplicitamente pensato per il gioco online. Un team di tutto rispetto, formato da me, Ivan, Mario e Davide, che per tutta la settimana si troverà ogni sera sul nostro canale Twitch (a proposito, iscrivetevi!), dalle 21 alle 23, per addentrarsi sempre più in profondità nelle viscere della New York infestata dal vaiolo dopo il Black Friday.

L’esordio non è stato dei più fortunati: io non ho ancora avuto il piacere di lanciare il gioco, la principessa Shea era in aereo di ritorno da Londra, e il Twitch è partito con tre quarti d’ora di ritardo. Niente per cui prendersela con Ubisoft, comunque, perché il corriere che doveva consegnarmi la copia del gioco non si è fatto vedere fino a stamattina, Davide era via per un press tour, e i server di Twitch hanno deciso di andarsene a ramengo proprio cinque minuti prima che partisse il live. Ma va bene così: aver fatto da semplice “spettatore” alle imprese di Ivan e Mario mi ha regalato una prospettiva diversa, meno coinvolta e più distaccata, su The Division. Non è ancora ragionevolmente possibile dare un giudizio sul gioco, ovviamente, ma di sicuro c’è che il poco che ho visto mi ha davvero entusiasmato.

NEVE A NEW YORK

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Le premesse che conducono allo scenario di gioco, la misteriosa epidemia di vaiolo che contagia tutti gli Stati Uniti (e relativo collasso dell’intero “sistema America” nel giro di cinque giorni), trasmessa con le banconote che circolano copiose durante il Black Friday, è di quelle che ti entrano nella testa e non ti lasciano più.

La premessa del gioco è di quelle che ti entrano nella testa e non ti lasciano più

Una feroce e neanche troppo velata critica al delirio collettivo che contagia più o meno tutti gli americani in quel maledetto giorno che segue la festa del Ringraziamento, unita all’angosciante ipotesi del ritorno di una delle più devastanti malattie infettive di sempre, dichiarata ufficialmente eradicata nel 1979, e di cui rimangono – a tutt’oggi – solo alcuni campioni nei laboratori del CDC di Atlanta (così si dice, perlomeno). Da qui partono le avventure degli agenti della Divisione (Strategic Homeland Division), in una New York coperta dalla neve e praticamente deserta, con il compito di riportare l’ordine a qualunque costo, e salvare quel che rimane della civiltà occidentale.

PIOGGIA DI FUOCO

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L’impianto di gioco ricorda molto da vicino quello di Destiny, lo shooter spaziale di Bungie e Activision (ultimamente uscito dai radar dei giocatori), con un sacco di missioni da affrontare in cooperativa e un’area dedicata al PvP – la Zona Nera – a cui ci dedicheremo con maggior calma nei prossimi giorni, quando i nostri personaggi saranno saliti di livello e saranno un goccino più forti. Fino a questo momento non ho visto nulla di straordinariamente originale o inedito: i combattimenti in terza persona sono più o meno quelli che vediamo da tempo, con fior di coperture dietro cui ripararsi, tre armi equipaggiate, granate e gadget vari a disposizione, sbloccabili man mano che si procede nel gioco e si guadagna esperienza e valuta. Non che la cosa sia un male in sé, al contrario. Se il gameplay funziona e diverte, è fatto bene e gira come deve girare, per me è pollice su, senza riserve.
Nel corso del Twitch di ieri sera qualcuno si chiedeva se fosse un titolo buono anche per chi ama solo le esperienze single player; al momento è ancora difficile, se non impossibile, dare una risposta a questa domanda, ma è un argomento su cui torneremo nei prossimi giorni.

ELEGANZA ARANCIONE

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Da vedere, The Division è proprio fico. Senza tirare in ballo questioni di downgrade o menate del genere, il prodotto finito non passerà alla storia come il più bello di sempre, ma non c’è dubbio che faccia il suo sporco lavoro in maniera più che dignitosa; le ambientazioni mi sono sembrate generalmente piuttosto varie e curate, e indubbiamente nobilitate dagli effetti della neve che ricopre dinamicamente il paesaggio, e da buoni giochi di luce, specialmente nelle ore notturne, magari quando si corre accanto a un’auto in fiamme (il tempo scorre dinamicamente). Dobbiamo ancora toccare con mano quel che succede quando si verificano eventi meteorologici avversi, che dovrebbero complicare la vita un po’ a tutti quanti, con visibilità più limitata e difficoltà a prendere la mira. Spendo un’ultima parola sull’HUD del gioco, che molti considerano troppo invasivo: è vero che la mole di informazioni su schermo è importante, ma non c’è niente fuori posto, le informazioni necessarie sono sempre visibili, e in generale ho trovato tutta l’interfaccia di gioco estremamente stilosa e curatissima, dalle mappe olografiche che si proiettano sotto i piedi degli agenti agli overlay informativi che compaiono ogni due per tre.

L’appuntamento è per questa sera, alle 21, quando torneremo a frequentare le strade di Manhattan. A meno di congiunture cosmiche avverse, questa volta tutti assieme.

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