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Tom Clancy's The Division

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The Division – Diari da Manhattan – Giorno #3

Il terzo giorno è stato quello della scoperta, della frustrazione e della soddisfazione. The Division è un gioco complesso, che per le prime ore abbaglia con il suo immediato coinvolgimento, poi pian piano inizia a mostrare qualche interessante spigolo. Il punto cruciale di tutto, ma questa è a dire il vero la scoperta dell’acqua calda, è la magnifica ambientazione: la credibilità della New York devastata non è solo fondamentale per creare quel sottile meccanismo di motivazione alla scoperta che può sfociare nella dipendenza più cronica, ma è anche il trait d’union che permette al gioco di essere apprezzato in modi diversi, in momenti diversi. Meno scontato, invece, è che dopo queste prime tre sere ho cominciato a pensare al mio rapporto futuro con The Division, quello che partirà dopo questi convulsi giorni di esigenze lavorative. Mi sono chiesto come si possa vivere al meglio l’avventura di Ubisoft, e la risposta che mi sono dato è abbastanza semplice: come un agente della Divisione.

LA SCOPERTA

La prima cosa che ho fatto, ieri, lontano dalla diretta di Twitch e, soprattutto, in solitaria, mi sono dedicato alla gestione dell’inventario, a riguardare tutte le informazioni sull’epidemia scoperte e, infine, a girare senza una vera meta per Manhattan. Stavo vivendo un giorno normale da agente, uno di quei momenti in cui più o meno consapevolmente ti prepari a vivere l’inferno. C’è sempre qualcosa da fare nella Manhattan di The Division, un dettaglio da scoprire, testimonianze di un recente passato da ricostruire. Gli incontri casuali e le schermaglie con i rivoltosi che all’improvviso possono sbucare da un angolo restituiscono una città viva e un senso d’urgenza costante, anche slegato dalle quest e dagli incarichi.

Nel mio piccolo, ho deciso che da solo mi dedicherò esattamente a questo, alla ricerca, all’esplorazione, al portare a termini incontri e a trovare tutti i frammenti di informazione presenti sul suolo dell’isola: registrazioni, ID degli agenti spariti, filmati. Il mio lavoro come agente della Divisione mi “impone” di andare alla ricerca della verità sull’epidemia, ed è con questo spirito che gestirò il mio tempo da solo. Il vero motivo per cui sono qui è cercare di capire il perché di tutto quello che succede e, francamente, ho bisogno di tempo per pensare e raccogliere le idee, navigando tra i mille reperti che si possono trovare in giro. Il tempo della solitudine, quindi, è il tempo della scoperta, delle missioni secondarie, della gestione dell’equipaggiamento e – perché no – dello studio e scartoffie. Ovviamente è solo uno degli approcci possibili, ma mi ha permesso di arrivare alla sera preparato psicologicamente alla bolgia di una delle missioni.

the division speciale (9)

LA FRUSTRAZIONE

Ieri sera, a dire il vero, è stata davvero tosta. Il punto è che come dei pazzi incoscienti abbiamo deciso di alzare l’asticella del livello di difficoltà ed è stato il dramma. La missione a Hudson Yard ci ha detto un paio di cose in più, però, sull’economia di The Division: il livello di sfida aumenta sensibilmente switchando il livello di difficoltà; i nemici continuano a non essere vari e neanche troppo intelligenti, ma possono essere tanti e, soprattutto, muoversi in maniera tale da occupare gli spazi in modo problematico per i malcapitati agenti. Soprattutto, però, ci ha rivelato il più grande difetto di The Division incontrato finora, ovvero una logica dei punti di respawn tra l’irritante e l’imbarazzante. Sulla sfida, poco da dire: a livello difficile i nemici sono (probabilmente) di più, sono più corazzati e sono estremamente (a volte anche troppo) solerti a venirti a stanare. Per quanto nutra ancora qualche dubbio sulla bontà del sistema di aggro, è innegabile che senza un minimo di strategia organizzativa alcuni scontri a fuoco possono dare dei bei grattacapi, soprattutto per via degli spazi da coprire sempre abbastanza vasti. In questo, però, torna utile affrontare le missioni principali in gruppo, parlarsi tanto e sfruttare al meglio la mappa dal punto di vista difensivo. Poi certo, è chiaro che questo discorso vale finché Mario Baccigalupi non decide di sparare al nemico così, per fargli un saluto, e in un attimo la situazione degenera più o meno al livello “gruppo di tifosi che sbaglia curva al derby”.

Per la prima volta in un MMOG mi sembra di combattere per qualcosa per cui valga la pena passare ore a dannarmi

Questo, però, mi porta dritto al punto della terza questione, ovvero quella dei punti di respawn: sono pensati male e gestiti peggio. L’errore concettuale di game design è non aver pensato che gli scontri possano spostarsi di area, quello pratico sta nel non aver concesso quantomeno qualche secondo di imbattibilità appena rientrati in partita. Il risultato è che ieri, per lunghi, tratti era davvero poco consigliato morire perché il respawn era sistematicamente IN MEZZO alle fila nemiche. Tutto questo, perché, banalmente, eravamo indietreggiati verso il “checkpoint” precedente per difenderci al meglio. Appare abbastanza evidente la contraddizione di termini che è andata in scena ieri: da un lato il combattimento ti richiede un sacrosanto approccio strategico, ma dall’altro il gioco te lo impedisce qualora la situazione si metta male. Roba che il permadeath sarebbe stato meno punitivo per certi versi.

Certo, c’è da capire quanto sia una questione cronica o di mission design, visto che ieri, a dirla tutta, è stata un po’ la fiera del paradosso, culminata in uno scontro finale che prevedeva un’area a imbuto con tanto di no-respawn zone. Ecco, in questo caso sono ancora indeciso su come interpretare ciò che è successo: da un lato, mi verrebbe da dire che la fretta e la follia suicida di Mario e Claudio sia stata punita in maniera severa ma giusta; dall’altra, però, la mezzora di toccata e fuga mia e di Ivan è stata un tantinello noiosa. Parlandone in diretta Twitch con i nostri fedeli telespettatori (a proposito, grazie!) abbiamo scoperto che nell’area sarebbe stato possibile entrare anche da un altro ingresso, per cui magari siamo stati semplicemente poco accorti… vai a sapere; fatto sta che The Division, al momento, sembra avere un piccolo problemino a gestire il suo lato più tattico. Errori endemici o di gioventù che siano, mi piace pensare che però, alla fine, è tanta roba già il fatto che abbia un lato tattico di cui discutere.

the division

LA SODDISFAZIONE

The Division, al momento, sembra avere un piccolo problemino a gestire il suo lato più tattico

A mente fredda, però, nonostante le randellate nei denti e le idiosincrasie della struttura delle missioni, ricorderò gli eventi di ieri per molto a lungo. Vuoi perché l’eroismo mio e di Ivan ci ha fatto portare a casa la pellaccia, o vuoi perché la difficoltà elevata fa scattare l’agonismo, a conti fatti un gioco così impegnativo è sempre un piacere. Il motivo della soddisfazione, però, mi piace andarlo a cercare nuovamente nel contesto in cui si inserisce The Division e, per farlo, scomodo il gioco che più gli si avvicina, Destiny. In termini di puro divertimento immediato e “ignorante” il titolo Bungie, a parità di ore giocate, si lasciava preferire, ma semplicemente perché l’impostazione sparatutto gli donava un’accessibilità molto più istantanea, diretta, comprensibile. Finiti gli spari, però, in Destiny, almeno io, mi sentivo abbandonato a me stesso e ben presto mi è mancato il motivo per cui continuare a sparare, anche e soprattutto perché io non sono un giocatore che vive per il loot o cose del genere. In The Division, alla fine della missione, torni a casa, o meglio, in quella base malconcia che stiamo imparando ad amare ogni giorno di più. Il senso di appartenenza per la Divisione e per la splendida e decaduta Manhattan sta crescendo dentro di me in maniera latente ma costante: per la prima volta in un MMOG mi sembra di combattere per qualcosa per cui valga la pena passare ore a dannarmi, e una volta alla base non vedo l’ora di scoprire cosa ho portato a casa dalla mia gita all’inferno. Oggetti, vestiti, risorse o informazioni non conta. Conta la mia fame di saperne di più ed essere convinto che che ogni giorno passato nel gelo di Manhattan è un giorno in meno che mi separa dalla verità.

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  1. Cavolo, ma questi articoli li scrivete a tempo di record! Ricordatevi di dormire la notte :D
    fairfriend
    Cavolo, ma questi articoli li scrivete a tempo di record! Ricordatevi di dormire la notte :D


    Sì dai, 3 ore in due giorni ho dormito :asd:

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