valentino rossi the game motogp

Valentino Rossi The Game

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Valentino Rossi: The Game - Anteprima e Videoanteprima

Valentino Rossi: The Game non è solo un gioco con un talent incommensurabilmente importante per la storia della MotoGP, ma è anche un prodotto su cui Milestone sta facendo convergere tutta la sua esperienza nel mondo dei motori. In questo senso, vivere per tre giorni l’atmosfera della MotoGP in Qatar a stretto contatto con il lead e technical game designer del gioco Andrea Basilio è stato importante per cogliere lo spirito e l’ambizione dietro il nuovo capitolo di quella che, a mio avviso, resta l’IP più curata della software house italiana. Nonostante l’ingombrante presenza del Dottore di Tavullia, il gioco resta comunque il titolo ufficiale dell’intero motomondiale, che mai come quest’anno vuole arrivare a giugno sulla griglia di partenza offrendo un’esperienza gargantuesca in termini di contenuti.

LA MIGLIORE ESPERIENZA VR DI SEMPRE

Tutti i piloti di Moto3, Moto2, MotoGP, settanta icone della storia delle due ruote, tutti e diciotto i tracciati del mondiale e cinque circuiti storici: questa è l’offerta “base” relativa al mondiale targata Milestone, a cui va ad aggiungersi tutta una serie di interessanti contenuti realizzati per raccontare il mondo di Valentino Rossi.

Valentino Rossi rappresenta il “passato, presente e futuro del motociclismo”

Il VR46 World ruota intorno alla figura del pilota di Tavullia per quello che rappresenta, ovvero il “passato, presente e futuro del motociclismo”, per dirlo con le parole di Andrea Basilio in conferenza stampa. Vent’anni di carriera che hanno segnato profondamente la storia del motorsport e che hanno fatto di Vale l’unico motociclista in grado di vincere il mondiale in quattro categorie diverse, per un totale di nove titoli portati a casa. Anche se non si è tifosi del Dottore, è impossibile non riconoscerne l’immenso talento e, soprattutto, la sua importanza come icona rappresentativa dell’intero mondo delle corse: basti pensare a quando salì al Mugello sulla Ferrari e un po’ tutti si aspettavano il passaggio sulla rossa di Maranello, oppure quando nel 2015 è riuscito a vincere il Rally di Monza a bordo della Ford Fiesta.

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Insomma, Valentino Rossi è qualcosa di più di un semplice pilota, e la sua capacità di gestione della propria carriera secondo me è rappresentata dalla VR 46 Riders Academy, un’iniziativa didattica e manageriale lungimirante del campione pesarese, ma che soprattutto assicura il futuro ai migliori talenti italiani su due ruote. Mi è bastato guardare la bagarre in pista durante la Moto3 a Losail per vedere quanto di Vale ci sia nei vari Fenati, Antonelli o nell’arrembante Bulega. Ecco, sono proprio i panni di una delle giovani promesse che Valentino Rossi: The Game ci fa vestire nella modalità carriera completamente rinnovata. Abbandonata, con dispiacere, la possibilità di tirar su il proprio team clienti, il nuovo fulcro della narrazione ci porta ad allenarci nell’Academy con gli altri piloti, attraverso test privati nel ranch, fino al nostro esordio in Moto3. Una volta arrivati nel circus, però, i nostri rapporti con la “casa base” non si fermano mica, e così ecco che arriva una sorta di social network con cui poter interagire con i nostri amici/rivali, magari evitando robe alla Fenati – Bulega, ecco. In ogni caso, vincendo in pista e facendosi rispettare fuori, aumenteranno le possibilità di frequentare gli eventi organizzati da Valentino Rossi dove emergono tutte le passioni del Dottore: drift, rally, flat track, eventi sulla Yamaha R1M e ovviamente l’annuale corsa di resistenza a Tavullia, conosciuta come Enduranch.

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Le attività collaterali contribuiscono a migliorare le nostre abilità di guida, in una sorta di GDR motoristico che ricorda vagamente l’ottimo S.C.A.R. di Milestone

Tutte le attività collaterali contribuiscono non solo ad avvicinarci a Valentino e strappare preziosi consigli, ma soprattutto a migliorare le nostre abilità di guida, in una sorta di GDR motoristico che ricorda vagamente l’ottimo S.C.A.R., sempre di Milestone, che con il Tiger Effect ha dato il via al rewind system adottato un po’ da tutti. Ecco, con VR: The Game le abilità dei piloti si fanno di nuovo esplicite, e il mix di skill passive (abilità sul bagnato, aggressività, abilità in curva, posizione del corpo…) e attive (come la resistenza, che diminuisce in gara e rende la guida meno precisa) contribuisce a definire al meglio le nostre capacità e lo stile di guida. Non ho avuto modo di testare il sistema, ma il mio pensiero è andato immediatamente alla Moto2: considerando la situazione quasi omologata in pista riguardo telaio e moto, ecco che il discorso delle abilità potrebbe cambiare notevolmente l’approccio alle gare in gioco, rendendo il tutto più interessante. Oppure ancora, specializzare il nostro pilota in alcune condizioni ci potrebbe dare un ottimo vantaggio in determinate circostanze e farci salire alla ribalta sin da subito con un po’ di fortuna.

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Altra cosa interessante è la ripercussione online del sistema di skill, che dovrà essere ovviamente bilanciato da un attento matchmaking, per un universo multiplayer (a cui si aggiunte, finalmente, anche lo split-screen in locale) che nelle intenzioni di Milestone sarà un continuum dell’esperienza in singolo e prevede una serie di sfide settimanali con cui confrontarsi con altri piloti per sbloccare crediti virtuali da spendere in contenuti aggiuntivi. Al sistema di skill e alla carriera si aggiunge la modalità Valentino Rossi Story, che, sulla falsariga della Sébastien Loeb Experience vista nel titolo dedicato al campione di rally, ci porta a vivere l’intera carriera di Vale, dagli esordi in 125 fino alla rivalità con il plotone spagnolo della MotoGP (no, senza episodi polemici), passando ovviamente per le storiche sfide con Max Biaggi. Ovviamente, fanno parte dell’esperienza anche le già citate escursioni di Vale nelle altre discipline, dal Rally di Monza, le gare a Misano e le prove sulle supersportive nipponiche, ma in fin dei conti, così come la leggenda del Dottore rappresenta 20 anni di motomondiale, anche il titolo di Milestone è un arazzo modulare che illustra e celebra le ultime due decadi della competizione a due ruote più famosa del mondo. Dal punto di vista contenutistico, di marketing e di immagine, tutto appare come una scelta vincente, perché a monte delle preferenze personali (e io sono un tifoso Ducati, per dire), dopo la stagione complessa dell’anno scorso in termini di percezione del carrozzone FIM, ripartire da Valentino Rossi è l’unica strada possibile per riabbracciare tutti i fan delle due ruote, e i fischi di Losail al duo spagnolo sul podio ne sono la dimostrazione.

BACK TO VALENCIA

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Se dal punto di vista contenutistico il gioco sembra estremamente corposo, la prova su pista è quella che ci ha potuto dare le prime indicazioni. Ho avuto modo di giocare per un paio d’ore con diverse configurazione di aiuti e ho girato col bikeset 2015 a Valencia e con le flat track al Ranch, e per quanto la build fosse ancora indietro su diversi aspetti, dalla ripartizione automatica della frenata nel caso dell’uso di un solo tasto, alla gestione della sgommata, passando per un framerate ballerino, l’impatto con il gioco lascia sperare per il meglio. “Per Milestone è importante, ogni anno, intervenire sulla fisica. Anche se magari molti non ci crederanno, ma tutti gli anni rivediamo il modello fisico. A volte ci riusciamo, a volte no perché prendiamo la strada sbagliata, ma siamo orgogliosi del nostro lavoro” – mi racconta Basilio spiegandomi con evidente soddisfazione alcuni aspetti particolarmente gustosi – “Quest’anno quello che cambia in maniera evidente è la simulazione della gomma e della sospensione: sarà più visibile il chattering (la vibrazione tipica degli pneumatici in occasione di un trasferimento di carico, NdDavide) e più credibile il comportamento della moto in curva, così come i cambi di direzione saranno decisamente più rapidi”.

Milestone è consapevole di quello che funziona e quello che può essere migliorato, ma soprattutto dimostra un’attenzione non indifferente alle critiche

In questa frase è riassunta l’attitudine che mi sembra avere Milestone relativa ai suoi prodotti: consapevolezza di quello che funziona e quello che può essere migliorato, ma soprattutto un’attenzione alle critiche non indifferente. Pad alla mano, la nuova simulazione del comportamento degli pneumatici è evidente già in questa fase, con ingresso e uscita dalla curva che danno molta più soddisfazione rispetto al passato e, in generale, un feeling di guida davvero migliore. Peccato aver provato le MotoGP solo a Valencia e non su un circuito molto più misto dove mettere alla prova i cambi di direzione, ma dopo due ore di gioco posso ritenermi soddisfatto di quello che ho visto. Restano, ovviamente, alcuni punti da chiarire: intanto il sonoro è ancora indietro come lavorazione e, per quanto i suoni in sé sembrino più fedeli, il mixing è lontano dalla perfezione; l’AI al momento è quella che è, velocissima in termini assoluti, ma con i primi che si danno battaglia solo in alcuni punti del tracciato e una tendenza al trenino identica all’anno scorso; graficamente il salto di qualità c’è e riguarda principalmente piloti e moto (con texture in 4K incredibili), ma il circuito mi è sembrato complessivamente simile all’anno scorso. Tutti questi elementi sono noti a Milestone e il team ci sta lavorando su, ma appare chiaro che date le ambizioni complessive del titolo, ci si aspetta davvero tanto da questa release del gioco. Sono stato complessivamente molto sorpreso in positivo dal Flat Track al Ranch di Tavullia: il modello fisico è davvero bello e convincente, si vede che è fatto da zero e che è stato realizzato a stretto contatto con chi, come Vale, per la disciplina ha grande passione.

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Divertente da giocare e molto impegnativo, girare al Ranch è già in questa fase una lieta introduzione e mostra anche i progressi fatti dal motore grafico proprietario, che regala una qualità visiva complessiva ottima e una profondità di campo che non mi aspettavo. Non ho avuto modo di provare l’esperienza su quattro ruote, ma sempre Basilio mi ha confidato che, per quanto la base sia ovviamente quella di Sébastien Loeb, c’è stato un lavoro di tuning per adattare quel sistema alle particolarità del Rally di Monza. Proprio parlando del titolo di rally della software house milanese, è emerso un particolare singolare del modo di sviluppare giochi da parte di Milestone: un modello orizzontale, che porta avanti soluzioni che poi vengono condivise, adattate e sfruttate. Un esempio? Il motore simulativo delle sospensioni di VR: The Game parte proprio da quello del rally. D’altronde, è palese che l’anno scorso l’esperienza in MotoGP fosse influenzata da Ride che, per quanto resti un titolo che personalmente mi abbia deluso, ha portato una notevole expertise all’intero team. VR: The Game è l’ennesima prova del nove per Milestone, un titolo ambizioso che deve sconfiggere alcuni limiti evidenti che hanno penalizzato le sue produzioni negli ultimi anni: in primis un motore grafico proprietario che ha i suoi anni sulle spalle e da cui i dev stanno provando a tirar fuori l’impossibile prima di migrare, nel futuro, verso soluzioni più contemporanee. Ma questa è un’altra storia: quella di Losail, invece, è stata un’occasione per entrare in casa Milestone ed uscirne abbastanza rinfrancati dall’attitudine e dall’impegno profuso per portare a termine una sfida che si profila impegnativa, ma non impossibile.

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