Valentino Rossi The Game: disponibile il DLC Ford Focus

Valentino Rossi The Game

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Valentino Rossi: The Game - Anteprima e videoanteprima

Il Dottore si è portato a casa la prima vittoria stagionale con grande personalità, e con la stessa baldanza Milestone ci ha invitato nella sua sede milanese per provare una build abbastanza avanzata di Valentino Rossi: The Game. Rispetto alla prova di Doha di qualche tempo fa, a cui dedichiamo ampio spazio anche sul numero di TGM in edicola in questi giorni, il titolo mi è sembrato ancora più convincente e, preso anche bene dal recente MXGP 2, ammetto che il mio hype per il titolo della MotoGP di quest’anno è discretamente salito.

UNO SGUARDO ALLA CARRIERA

Pronti, via, nella mezz’ora di gioco ho potuto intanto fare la conoscenza di Sara e dell’hub della VR46 Driver Academy, che mi ha introdotto nel mondo di gioco e in quella che è la carriera del titolo di Milestone. Sin da subito è palese che all’interno di Valentino Rossi: The Game sia confluito tutto il know-how dei titoli recenti della software house milanese e l’intera struttura di gioco sia l’evoluzione definitiva di quanto visto negli ultimi anni.

Fin da subito è palese che all’interno di Valentino Rossi: The Game sia confluito tutto il know-how dei titoli recenti di Milestone

Dopo aver giocato Ride, Sébastien Loeb e MXGP 2 è come ritrovarsi a casa, con un’interfaccia e un modo di impostare l’intera modalità che è finalmente molto più Milestone che Codemasters. La prima stagione in VR:TG ci vede alle prese con alcune prove di “ambientamento” tra le diverse attività offerte dall’accademia di Tavullia e alcune comparsate, come wildcard, in Moto3 tra le fila dello Sky Racing Team VR46, giusto per provare a inserirsi nella lotta fratricida tra Bulega e Fenati, insomma. Prima di raccontarvi della mia esperienza in pista è bene fermarsi un attimo su due particolarità della carriera. La prima è l’enorme range di personalizzazione del custom rider che deriva direttamente da Ride e MXGP 2: pur non potendo fondare un team privato come l’anno scorso, infatti, la possibilità di scegliere caschi, tute, guanti e stivali tra una miriade di modelli realmente esistenti è sempre molto gradevole e, per quanto possa sembrare un’inezia, fa davvero tanto in termini di coinvolgimento.

valentino rossi the game anteprima

Il secondo aspetto, ben più pesante dal punto di vista del gameplay, è il sistema di abilità, di cui vi avevo anticipato l’esistenza, ma che finalmente ho potuto intravedere in gioco: intanto le skill da potenziare sono sette (frenata, abilità sul bagnato, controllo accelerazione, agilità, abilità in curva, posizione del corpo e condizione fisica), e completando le gare nelle diverse discipline si possono allenare al meglio i diversi aspetti. Non ho potuto, ovviamente, percepire il senso di crescita, ma ho notato l’onnipresenza del parametro relativo alla condizione fisica che, parlando con il programmatore Michele Caletti, mi ha rivelato che si tratta di un attributo fondamentale perché col passare dei giri il calo fisico può inficiare pesantemente sulla condotta di gara. Per verificarlo, purtroppo, ci sarà bisogno di tempo e una semplice gara in Moto3 di certo non può rivelarci molto, ma il sistema sembra sufficientemente articolato per essere una novità interessante. Fra i menu ho intravisto anche una serie di perk, ognuno di essi con delle condizioni di sblocco e capaci di dare un bel boost alle nostre abilità. Almeno sulla carta, dunque, la modalità carriera sembra essere esattamente quel macro collante che serviva al titolo Milestone per riuscire a tirare le fila dell’enorme quantità di contenuti presenti nel gioco e, almeno a prima vista, l’impostazione sembra quella giusta e se il senso di progressione suggerito si dimostra reale allora potremmo essere davanti a un’ottima intuizione.

IN PISTA, FRA ASFALTO E STERRATO

valentino rossi the game anteprima

L’impressione che ho ricavato sul modello di guida è che occorre disattivare tutti gli aiuti il prima possibile

Ho avuto modo di fare tre gare molto rapide: una in flat track al ranch, una in Moto3 in campionato e un’altra a Monza sulla Ford Fiesta WRC impegnata nella versione rally del tracciato lombardo. Ho testato il gioco sia con la fisica semi-pro che pro, con qualche aiuto e senza aiuti e l’impressione che ho ricavato sul modello di guida è questa: bisogna disattivare tutti gli aiuti il prima possibile, perché, come accade in MXGP 2, la bontà dei progressi del motore fisico di Milestone si può percepire soltanto senza automazioni alla guida. Soprattutto, per trarre il meglio dalla nuova simulazione degli pneumatici è vitale non solo attivare la fisica pro, ma anche evitare di giocare con i freni congiunti: ecco, in assetto totale di simulazione, VRTG è un gran bel guidare, con moto molto più decise in curva e rapide nel cambio di direzione e, soprattutto, fisicamente molto più presenti grazie a una bella restituzione del feedback. Rispetto alla prima prova è sparito anche quel senso di inerzia che a volte costringeva a non andare aggressivi in curva e, devo ammettere, che con la Moto3 mi sono divertito parecchio a improvvisare traiettorie creative con più o meno successo.

valentino rossi the game anteprima

Applausi, ancora, per il flat-track, completamente rivisto, in positivo, rispetto alla mia prova di Doha: le moto perdono terreno ancora più facilmente ed è fondamentale imparare a lasciar andare il posteriore, derapare e controbilanciare col corpo. Il modello fisico convince e, per certi versi, stupisce anche e la disciplina tanto cara a Valentino resta uno dei piatti forti del gioco. Bene, dunque, su due ruote, ma non ancora benissimo: la semplificazione con gli aiuti, così come detto durante la recensione di MXGP 2, secondo me, squilibra un po’ il gioco e se è vero che lo rende accessibile a tutti – presumibilmente, la scelta di avere un talent come Valentino renderà il gioco appetibile anche per un pubblico di tifosi non giocatori – è anche vero che la scalabilità del modello di guida potrebbe essere migliore. L’altro aspetto che la semplificazione entry level si porta con sé è una tolleranza abbastanza ampia ai contatti, che sicuramente rende le battaglie più frenetiche, ma in modalità pro/realistica fa storcere un pochino il naso. Riguardo, invece, la tanto attesa AI, sospendo ancora il giudizio: se da un lato l’effetto trenino è duro a morire, dall’altro impostandola su realistica in Moto3 ho notato gli avversari aprirsi a ventaglio in più di un rettilineo e la cosa mi ha sorpreso davvero in positivo. C’è da capire ancora come il connubio abilità, progressi e forza degli avversari funzioni sulla lunga, per cui attendiamo giugno fiduciosi. Passando, invece, dalle due alle quattro ruote, la situazione è molto rosea: il feeling di guida del rally di Monza è praticamente lo stesso di Sébastien Loeb Rally e, data la natura prettamente street della competizione lombarda, riesce di fatto a prendere il meglio dal gioco di guida della software house meneghina, che proprio sull’asfalto dava il meglio di sé. In ogni caso, la capacità di VRTG di cambiare pelle per restituire le emozioni del rally all’interno di un contesto totalmente dedito alle due ruote è davvero tanta roba. Chiudiamo con una considerazione tecnica: la grafica, così come già notato durante la nostra prima prova, è uno step avanti deciso per Milestone e spinge al massimo un motore grafico che è a fine della sua corsa e che, comunque, ha dei limiti evidenti riguardo tutto ciò che non sia in pista e nella gestione dell’illuminazione. Il sonoro, invece, per la prima volta mi è sembrato un pelino migliore del solito, ma ancora altalenante: si va dal buon rombo dei motori di Moto3 e rally all’effetto mini 4WD delle Flat Track. Detto questo, la prova milanese ci ha confermato quanto di buono emerso dopo il primo test e cioè che Valentino Rossi The Game, così come il Dottore, è lì a vendere cara la pelle e combattere per un posto sul podio.

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