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Shadow Warrior 2

PC PS4 Xbox One

Shadow Warrior 2 – Provato

Lo Wang è uno che si fa desiderare, eccome. Abbiamo giocato Shadow Warrior 2 già alla gamescom dello scorso anno, convinti che sarebbe stato questione di poco prima di poter mettere le mani sul gioco completo. Invece, gli sviluppatori di Flying Wild Hog si sono presi un po’ di tempo in più per rifinirlo a dovere, mettere a posto un po’ di cosine, e aumentare ancor di più la dose di ultraviolenza del primo capitolo, uscito oramai tre anni fa.

GIBS GALORE!

Lo Wang è uno che si fa attendere, dicevo, ma quando poi arriva è una vera libidine per gli amanti dell’ultra-violenza, il nirvana dell’ignoranza fracassona, la catarsi perfetta dopo una settimana di E3 passata a vedere trailer strappalacrime e titoli fortemente narrativi. C’è una trama, in Shadow Warrior 2, con i demoni che arrivano nel nostro mondo e spiriti che entrano nella testa del protagonista e gli parlano in continuazione. Una roba più complicata a scriverla che altro, e che funge giusto da pretesto per un po’ di sana e liberatoria azione FPS vecchia scuola.

tutte le mappe della campagna sono generate in maniera semi-randomica, cambiando ambientazione, ora del giorno, e disposizione di nemici e oggetti

La struttura di gioco riprende senza troppi cambiamenti quella del predecessore, ampliandola però tantissimo. Per cominciare, l’arsenale diventa molto più ricco, con il numero di armi che arriva a diciassette, tra katane e motoseghe, fucili e pistole varie. Ogni singola arma dispone di tre slot di potenziamento, che possono essere per esempio utilizzati per equipaggiare una gemma che consente di imbracciare una seconda arma (identica) nell’altra mano. Guns akimbo! L’altra grande novità di SW2 è la dimensione dei livelli, sia in senso orizzontale che verticale; laddove l’originale consisteva di una serie di mappe che conducono dal punto A al punto B, in questo seguito gli spazi a disposizione del giocatore e della sua voglia di massacrare demoni sono molto più ampi. Non un vero open world, quanto un “open design”, come lo definiscono gli stessi sviluppatori, in cui sono possibili diversi approcci agli scontri, numerosi punti di passaggio e, in generale, una maggior libertà di movimento. Al netto di alcuni snodi fissi e funzionali alla main quest, tutte le mappe della campagna sono generate in maniera semi-randomica, cambiando ambientazione, ora del giorno, e disposizione di nemici e oggetti, rendendo – letteralmente – la propria partita diversa da quella di chiunque altro. Il gioco può essere affrontato anche in co-op con tre amici, con il numero di mostri che aumenta in proporzione. Una volta arrivati ai titoli di coda, a meno di non volersi cimentare in un’altra run (comunque diversa dalla precedente per via delle mappe casuali), Shadow Warrior 2 mette a disposizione una sorta di “lavagna” dove il giocatore troverà di volta in volta nuovi livelli generati casualmente, e che aspettano solo di essere affrontati.

FILETTO DI DEMONE. AL SANGUE.

A Los Angeles ho affrontato un livello (di notte, con la foresta) insieme a un paio di dev di Flying Wild Hog, divertendomi come un dannato. I combattimenti sono velocissimi, con un sacco di mostri uno più grosso dell’altro, e le possibilità di sbizzarrirsi alla grande sono davvero tante: la katana è probabilmente l’arma più versatile, dal momento che dispone di almeno tre modi diversi di essere utilizzata; al secondo posto metterei la motosega, potentissima e sempre gustosa da infilzare nei corpi dei nemici. Con queste due debutta una caratteristica davvero peculiare di SW2, ossia lo squartamento procedurale dei nemici, che non è legato ad animazioni precostituite, ma permette di affettarli come meglio si preferisce, muovendo l’arma in lungo e in largo all’interno delle loro carni. Il massimo dello spasso (e del gore) arriva quando si riesce a intrappolarli con alcuni incantesimi, per esempio impalandoli con spuntoni che escono dal terreno, così da potergli andar sotto e farli a fettine con tutta calma.

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Gli scontri di Shadow Warrior 2 sono contraddistinti da un irriverente umorismo di fondo

Il movimento di Lo Wang adesso contempla il doppio salto, utile per abbarbicarsi su sporgenze più lontane, e la possibilità di compiere brevi scatti in aria e a terra. I mostri più grossi (altrimenti noti come boss) hanno caratteristiche che costringono a un minimo di approccio tattico allo scontro: demoni resistenti al fuoco, per esempio, si fanno un baffo di proiettili esplosivi e cose del genere; contro di loro, ovviamente, meglio attivare la modalità “ghiacciante” di uno dei fucili di Lo Wang. Sparsi per i livelli ci sono poi diversi forzieri, in posizioni più o meno nascoste, che consentono di ottenere gemme per i potenziamenti delle armi, ma anche altri oggetti di “loot” che verranno utili per proseguire nel gioco con ancor maggiore cattiveria.

Gli scontri di Shadow Warrior 2 sono contraddistinti da un irriverente umorismo di fondo, non si prendono mai sul serio, ma non sono affatto banali. Al contrario, sono realizzati in maniera dannatamente seria, come giusto che sia, a testimonianza dell’amore che gli sviluppatori hanno per il genere, e il rispetto nei confronti dei suoi appassionati.
Shadow Warrior 2 dovrebbe uscire entro il 2016 per PC, PS4 e Xbox One.

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