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The Elder Scrolls: Legends

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The Elder Scrolls: Legends - Provato

La saga di TES è entrata a far parte della mia vita con colpevole ritardo nel lontano 2002, grazie a quel Morrowind che continua imperterrito a essere installato sul mio PC nonostante i quattordici anni sulla cucuzza. Solo successivamente alle vicende del Nerevarine, il falso dio, la guerra tra le grandi casate e il Tribunale, ho deciso di “scoprire” i titoli più vecchi e, ovviamente, dedicarmi al quarto e quinto capitolo in concomitanza delle loro uscite. Non ho mai più ritrovato quella stessa magia donatami dal terzo episodio della saga, e la piccola parentesi di The Elder Scrolls Online è durata appena qualche mesetto, per poi finire in direttissima nel dimenticatoio. Ebbene, è finalmente tempo di sentire nuovamente parlare di Cyrodiil, dei Dunmer, degli Altmer e dei Nord: questa volta, però, sarà un mazzo di carte a decretare il prescelto della profezia.

CREDI NEL DUODENO DELLE CARTE

Dire Wolf Digital, software house americana che dal 2010 produce titoli strategici e giochi di carte digitali, è stata scelta da Bethesda per riscrivere il proprio universo su centinaia di carte da gioco. Senza perderci in troppi giri di parole: The Elder Scrolls: Legends prende le classiche meccaniche da gioco di carte collezionabili in cui, mano dopo mano, abbiamo la possibilità di mettere in campo unità sempre più potenti grazie alla nostra riserva di Magicka costantemente in aumento, fino a un massimo -teoricamente- di dieci unità. Le truppe giocabili sono caratterizzate, oltre dal loro costo in Magicka, anche dai valori di attacco e difesa, a cui si aggiunge qualche abilità speciale attivabile da diverse variabili.

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TES: Legends prende le classiche meccaniche da gioco di carte collezionabili

Se fin qui non c’è davvero nulla di nuovo rispetto a ciò che abbiamo già visto in passato, non mancano certamente un paio di succose novità in grado di accendere la nostra attenzione: il campo di battaglia è diviso in due settori indipendenti, in cui le unità sono in grado di combattere solo con i nemici presenti nella stessa zona; in aggiunta vi possono essere regole speciali che cambiano lo stile di gioco nei due campi di battaglia come, ad esempio, la nebbia che rende invisibili le truppe appena evocate. In aggiunta, attorno al nostro avatar sono presenti delle rune che si spezzeranno ogni volta che perdiamo cinque punti ferita: quanto ciò accade peschiamo una carta dalla cima del nostro mazzo e, se essa rappresenta una profezia, possiamo immediatamente giocarla senza spendere nulla. Grazie a queste due meccaniche scopriamo un “nuovo” modo di giocare che non ha nulla da invidiare ai capisaldi del genere, anche se serviranno tempo e pazienza per coglierne tutte le sfaccettature.

PERGAMENE VECCHIE

Oltre agli onnipresenti scontri faccia a faccia, grazie ai quali scalare le classifiche guadagnando carte speciali, è presente un’interessante campagna single player che, oltre a fungere da tutorial per scoprire mano a mano le meccaniche di gioco, è perfetta per farsi le ossa, macinare i primi livelli e guadagnare qualche carta da aggiungere al mazzo.

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in Legends è presente un’interessante campagna single player

Non poteva infine mancare la modalità Arena, in cui sfidare l’IA o avversari umani utilizzando un piccolo mazzo di carte creato per l’occasione, in cui i migliori riusciranno a portarsi a casa un bel po’ di premi. I mazzi con cui giocare sono caratterizzati da una statistica principale: forza, intelligenza, destrezza, volontà e resistenza che, un po’ come accadeva per i colori di Magic, rappresentano stili diversi di gioco, e non manca la possibilità di costruire un mazzo ibrido cercando di far funzionare al meglio due statistiche. Io, ad esempio, da bravo Dunmer, ho deciso di affidarmi ad agilità e intelligenza: pugnalare un nemico alle spalle e poi lanciargli una palla di fuoco nel sedere dà sempre le sue soddisfazioni.

È interessante la grande libertà che il titolo ci dona, visto che il mazzo da gioco deve obbligatoriamente contenere cinquanta carte, ma abbiamo la possibilità di utilizzarne fino a settanta, dandoci modo di provare diverse tattiche e strategie. Infine, le stesse carte Profezia, in grado di cambiare le sorti di una partita, sono a loro volta un’arma a doppio taglio, visto che se aggiunte in grandi quantità possono intralciarci la mano e renderci vulnerabili al nemico. Il titolo è ancora acerbo, e probabilmente non mancheranno vari bilanciamenti di sorta, ma mi tolgo il cappello innanzi all’ottima localizzazione italiana sia scritta che parlata (a parte qualche frase che mi ha ricordato fin troppo il “Ssssi svegli signor Freeman” che continua a capitolare nei miei incubi notturni). Per ora il pollice è alzato verso il cielo!

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