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For Honor

PC PS4 Xbox One

For Honor - Provato

Del lungo pomeriggio passato a menare fendenti con For Honor ricorderò distintamente l’adrenalina che mi è salita ogniqualvolta mi sia ritrovato faccia a faccia con un nemico controllato da un avversario in carne ed ossa: studia i suoi movimenti e leggi lo spazio intorno a te, alla ricerca di alleati o di spiragli da dove possa arrivare qualcun altro a metterti in letale difficoltà. Sangue freddo, nervi saldi, capacità di coordinazione massima e profonda conoscenza dei propri mezzi: For Honor mi ha portato alla memoria Bushido Blade e la sua dimensione quasi sacrale del combattimento. Il sogno lucido di Jason Vandenberghe di rendere accessibile e giocabile il combattimento all’arma bianca è cresciuto tantissimo dall’anno scorso, e quel gioco fiero e feroce, che ci sembrava poter conquistare in maniera inequivocabile solo una nicchia, si ritrova a poter puntare a una fetta di pubblico ben più nutrita grazie a uno sviluppo quasi sorprendente di tutte le sue componenti.

ART OF BATTLE

Il nome del paragrafo non indica soltanto il motore di combattimento di Ubisoft Montreal pensato appositamente per For Honor, ma l’intero fil rouge che unisce le tantissime sfaccettature del titolo che sono state finalmente mostrate dalla software house francofona durante la presentazione a porte chiuse, tenutasi nella sala conference del Marriott Hotel qui a Colonia. Sin dalla rappresentazione dei valori portanti delle tre fazioni presenti in gioco è chiaro come For Honor voglia declinare in maniera originale e profonda le caratteristiche di ognuna di esse: la versatilità dei cavalieri, la tecnica dei samurai e l’impeto dei vichinghi. Questi tre archetipi trovano determinazione e una dimensione concreta nei dodici eroi di cui è composta la rosa dei personaggi, suddivisi in quattro ruoli di massima (Vanguard, Heavy, Assassin, Hyrbid) che sono a loro volta tradotti in base ai valori e alle caratteristiche proprie delle fazioni. Dunque, l’avanguardia vichinga sarà ben diversa da quella dei cavalieri, così come il temibile Orochi, assassino samurai, combatterà in maniera differente dal Berseker e dal Peacekeeper: dodici personaggi e dodici modi di vivere e interpretare l’essenza stessa del guerriero.

Durante la mia prova gli eroi disponibili erano soltanto quattro e ho avuto modo di giocare, dunque, con le tre avanguardie e il già citato Orochi. La cosa che mi è balzata più agli occhi è come l’intuizione del combattimento da “sasso, carta, forbice” delle tre posizioni di parata in realtà sia soltanto la punta dell’iceberg di un sistema di combattimento davvero vario e dettagliato, dove ogni personaggio ha il suo move set ben preciso e una serie di manovre uniche. Se, quindi, con il Raider (avanguarida vichinga) si ha la possibilità di rompere la guardia degli avversari travolgendo il nemico e spostandolo di peso, oppure di incalzarlo grazie alla portata dell’ascia a due mani, con il Warden (avanguardia dei cavalieri) si possono sfruttare le tecniche marziali di spada per parare automaticamente qualsiasi attacco dopo aver messo a segno un fendente leggero alto. Analogamente, utilizzando gli assassini il sistema di parata cambia in maniera radicale, visto e considerato che da quello passivo in cui basta attendere il colpo tenendo la guardia nella direzione di provenienza della lama avversaria si passa a una parata attiva in cui il tempo d’esecuzione è l’unica discriminante tra successo e fallimento. Certo, nel primo dei casi si guadagna la possibilità di effettuare un contrattacco rapidissimo e ribaltare l’inerzia dello scontro, ma è evidente che alcuni meccanismi che regolano le classi sono chiaramente più complessi di altri e vanno giustamente studiati per bene.

for honor e3 2016 immagine pc ps4 xbox oneLa buona notizia, in sintesi, è che i dodici personaggi disponibili in For Honor non sono variazioni sul tema, ma complessi universi molto diversi tra loro. Ma non è finita qui, visto che all’atto pratico rappresentano soltanto modelli di massima su cui sviluppare la propria personale idea di guerriero.

L’ARMA TI FA BELLA

Una delle novità più succose della presentazione di For Honor è stata sicuramente l’annuncio di un sistema di loot e di equipaggiamento personalizzabile, in grado di modificare in modo importante le statistiche dei personaggi. In base alle nostre performance sul campo di battaglia, infatti, avremo la possibilità di sbloccare pezzi di armature e di armi in grado di migliorare (e peggiorare) alcuni aspetti del nostro guerriero. In questo modo, dunque, è possibile esplorare orizzonti interessanti, come assassini ancora più sbilanciati dal punto offensivo o guerrieri pesanti che provano, invece, a essere più mobili.

I dodici personaggi disponibili non sono variazioni sul tema, ma complessi universi molto diversi tra loro

Equipaggiamento e crafting, benché visti soltanto in video di presentazione, concettualmente riprendono molto l’impostazione a là The Division (con tanto di etichette colorate) e si inseriscono all’interno di una vasta gamma di personalizzazioni grafiche che permettono una quantità di modifiche estetiche a dir poco impressionanti, che vanno dalla selezione del materiale della singola parte dell’armatura alla scelta delle effigi patrone di tabarro, spallacci e cotta. Se alla dote dell’equipaggiamento aggiungiamo la possibilità di sbloccare anche talenti da equipaggiare (per un massimo di quattro) e attivare in battaglia grazie ai punti esperienza conquistati sul campo – per una logica molto simile ai MOBA – è evidente come lo sforzo di Ubisoft Montreal tenda a rendere l’esperienza del singolo giocatore quasi unica.

for honor e3 2016 immagine pc ps4 xbox oneIl bilanciamento di tutti gli elementi andrà curato nei minimi dettagli e, a detta stessa dei dev, non è neanche detto che l’equipaggiamento sarà attivabile in tutte le modalità di gioco, ma è certo che For Honor abbia alzato, nel corso dello sviluppo, in maniera decisa l’asticella dell’ambizione. Di questo, d’altronde, ne avevamo avuto sentore già durante l’E3, dove la nostra prova della sorprendente modalità campagna ci aveva conquistato in maniera inequivocabile. Ecco, proprio a questo riguardo c’è da aggiungere la possibilità di affrontare l’intera storia in compagnia di un amico in locale (split screen) o in co-op via internet, a sottolineare quanto il gioco di squadra sia centrale nel gameplay della nuova IP di Ubisoft.

DOMINIO

È proprio la dimensione multigiocatore di For Honor quella che ho avuto modo di provare per un’oretta, in una serie di sfide 4vs4 giocate su 3 mappe – ognuna delle quali ispirata a una fazione – in modalità Dominio. Si tratta di un classico Capture and Hold in cui i due team si contendono tre punti fondamentali di una mappa. La cose interessanti da rilevare sono due: la prima è la presenza di unità comandate dall’IA che, pur essendo deboli, intralciano non poco lo spazio di manovra e costringono a un’attenta pianificazione dell’azione; l’altra è invece costituita da ciò che accade una volta che uno dei due team arriva a 1000 punti. In quel momento i respawn si bloccano e parte una caccia all’uomo furiosa che può decidere la sfida, o farla riaprire nel momento in cui il team in difesa riesca a “rubare” punti preziosi agli avversari sottraendo basi e asfaltando unità nemiche. Il valzer dei 1000 punti è davvero efficace e nei momenti più concitati la tensione è palpabile.

È certo che For Honor abbia alzato, nel corso dello sviluppo, in maniera decisa l’asticella dell’ambizione

Ciò che emerge, però, dall’esperienza complessiva è la natura profondamente cooperativa di For Honor: comportarsi da lupo solitario e caricare a testa bassa equivale a morte certa, così come lasciare in balia degli avversari un compagno d’arme vuol dire abbattere clamorosamente le chance di vittoria. D’altronde il gioco di squadra è premiato con il meccanismo di vendetta che regala boost interessanti proprio a chi si prodiga per la causa comune, resuscitando i compagni o difendendo in situazioni disperate di inferiorità numerica. Il risultato è un mix magnetico e coinvolgente che, pur non rinunciando mai alla brutalità e alla tecnica dei duelli fra i singoli giocatori, richiede una grandissima capacità tattica e di pianificazione degli assalti. Certo, l’esaltazione massima non può che essere raggiunta nel momento in cui, nel fragore della battaglia, ci si isola da tutto per sfidarsi contro un singolo avversario, ma la guerra all’arma bianca messa in scena da For Honor è molto di più di una serie di duelli inseriti in un contesto più grande.

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La guerra all’arma bianca messa in scena da For Honor è molto di più di una serie di duelli inseriti in un contesto più grande

Chiudo con un po’ di notazioni prettamente tecniche: ho effettuato la prova giocando su un PC – di cui ignoro la configurazione – a una risoluzione in 4K a 60 fps, senza accusare mai rallentamenti, godendomi una fluidità e una pulizia notevole. Graficamente il gioco si comporta bene anche dal punto di vista del colpo d’occhio, tanto che, a pochi metri da me, anche chi giocava su PS4 non poteva certo lamentarsi dell’esperienza estetica: segno che, a prescindere dall’ottimo lavoro svolto da Blue Byte che si è occupata specificamente della versione PC, l’AnvilNext engine che muove il tutto sembra davvero ottimo anche su console. La speranza, quindi, è che a un’impalcatura così solida e a un gameplay eccezionalmente divertente si accompagni anche un bilanciamento perfetto e una varietà di gioco in grado di soddisfare ogni palato, ma su questo siamo sicuri di poterci aspettare novità a breve. Nel frattempo, però, l’hype sta cominciando a salire prepotente.

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