Dragon Quest Builders: disponibile una demo in Europa e Nord America

Dragon Quest Builders

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Dragon Quest Builders – Provato

Non chiamatelo Minecraft, ci esortano i solerti amici giapponesi di Square Enix, ma per molti versi è impossibile non scorgere in Dragon Quest Builders le radici del gioco sandbox per eccellenza. Certo, il tutto è preso molto più blandamente, con un ritmo compassato e con una struttura più affine all’impostazione puffettosa e a tratti logorroica dei prodotti del Sol Levante, ma è inevitabile che la mente vada a Notch e al suo lavoro, almeno durante le prime due ore passate a fare cose. Alla ricerca di un parallelismo ancor più congruo, anche come approccio, forse conviene guardare a Portal Knights, anche se il titolo di Keen Games ha poco o nulla del tratto orientale che ci si aspetta da un gioco dove Akira Toriyama è il character designer.

DISTRUGGI E COSTRUISCI

Come ormai sanno anche i sassi, Dragon Quest Builders si posiziona sulla linea temporale del primo Dragon Quest, sfruttando quel finale parallelo dove i mostri vincono e a noi, unici eroi capaci di ricostruire, tocca l’improbo compito di riportare le cose belle nelle terre di Alefgard. Differentemente da Minecraft, la telecamera non è in prima persona, ma si posiziona in quella via di mezzo tra la terza persona e il volo d’uccello, comunque gestibile dal giocatore grazie a opportuni aggiustamenti per mezzo della levetta analogica destra. Al centro c’è sempre il nostro alter ego, impegnato a fare e a disfare.

dragon quest builders ps4 anteprima immagine

L’incipit è un vero e proprio tutorial mascherato da gameplay

Nelle prime ore di gioco ci viene chiesto di ricostruire una piccola cittadina. Per farlo non basta rompere cubetti di scenario e riposizionarli per ricomporre le mura, ma vanno assecondate le volontà dei primi due abitanti, i quali non lesinano richieste su richieste: costruiscimi una stanza per dormire, dammi una cucina dove possa preparare manicaretti utili a produrre buff, crea questo oggetto qui, recupera quella cosa là, e via di questo passo. Naturalmente, l’incipit è un vero e proprio tutorial mascherato da gameplay, e anche alla fine delle due ore di prova mi è rimasta l’impressione che ne servano almeno il doppio prima di aver appreso gli elementi base di Dragon Quest Builders.

Almeno per quanto mi riguarda, nell’economia di un titolo prettamente sandbox la comodità dell’interfaccia deve assurgere a elemento di attenzione principale da parte degli sviluppatori. In questo Dragon Quest Builders ha ancora qualcosina da sistemare, sebbene sia evidente già da ora il buon lavoro di adattamento a una periferica come il joypad, non proprio comoda quanto mouse e tastiera in questo genere di prodotti. L’HUD è discretamente organizzato e ospita nella parte bassa l’inventario da trasporto, mentre in alto trovano collocazione tutti gli indicatori del caso, dalla salute alla fame (eh sì… al nostro eroe tocca mangiare, ogni tanto), fino a una comoda bussola radar che ci indica la direzione della quest attiva e degli obiettivi sensibili. Qualche problema emerge al momento di dedicarsi al crafting o verificare le richieste di una missione se non si ha in prossimità il personaggio che ce l’ha assegnata, visto che tocca spesso fare sfoggio di buona memoria o navigare in una babele di menu e sottomenu organizzati secondo una logica tipica da J-RPG che, almeno a tratti, appare poco adatta a un prodotto come Dragon Quest Builders.

COSTRUIRE UN MONDO NUOVO

E insomma, non posso dire di non aver trovato estremamente positiva l’esperienza vissuta con l’incipit di Dragon Quest Builders, almeno nella sua incarnazione PS4. Il titolo di Square Enix non spara certo nel mucchio: a ben vedere, anzi, la problematica maggiore che si troverà ad affrontare al momento dell’uscita sarà riuscire ad abbracciare un target ben definito, che tuttavia, al netto delle due ore di gioco scarse, non saprei davvero come identificare. Ho pensato ai miei figli, che tanto si divertono con Minecraft e che potrebbero trovare ancora più stimolante l’imprinting a suon di quest e puccettosità assortita che tratteggia l’essenza stessa di Dragon Quest Builders, ma resta sul fondo la questione del background e del lore, apprezzabile probabilmente solo da chi è uso frequentare le lande della serie principale. Guardando le cose sotto un diverso punto di osservazione si potrebbe dire che l’approccio rilassato alla costruzione, alla gestione delle cose, all’esplorazione e perfino al combattimento potrebbe attrarre un pubblico eterogeneo e voglioso di mettersi alla prova con qualcosa di diverso, almeno se si guarda al panorama dei videogiochi su console, dove i titoli di questo genere latitano. A trainare le speranze di Square Enix c’è il buon successo ottenuto in Giappone, dove Dragon Quest Builders è uscito a inizio anno e ha venduto più che bene, riuscendo perfino a risvegliare una console “morta” come PS Vita. Per sapere come andranno le cose da noi toccherà aspettare il 14 ottobre prossimo.

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