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Gwent

PC PS4 Xbox One

Gwent – Provato

Dopo la prova alla Gamescom, in quella sala piena di testosterone in cui io e il buon Todeschini abbiamo stracciato i nostri avversari con estrema arroganza, non vedevo l’ora di puntare nuovamente gli occhi sulla plancia di gioco del Gwent. D’altronde, come vi avevo già raccontato, sono un maniaco del Gwent, e nel corso delle mie avventure con Geralt sono rimasto ammaliato dal meta-gioco, sicuramente semplice e sbilanciato, ma ugualmente divertente. Le novità viste durante la prova ad agosto erano legate ai ritmi di gioco più compassati, che in parte sacrificavano l’immediatezza delle partite a favore di una maggiore profondità, necessaria per andare oltre alla “sciatteria” che animava i livelli avanzati dell’incarnazione precedente del gioco.

UN INVITO PER POCHI

È stato quindi un piacere poter partecipare alla closed beta del titolo, testando in anteprima moltissimi dei meccanismi che poi saranno le basi del titolo finale. Questa versione, che non permette ancora l’accesso alla modalità single player (che per me sarà una gran figata, segnatevelo, ci scommetto dei soldi) è comunque decisamente “croccante”.

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la grande novità è legata al poter scegliere la carta epica, rara o leggendaria tra una rosa di tre possibilità

L’attuale versione permette di affrontare avversari online con un sistema di matchmaking, di duellare con i propri amici, di accedere al deck builder (nel quale mettere a punto tattiche spietate) e di testare il sistema di crafting, che ricorda quello di Hearthstone. In effetti, molti degli aspetti che caratterizzano Gwent sembrano ereditati dal cavallo di razza di Blizzard. Tanto per dirne una, è presente uno store in-game che permette di acquistare pacchetti di carte al costo di moneta sonante o di valuta di gioco, e c’è la possibilità di distruggere le carte doppione o inutilizzate per collezionare materie prime e generarne delle nuove. Dal punto di vista dello “spacchettamento”, la grande novità è legata al poter scegliere la carta epica, rara o leggendaria tra una rosa di tre possibilità in ogni bustina aperta, con il grande vantaggio di scongiurare inutili doppioni e avere voce in capitolo nella casualità dell’evento.

Una volta costruito il mazzo di gioco e scesi sul campo di battaglia ci si rende conto di come molti dei ritmi del vecchio titolo si siano modificati per adattarsi a nuove regole. Da questo punto di vista, gli sconvolgimenti più grandi arrivano dal rifornimento costante di carte durante i turni. Una delle tattiche più abusate in Gwent consisteva nel costringere l’avversario a esaurire la propria mano, in modo che fosse costretto a subire ferocemente tutte le offensive nei turni successivi. Ora, invece, le nuove regole prevedono di pescare due carte al secondo turno e una aggiuntiva nell’ultima fase della partita, rimpinguando in maniera consistente il pool a cui attingere. Allo stesso modo, la volontà di limitare le carte prive di abilità speciali si traduce in ritmi più blandi e strategie più complesse, ancora profondamente legate alla “tematica” del mazzo. Il “Regno del Nord” è ancora dedito al potenziamento delle truppe, specialmente quelle oro; i “Mostri”, comandati da Eredin, il leader della Caccia Selvaggia, godono di tattiche d’attacco massiccio basato sulla forza dei numeri; gli “Scoia’tael”, gli elfi ribelli, hanno abilità complesse e raffinate che rendono la loro fazione la meno immediata ma anche la più soddisfacente da giocare; infine, i guerrieri delle “Isole Skellige” colpiscono duro senza tanti complimenti.

IN GUARDIA!

La nuova plancia di gioco, ridisegnata per l’occasione, tiene sempre in primo piano tutte le statistiche e i numeri utili per farsi un’idea chiara delle sorti della partita. Il tutto arricchito da colori e animazioni appropriate. A tal proposito, la vividezza delle carte più rare aggiunge un tocco extra all’intero impianto, come se il campo da gioco non fosse un tabellone statico, ma una vera battaglia in corso.

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la volontà di limitare le carte prive di abilità speciali si traduce in ritmi più blandi e strategie più complesse

In fin dei conti, stando alle volontà di CD Projekt RED, in questo nuovo titolo il Gwent viene pensato proprio come un battle system. Le fasi della partita si alternano come imparato nella versione contenuta in The Witcher 3 e, da questo punto di vista, chi ha imparato a giocare nel corso delle avventure dello Strigo avrà di sicuro una marcia in più nella gestione dei turni. Alla fine del duello è possibile omaggiare l’avversario con un segnalino “good game”, una medaglia al merito che assicura al rivale un piccolissimo bonus ricompensa. A seconda che si sia o meno portata a casa la vittoria, si incrementa il livello del personaggio, e si fa scorta di materiale per la creazione delle carte e di valuta di gioco per assicurarsi altri pacchetti.

Gwent, insomma, si riconferma il titolo valido e divertente che era sin dalla sua genesi. Questa nuova versione, sicuramente più sofisticata, baratta un po’ dell’immediatezza che aveva caratterizzato il gioco di carte embrionale contenuto in The Witcher 3, ma con un risultato che vale sicuramente l’azzardo. Manca, ovviamente, parte dei contenuti, ancora preclusi in questa Beta, ma la prova ha evidenziato enormi potenzialità che sicuramente gli permetteranno di ritagliarsi uno spazio ben definito nel cuore degli amanti del genere.

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