Resident Evil 7 Biohazard immagine PC PS4 Xbox One 08

Resident Evil 7: Biohazard

PC PS4 Xbox One

Resident Evil 7: Biohazard – Provato

Sollecitato da un mai domo Ivan Conte, ho passato una mattinata in compagnia della famiglia Baker, deliziosi braccianti della Louisiana dai gusti culinari alquanto sopra le righe. Scherzi a parte, ho accolto la possibilità di mettere le mani su un codice avanzato di Resident Evil 7: Biohazard con notevole entusiasmo, dopo aver passato al setaccio ogni centimetro quadrato della spettrale abitazione nell’ormai celebre demo Beginning Hour (arrivata di recente anche su Xbox One, mentre nei prossimi giorni dovrebbe materializzarsi su PC tramite Steam).

BACK TO THE BASICS

C’è molto che mi intriga in questo settimo capitolo di una delle saghe più prolifiche della storia dei videogiochi. Tanto per cominciare, sono oltremodo entusiasta di questo totale cambio di direzione, sia in termini di gameplay che puramente estetici. Serviva come l’acqua nel deserto una nettissima inversione di rotta, che voltasse le spalle allo stile sempre più fracassone e “ignorante” al quale Capcom aveva deciso di allinearsi, nel tentativo di ingraziarsi un pubblico quanto più trasversale possibile.

Resident Evil 7 Biohazard immagine PC PS4 Xbox One 13Un nettissimo ritorno alle origini, dunque, dove la tensione si taglia letteralmente con il coltello (uno particolarmente affilato) e la sensazione di essere perennemente braccati da qualcuno (o da qualcosa) è la costante che ci accompagna ad ogni passo. Nonostante tutto, ho letto diversi commenti negativi per questa svolta survival, ma del resto anche ai tempi di Resident Evil 4 ci furono molte critiche e alcuni si sentirono persino traditi. I cambiamenti radicali, il più delle volte, non piacciono, ma non di rado rappresentano l’unico vero sistema per evitare lo stagnamento.

Resident Evil 7: Biohazard è un ritorno alle origini, dove la tensione si taglia con il coltello e la sensazione di essere braccati è la costante che ci accompagna

Addio quindi alla terza persona, alle tonnellate di proiettili, ai mostri sempre più grossi e, soprattutto, alle sequenze d’intermezzo esagerate in puro stile Paul W. S. Anderson. In Resident Evil 7 è il minimalismo a regnare: mentre si avanza in questa tetra magione, osservandone i sinistri contorni attraverso gli occhi del protagonista, l’inquietudine ti prende letteralmente alla gola. Ogni rumore ti fa salire un brivido lungo la schiena, con la consapevolezza di non avere il controllo di uno dei tanti eroi che hanno caratterizzato la serie, ma di un uomo qualunque, rapito da un gruppo di pazzi furibondi che ama le cene a base di frattaglie umane.

La fragilità del nostro Ethan emerge in tutto il suo preponderante realismo praticamente in ogni scontro, che sia con una qualche disgustosa creatura o un componente della famiglia Baker. Bastano pochi colpi diretti per capitolare male e, oltretutto, non esiste il concetto di energia che si rigenera con il passare del tempo. Certo, è possibile curarsi, ma i rimedi sono scarsi e occorre centellinarli in preparazione a momenti più difficili. Manco a dirlo, le munizioni sono più rare di un parcheggio a Milano il sabato sera e i nemici sembrano incassare maledettamente bene. Chiude il cerchio un inventario ridotto, suddiviso in blocchi come nei più classici episodi della serie, che ci obbliga quindi a fare delle scelte oculate su cosa portarci dietro. Un dettaglio vecchia scuola che si riflette nelle save room, dove sarà possibile sfruttare un baule per archiviare gli oggetti meno utili. Per fortuna però, al contrario di Alien: Isolation, non mancano i checkpoint, ma questo non significa certo che il gioco sia semplice; il livello di difficoltà, infatti, è mediamente elevato e non lascia adito a troppi tentennamenti. Tanto per essere chiari, farsi prendere dal panico è la via più veloce per finire nella pentola dei Baker.

NOT ALONE IN THE DARK

Insomma ci troviamo proprio al cospetto di un survival horror con tutti i crismi, a cui sono stati aggiunti gli elementi distintivi dei primi Resident Evil, in particolare la ricerca di alcune chiavi e altri oggetti necessari per aprire determinati passaggi.

Resident Evil 7 Biohazard immagine PC PS4 Xbox One 02

Resident Evil 7 concilia il modello survival a un contesto da film horror

Non posso scendere in troppi dettagli, poiché Capcom ha posto delle restrizioni molto severe su quello che posso dirvi, ma sappiate che l’esplorazione della casa e la soluzione di alcuni enigmi rappresentano le fondamenta di una parte consistente del gameplay. Per fortuna, però, non saremo del tutto soli, dato che un misterioso interlocutore telefonico si farà sentire di tanto in tanto, svelandoci dettagli e retroscena utili alla nostra sopravvivenza. Idem per le videocassette, di fatto delle sequenze opzionali che possono aiutarci a comprendere meglio certe dinamiche familiari, diciamo così (scusatemi, ma ho firmato un NDA con il sangue, cercate di capire).

Una cosa è certa, Resident Evil 7 sembra proprio incorporare tutte quelle caratteristiche che funzionano alla grande in questo genere di produzioni, conciliando il modello survival a un contesto da film horror che fa il verso ai grandi classici del passato, come Non aprite quella porta, Le colline hanno gli occhi e La casa dei 1000 corpi. Non per questo però sembra tradire il filone principale, reinterpretandolo con un piglio che non sarà innovativo di per sé, ma che in questo contesto riesce a convincere forse anche più di tanti suoi esimi colleghi. Preparatevi, perché il 2017 potrebbe iniziare col botto (spero non al cuore…).

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