Gods of Egypt - Recensione


Egitto. Osiride decide di lasciare il trono a suo figlio Horus. Durante la cerimonia di incoronazione, entrambi vengono attaccati da Seth che, uccidendo Osiride e accecando Horus per poi mandarlo in esilio, si erge a dittatore su tutto il popolo egizio. Anni dopo un giovane ladro di nome Bek decide di andare alla ricerca del dio scomparso, allo scopo di far cadere il regno di terrore di Seth. Questa la premessa, nemmeno tanto originale, di Gods of Egypt, partorito dalla mente di Alex Proyas, il visionario regista che ha firmato pellicole come Il Corvo e Io, Robot.

Proyas cambia radicalmente il modo di vedere e pensare l’antico Egitto: le divinità hanno sembianze umane (solo poco più alte della media), si fanno adorare dal popolo, hanno materia cerebrale di color blu e, al posto del sangue, nelle loro vene scorre l’oro; come se non bastasse, se devono scendere a menare le mani possono richiamare una doratissima armatura robotica. Insomma, siamo di fronte a una sorta di Transformers in versione peplum.

Purtroppo a Gods of Egypt (una pellicola costata ben 140 milioni di dollari, mica bruscolini) manca l’iconoclastia nell’affrontare ogni immagine che ci viene proposta: il protagonista Bek, per dire, cerca forzatamente di risultare simpatico, provocando la reazione contraria. La macchina narrativa avanza con fatica e tutti i protagonisti rispondono a domande che nessuno ha posto, atte soltanto ad arrivare, stremati mentalmente, alla fine della storia. Inutile poi nascondere la disastrosa resa visiva e delle scene in computer grafica, con le animazioni di mostri e armature che sfociano sovente nel grottesco.

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Il flop pronosticato è diventato realtà

Il primo pensiero che passa nella testa dello spettatore è che il film abbia avuto una realizzazione frettolosa; tuttavia, proseguendo con la visione risulta evidente come il vero problema non sia tanto questo, piuttosto la poca cura con cui tutti i riparti produttivi hanno lavorato. La crisi non tocca soltanto la regia, la sceneggiatura o la fotografia, ma si scaglia senza pietà anche sul cast, laddove, nonostante diversi nomi interessanti, nessuno riesce a cavare nulla di buono. Neanche un attore come Geoffrey Rush riesce a contestualizzare il suo personaggio, Ra, che vive su un’astronave spaziale poco fuori dall’orbita terrestre (?), mentre l’Horus di Nikolaj Coster-Waldau (il Jaime Lannister di Games of Thrones) è colpevolmente fuori ruolo, goffo nelle movenze e incapace a ‘recitare’ nelle azioni di combattimento, problema che si poteva tranquillamente ovviare inizialmente attraverso opportuni movimenti di camera e poi in sede di montaggio. Un film come The Bourne Identity usò questa tecnica base per coprire la poca familiarità, in fase di riprese, di Matt Damon con il combattimento corpo a corpo. Perché non farlo anche qui?

Nonostante il risultato assolutamente sconclusionato, va rimarcata la sfrontatezza con cui un regista come Alex Proyas, tra notevoli intuizioni e difficoltà produttive, sia riuscito a portare a termine un film del genere. Il flop pronosticato è diventato realtà, la critica l’ha massacrato e il box office piange miseria (fino a ora sono 30 i milioni incassati, a fronte dei 140 spesi). Peccato: con più calma e un team produttivo all’altezza, Gods of Egypt sarebbe potuto diventare il primo episodio di un franchise di successo, ma tant’è.

VOTO 4

gods of egyptGenere: avventura, fantastico
Publisher: 01 Distribution
Regia: Alex Proyas
Colonna sonora: Marco Beltrami
Interpreti: Nikolaj Coster-Waldau, Gerard Butler, Brenton Thwaites, Geoffrey Rush
Durata: 127 minuti

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