Kung Fu Panda 3 - Recensione


Vorrei aprire questa recensione di Kung Fu Panda 3 con una considerazione più generale. DreamWorks è ormai sul mercato del cinema da parecchio tempo; tuttavia, gli anni di lavoro spesi a spremere le proprie serie più celebri (Shrek è un esempio lampante di questo) stanno restituendo risultati apprezzabili soltanto ultimamente. Sarà forse per questo che lo studio fondato da Steven Spielberg (ma non solo) sta accelerando in questa direzione, ponendo tutta l’attenzione del caso al momento di partorire sequel validi almeno quanto le opere prime. Che poi è quanto ad esempio successo con il franchise di Dragon Trainer, laddove il primo capitolo era partito in sordina, salvo poi diventare un cult nel giro di poche settimane, così da giustificare anni dopo l’uscita di un seguito diretto, che non mi vergogno a considerare personalmente un vero capolavoro di tecnica e narrazione. Kung Fu Panda è una serie che è parte in gioco in tutto questo: dopo i primi due ottimi film, incentrati sulla narrazione del diverso e sul continuare a perseverare e credere in se stessi, era lecito aspettarsi qualcosa di veramente brillante in questo terzo capitolo, che giunge nelle sale cinematografiche dopo anni di estenuante lavorazione. Diciamo subito che Kung Fu Panda 3 ha il pregio di affrontare temi moderni, quali il rapporto di Po con i suoi due padri (uno biologico, l’altro adottivo), ma anche il difetto di accompagnarli con una realizzazione narrativa che lascia un po’ a desiderare.

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Kung Fu Panda 3 è un prodotto pensato per un certo tipo di spettatore

Una nuova minaccia incombe sul villaggio e il tenerissimo panda Po dovrà svestire gli abiti di allievo e diventare un maestro per insegnare il Kung Fu a tutti gli abitanti. Al solito la giostra di eventi che si innesca porta a situazioni piacevoli, a gag divertenti e a momenti di riflessione, ma tutto rimane così puntellato e accennato con timidezza che a tratti si ha la percezione di trovarsi di fronte a un lavoro incompiuto ,che sfocia in una inesorabile resa dei conti finale non all’altezza del resto e che chiude il film quasi più per necessità, che come conseguenza di una struttura narrativa logica.

Detto questo va sottolineato che Kung Fu Panda 3, come i suoi predecessori, è di base un prodotto pensato per un certo tipo di spettatore; un fatto, questo, che DreamWorks non ha mai pensato di nascondere. Se a oggi Dragon Trainer rappresenta la parte più coraggiosa e adulta dello studio, Kung Fu Panda è quella più scanzonata, leggera e libertina, il cui unico scopo è divertire i più piccoli. Più che una delusione, quindi, Kung Fu Panda 3 è una dichiarazione d’intenti: se affrontato con questa consapevolezza diventa facile passare sopra i difetti e prendersi 90 minuti di assoluto divertimento, fatto di arti marziali, tenerezza e colori su schermo. Nota di merito finale per il “nostro” Alessandro Carloni, regista e sceneggiatore italiano che da più di dieci anni lavora in DreamWorks: con Kung Fu Panda 3 firma la sua prima regia, dopo aver già sceneggiato sia i due Dragon Trainer già passati nei cinema, sia il terzo capitolo, che arriverà sul grande schermo nel 2018.

VOTO 7.5

kung fu panda 3 recensione cinemaGenere: animazione, commedia, avventura
Publisher: 20th Century Fox
Regia: Alessandro Carloni, Jennifer Yuh
Colonna sonora: Hans Zimmer, John Powell
Interpreti: Jack Black (Fabio Volo nella versione italiana), Angelina Jolie, Bryan Cranston, Dustin Hoffman, Seth Rogen
Durata: 95 minuti

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