Il Libro della Giungla - Recensione


C’è davvero ancora qualcuno che non conosce la trama de Il Libro della Giungla? Scrivo giusto poche righe per chi, fino a ieri, viveva su Marte. Mowgli è un cucciolo d’uomo allevato da una famiglia di lupi. Quando la tigre Shere Khan minaccia di uccidere il piccolo, perché destinato a diventare ”uomo” e quindi un pericolo per l’equilibrio animale, il giovane protagonista inizia la sua fuga nella giungla in compagnia di improbabili compagni come la pantera Bagheera e l’orso Baloo. Dopo Cenerentola dello scorso anno, Disney rielabora un altro vecchio classico in chiave live action; il racconto è comunque sempre tratto dall’omonimo romanzo per ragazzi firmato da Rudyard Kipling, scritto ormai più di cento anni fa.

Il citato live action si regge sull’interpretazione del giovanissimo Neel Sethi nel ruolo di Mowgli, mentre location e animali sono rispettivamente green screen e realizzazioni in computer grafica. La natura complessa dell’opera aveva bisogno di una mano sapiente: in cabina di regia troviamo quindi Jon Favreau (Iron Man, Cowboy & Aliens) che riesce a mescolare con grazia ogni elemento del film.

Come già visto in altre pellicole (vedi TRON: Legacy), la sceneggiatura viene consapevolmente tagliata, privilegiando il comparto audiovisivo, così da comunicare in immagini ciò che è inesprimibile a parole. Potremmo sentirci a disagio durante la proiezione di un film che è realizzato per il 90% in computer grafica, ma proprio in questo è insita la potenza della pellicola: l’immersione avviene difatti in una giungla dal variegato taglio fotografico e che appare divisa in settori, ognuno con le proprie caratteristiche ambientali. L’incontro con Baloo, pieno di luce e colore, costituisce uno dei momenti più divertenti, mentre il pericoloso pitone Kaa impatta sullo schermo grazie a tonalità cupe e grigie, in grado di lasciare un retrogusto di cenere nell’aria e nella bocca.

Questa nuova versione de Il Libro della Giungla è un compromesso che fatica a decollare: le prime parti sono troppo didascaliche, la chiusura del film è invece una sorta di narrazione a compartimenti stagni. Inizio, incontro, risoluzione, saluti, altro incontro, risoluzione e, ancora, saluti attivano un meccanismo ripetitivo, concepito affinché lo spettatore possa agevolmente capire le “leggi della giungla”. Fortunatamente, nella seconda parte l’avventura ingrana e si lascia seguire con rinnovato interesse, mentre il ritmo si fa incalzante.

Non aspettatevi comunque di trovarvi di fronte a elementi originali o colpi di scena spiazzanti; la storia è quella che conosciamo dal libro o dal classico Disney del 1967. È altresì palese l’intento duplice della proiezione: sottolineare l’importanza dell’equilibrio uomo-natura e scaldare il cuore con qualche scena ben mirata, tanto che è facile uscire dal cinema fischiettando “Lo stretto indispensabile” (motivetto ben noto anche sul Pianeta Rosso!).

Ah.. segnalo, infine, il ritorno di Giancarlo Magalli in cabina di doppiaggio dopo il riuscitissimo dubbing di Filottete in Hercules. Imperdibile.

VOTO 7

il libro della giungla recensioneGenere: avventura, fantastico
Publisher: Disney
Regia: Jon Favreau
Colonna Sonora: John Debney
Interpreti (doppiatori nella versione italiana): Toni Servillo, Giancarlo Magalli, Neri Marcorè, Alessandro Rossi, Valeria Mezzogiorno
Durata: 96 minuti

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