Lui è Tornato - Recensione


Bestseller mondiale nella sua forma letteraria, Lui è Tornato è il romanzo del tedesco Timur Vermes in cui si racconta il ritorno in patria di un redivivo Adolf Hitler. Da noi è arrivato al cinema solo per tre giorni alla fine di aprile, ed è disponibile da qualche settimana sulla piattaforma di Netflix, doppiato in lingua nostrana. Una formula particolare per una distribuzione altrettanto anomala, specialmente per quello che è un campione di vendite, in cima alle classifiche dei romanzi più venduti per settimane. La scelta di mettere in mano l’opera a una produzione non troppo grande si rispecchia in tante scelte, estetiche e non, che caratterizzano il film tanto dal punto di vista tecnico quanto a livello di scrittura.

In fin dei conti la trama è semplice: Adolf Hitler compare nella Germania attuale, quella in cui si fa i conti con i problemi della crisi economica, dell’immigrazione incontrollata, della presenza straniera sempre più pressante. Insomma, tutti i problemi che si leggono quotidianamente sulle pagine dei giornali. Il ritorno del Führer viene sfruttato da una emittente televisiva senza tanti scrupoli per tirare in piedi un baraccone di trasmissione in cui Hitler si scaglia tanto contro gli storici nemici della sua ideologia, quanto contro l’intrattenimento moderno, colpevole secondo lui di addormentare le menti delle persone. Ma il mondo con cui Hitler deve combattere è anche quello degli emuli, più o meno incarogniti, che pensano di portare avanti la sua follia razzista. In fin dei conti, Lui è Tornato è un modo come un altro per dire che Hitler non se n’è mai andato, ma è una parte fondamentale della storia tedesca. Un fantasma del passato con cui si dovrà convivere per sempre.

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Il film non riesce a colpire con forza nessun bersaglio

Al di là delle premesse interessanti, il film è solo parzialmente riuscito. Il tono da commedia lo trasforma in una vera e propria macchietta, spegnendo l’incendio di ironia e sfrontatezza con cui dovrebbe convivere un’idea del genere. Nonostante gli intenti provocatori, difatti, il film non riesce a colpire con forza nessun bersaglio, e ci si limita a battutine poco convincenti e a frecciatine poco incisive. Inoltre la narrazione è disordinata, spezzettata e interrotta da finte interviste ad alcuni cittadini tedeschi che, anziché denunciare il passato, si dimostrano pericolosamente nostalgici. Sì, c’è spazio anche per qualche savio, ma la maggioranza degli intervistati danno l’impressione di non essere così lontani da quello che Hannah Arendt chiamava “banalità del male”.

Pur senza scomodare un gigante della filosofia come la Arendt su un argomento così complesso (e forse è proprio questo rispetto e questa gravità a mancare a Lui è Tornato), il film non funziona nemmeno a livello produttivo, reo di una realizzazione tecnica approssimativa, che rimanda piuttosto a un prodotto televisivo e macchiettistico, anziché sociologico. Si sgonfia in fretta e, nelle due ore della pellicola (un mucchio di tempo quando hai finito le cartucce nei primi venti minuti) annoia piuttosto che indignare. Peccato, i presupposti c’erano, ma la punta deve essere affilata se vuoi davvero affondare la lama nei problemi dell’attualità in modo satirico.

VOTO:5

Lui_è_tornatoGenere: satirico, commedia
Publisher: Nexo Digital
Regia: David Wnendt
Colonna sonora: Enis Rotthoff
Interpreti: Oliver Masucci, Fabian Busch, Katja Riemann
Durata: 116 minuti

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