10 Cloverfield Lane - Recensione


Dall’annuncio fino all’uscita, la storia di 10 Cloverfield Lane è stata l’ennesimo colpo di genio di quella testa matta e geniale di J.J.Abrams. Col primo film, in veste di produttore, era riuscito in una missione impossibile nell’epoca di internet: mantenere un segreto. Eh già, perché Cloverfield arrivò in sala senza che nessuno conoscesse l’aspetto del mostro che avrebbe devastato New York. Questa particolarità aveva contribuito ad alimentare le aspettative dello spettatore, giungendo a creare nell’immaginario una creatura ancora più spaventosa di quanto non fosse nel risultato finale. Abrams conosce bene il valore del non detto (basti pensare al modo in cui ha gestito Episodio VII di Star Wars, centellinando le informazioni) e ha sfruttato questo meccanismo per costruire un film sulla paura del non visto, dell’ignoto, dell’inaspettato.

Questa volta, con un film a basso budget annunciato e lanciato nel giro di qualche mese, la trappola è nel titolo, nei rimandi visivi di un trailer dal sapore completamente diverso rispetto all’altro film del brand, ma che chiaramente fa l’occhiolino a chi si aspettava il mostro, la cospirazione governativa. Ma è davvero così? Come sono collegati i due film? Non sarò di certo io a dirvelo. Quello che è sicuro è che Abrams, anche qui produttore di questo bel popcorn movie diretto da Dan Trachtenberg, mi ha costretto ad andare al cinema, super curioso a proposito di tutto il contorno. E ha vinto la scommessa, ancora una volta.

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10 Cloverfield Lane è costruito alla grande

È bene arrivare in sala conoscendo il meno possibile a proposito di 10 Cloverfield Lane. Quel che c’è da sapere è che il brand Cloverfield sembra rappresentare una sorta di rinascita della fantascienza episodica, come quella che fu propria di Ai Confini della Realtà. Il tutto si basa su “what if” molto forti, collegati da particolari ben precisi. Se il film del 2008 partiva dalla premessa: “Cosa succederebbe se un mostro gigante attaccasse New York?”, questa volta il quesito a cui rispondere è: “Cosa succederebbe se una ragazza venisse rinchiusa in un bunker da un uomo che è certo sia arrivata l’apocalisse?”. Ora come allora, il contesto sovrannaturale è sfondo di una vicenda sociologica, incentrata sulla narrazione di una crescita personale, ancora più intima del leitmotiv del primo Cloverfield (il rapporto d’amore tra i protagonisti), che si concede anche una sfumatura non banale sul ruolo femminile fuori e dentro la finzione filmica.

10 Cloverfield Lane è costruito alla grande: partendo dalla paranoia — ormai mondiale, non più tipicamente americana — per gli attacchi terroristici, si costruisce un thriller ben riuscito, in cui la tensione è dosata per mantenere sempre lo spettatore sul chi vive, grazie a plot twist inattesi e riusciti. Si eccede? Sì, e l’equilibrio vacilla pericolosamente, in special modo nel finale che sembra contrapposto a una sceneggiatura più misurata e che, nonostante sia la parte più propriamente fantascientifica, arriva a togliere punti al resto della produzione. In ogni caso, considerato che i due film del brand sono ottimo intrattenimento di fantascienza (in un periodo in cui il genere è in fin di vita) che ricorda i fasti della Twilight Zone, non si può che essere felici del risultato e premiarlo con un bel voto.

VOTO:7.5

10-cloverfield-lane-recensione cinema locandinaGenere: thriller, fantascienza
Publisher: Universal Pictures
Regia: Dan Trachtenberg
Colonna sonora: Bear McCreary
Interpreti: Mary Elizabeth Winstead, John Goodman, John Gallagher Jr.
Durata: 103 minuti

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