The Boy - Recensione


L’incipit di The Boy racconta di come Greta, giovane americana in fuga da un ex fidanzato violento – interpretata da Lauren Cohan, divenuta popolare per il ruolo di Maggie in The Walking Dead – accetti un lavoro di tata presso un’anziana famiglia, in Inghilterra. Arrivata nella sontuosa villa, la giovane si accorge che il bambino Brahms, a cui dovrà badare, non è altro che un bambolotto. La reazione incredula di Greta si completa (e peggiora) quando i due “genitori” gli consegnano delle regole che dovrà rispettare, come preparargli la cena, vestirlo o raccontargli la favola della buonanotte, mentre loro saranno lontani dalla magione. Inutile dire che lo scetticismo di Greta la porterà a trascurare tali regole ed accorgersi che strani e sinistri eventi si verificano in quelle quattro mura.

Non mi sarei meravigliato se, durante i titoli di coda, avessi scoperto che la storia di The Boy fosse stata tratta da un possibile romanzo, perché la natura narrativa del film sembra avvicinarsi molto a una fiaba gotica di fine ‘800 (qualcosa à la Edgar Allan Poe, per intenderci), nonostante il film sia ambientato ai giorni nostri. Oltre a lavorare sulle curve e sulla bellezza della Cohan, sono le premesse narrative quelle che risultano le più convincenti: stupisce principalmente il passaggio dal totale scetticismo a un servilismo maniacale verso il bambolotto, sviluppato non tanto dalla paura di una possibile reazione alla trasgressione di una regola, ma da un affetto morboso verso lo stesso. Come accade al personaggio di Malcolm, il fattorino locale, osserviamo spiazzati i comportamenti curati e precisi di Greta verso il bambolotto. Come lei, anche noi abbiamo bisogno di credere fortemente che ci sia vita in Brahms, altrimenti sarebbe difficile trovare una motivazione plausibile a tutti gli strani eventi che si succedono nella villa.

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Sono le premesse narrative quelle che risultano le più convincenti

L’uso delle bambole, in special modo nel genere horror, restituisce sempre un effetto terrificante e di tensione. Perdersi nel viso immobile di Brahms porta a un totale senso di inquietudine: il regista William Brent Bell, non nuovo al genere, ha lavorato tantissimo su questo aspetto, condensando il tutto con un ottimo uso delle atmosfere. D’altronde, negli horror anche le ville hanno sempre una propria vita e un lato sinistro.

I problemi di The Boy, semmai, si palesano nel finale: il colpo di scena a risoluzione di tutta la trama, oltre ad essere poco credibile, stravolge e porta necessariamente a ripensare e rivedere ogni evento precedente, snaturando quanto costruito fino a quel momento. Se le premesse del film erano tutte sull’incertezza della natura della bambola, la conclusione della vicenda, per quanto articolata, porta tutto su un altro piano narrativo, proiettando The Boy verso un altro tipo di film, differente da quello che si stava vedendo fino a quel momento.

In conclusione, se siete in cerca di un horror puro nel genere, The Boy si avvicina pochissimo agli standard. È quasi più un horror che a un dato momento vira verso il thriller, per poi mutare ulteriormente forma in qualcosa di indecifrabile. Forse, se avesse mantenuto gli standard narrativi della premessa, l’opera di William Brent Bell sarebbe apparsa nel suo insieme molto più convincente.

VOTO:6

the boy recensione cinemaGenere: thriller, horror
Publisher: Eagle Pictures
Regia: William Brent Bell
Colonna sonora: Bear McCreary
Interpreti: Lauren Cohan, Rupert Evans, Jim Norton
Durata: 97 minuti

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