Alice Attraverso lo Specchio – Recensione


Alice, ormai cresciuta, è diventata il capitano della nave del padre, vascello che sta per perdere a causa di seri e diversi problemi economici. La sua capacità di credere nell’impossibile le conferisce, tuttavia, la sfrontatezza necessaria e le giuste motivazioni per affrontare gli ostacoli della vita. Tutto procede normalmente, assecondando una banale quotidianità, fin quando il Brucaliffo richiama Alice nel Sottomondo: il Cappellaio Matto è depresso e rischia di morire. Solo la protagonista può aiutarlo viaggiando indietro nel tempo al fine di salvare la famiglia del Cappellaio da un’apparente morte.

La natura confusionaria del film si evince già dalle premesse assolutamente prive di logica propria. Alice Attraverso lo Specchio, sequel del fortunato Alice in Wonderland a firma Tim Burton, è una dichiarazione d’intenti: croce e delizia del primo capitolo, si rivela visivamente interessante, ma assolutamente inutile. Questo secondo episodio, che vede in cabina di regia James Bobin, spostando Burton nel ruolo di produttore, dimostra la non necessità di creare un siffatto sequel. L’unico motivo produttivo apparente è difatti legato alla creazione dell’ennesimo merchandising attorno al film, pratica in cui Disney è maestra. Bobin prende in eredità il Sottomondo “vivo e con personalità”, creato da Burton, e lo modella alle sue esigenze legate ai viaggi nel tempo, ma tutto il film non ha il mordente necessario per essere narrato con interesse.

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I twist narrativi sono deboli, la sceneggiatura assente e al limite dell’infantile

Il viaggio nel tempo è un espediente ben noto, accompagnato da canonici pregi e difetti. I twist narrativi sono qui deboli, la sceneggiatura assente e al limite dell’infantile. Alice attraverso lo specchio è un collage di scene appiccicate a viva forza che si nutrono del classico rapporto causa-effetto. Un piccolo disastro che pecca anche di inventiva: la macchina del tempo è praticamente identica a quella usata da Guy Pearce nel film The Time Machine del 2002! Anche il richiamo all’omonimo romanzo di Lewis Carroll è futile, dato che la storia narrata si scosta in maniera netta da quella cartacea, nonostante qualche piccolo riferimento o easter egg assolutamente inutile al fine qualitativo.

In questo minestrone insipido c’è tuttavia qualcosa di buono: Sacha Baron Cohen, interprete del Tempo, è decisamente riuscito e intrigante, e le parti incentrate sulla sua figura rappresentano, non a caso, il punto di forza del film. Il personaggio è esteticamente bello da vedere, simpatico e cattivo allo stesso tempo ostenta un tocco di cinismo che lo rende memorabile.

Vorrei spendere ancora due parole in merito al viaggio temporale: l’accostamento con la figura del mare in tempesta è interessante e tutta la seconda parte del film risulta, grazie a questo, incalzante e pregna del giusto pathos. Quest’ultima considerazione non salva comunque Alice Attraverso lo Specchio che, già dalle premesse, si presenta pretenzioso e, mai avrei pensato di doverlo dire, realizzato male tecnicamente. Ribadisco: c’è da chiedersi se ci fosse veramente bisogno di un film del genere e se la pellicola non sia stata realizzata solo per sciacallaggio nei confronti del compianto Alan Rickman, eccellente doppiatore del Brucaliffo, a cui il film non può che essere dedicato.

VOTO 5

alice attraverso lo specchio recensione cinemaPublisher: Disney
Regia: James Bobin
Colonna Sonora: Danny Elfman
Intepreti: Mia Wasikowska, Johnny Depp, Anne Hathaway, Sacha Baron Cohen, Helena Bonham Carter
Durata: 113 minuti

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