Tartarughe Ninja - Fuori dall'ombra - Recensione

Il nuovo film delle tartarughe ninja è sempre prodotto da Michael Bay, ma il timone della regia passa da Jonathan Liebesman alle mani di Dave Green, noto precedentemente per… beh, a dire il vero non molto noto, visto che vanta dalla sua solo un altro lungometraggio, Earth to Echo, storia di fantascienza di scarso successo in qualche modo reminiscente di E.T..

All’inizio dell’avventura Leonardo e fratelli cercano di fermare un tentativo di evasione di Shredder, che però viene inaspettatamente aiutato dal Krang: l’alieno spiega al leader del Clan del Piede come sfruttare alcuni dispositivi sparsi sulla Terra per aprire un portale che permetterà alle sue forze di invadere e, in seguito, dominare il pianeta. Questa la premessa da cui prende le mosse l’azione, azione che si svolge prevalentemente a New York, ovviamente di notte quando le nostre tartarughe godono di maggiore libertà dato che non hanno ancora deciso di rendere nota la propria esistenza alla gente per paura della reazione.

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Il film conta molto sulla sospensione dell’incredulità dello spettatore

Proprio in questo dilemma sono racchiuse le principali tematiche che attraversano l’intero film: non solo la relazione dei mutanti con il pubblico, ma anche l’accettazione di se stessi e della propria diversità rispetto al mondo di cui vorrebbero disperatamente far parte, senza essere obbligati a condurre l’esistenza nelle fogne. L’argomento torna in diverse scene che offrono momenti di riflessione rispetto al tono generale che, nel complesso, risulta leggero e godibile, soprattutto da parte di un pubblico giovane o di appassionati della serie animata originale.

Un rinfrescante stacco dai quadri prettamente urbani viene offerto da un’escursione nella foresta amazzonica dove ha luogo una delle migliori scene d’azione, particolarmente apprezzabile perché si svolge tra ben tre elementi: terra, acqua ed aria. Le coreografie dei combattimenti sono qui ben congegnate: le tartarughe danzano su schermo con grazia ninja e interagiscono tra di loro e con gli scenari dando vita a scontri spettacolari senza la necessità di violenza intensa o brutalità.

Il ritmo della sceneggiatura si mantiene su buoni livelli, ma non è serrato come nel precedente episodio. In Tartarughe Ninja – Fuori dall’ombra troviamo più dialoghi e momenti di interludio: a guadagnarne è sicuramente Donatello, il geek del gruppo, che nella pellicola del 2014 rappresentava l’anello debole in quanto a caratterizzazione; Leonardo, invece, perde un po’ di lustro perché la preoccupazione per le proprie responsabilità in qualità di leader finisce per renderlo noioso. l suoi momenti più interessanti arrivano durante gli immancabili battibecchi con Raffaello, sempre pronto a mettere in discussione il ruolo di capo del fratello.

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Tartarughe Ninja – Fuori dall’ombra sarà sicuramente apprezzato anche dal pubblico di appassionati

Protagonista a fianco delle tartarughe ritroviamo April O’Neil (Megan Fox), ormai nella veste di indomita giornalista investigativa; il suo è un personaggio forte che si inserisce bene nella dinamica del film guadagnandosi un ruolo di spicco. Lo stesso non si può dire, purtroppo, per una delle new entry nella serie: Casey Jones (Stephen Amell) viene presentato come figura tipicamente (o topicamente) statunitense, è un ragazzo qualunque di New York che culla il sogno di diventare detective del corpo della polizia per combattere la criminalità. È per questo che, quando incontra le tartarughe, si convince ben presto a schierarsi dalla loro parte. La sua presenza, tuttavia, non risulta significativa, e la trama nel complesso non avrebbe risentito della sua assenza.

Per quanto riguarda lo schieramento dei cattivi, direi che gli antagonisti delle tartarughe non convincono: manca, di fatto, una presenza memorabile che incuta un minimo di timore nell’audience. Ritorna Shredder, come abbiamo già anticipato, in versione (inspiegabilmente) più giovane e meno fedele ai cartoni, infatti raramente viene visto in armatura fattore che, fra gli altri, rende la sua presenza su schermo meno incisiva e poco carismatica. Anche Krang rischia di non intimorire, ma in questo caso sembra una precisa scelta di costruzione del personaggio, e d’altra parte sarebbe stato difficile far prendere sul serio un cervello parlante che vive all’interno di un enorme robot. Meritano un discorso a parte Bebop e Rocksteady che, per quanto chiaramente al servizio della banda del Piede, rivestono soprattutto la funzione di coppia comica aumentando la quantità di momenti leggeri e divertenti; in tal senso, questi personaggi funzionano molto bene, solo mi sarebbe piaciuto vederli battagliare più a lungo con i fratelli ninja.

Il film conta molto sulla sospensione dell’incredulità dello spettatore, nella maniera tipica della fantascienza anni ’90: non mancano infatti gadget mirabolanti, congegni dai poteri incredibili e scienziati pazzi. La sceneggiatura svolge un buon lavoro nel mantenere il tono scanzonato e anche i temi più seri vengono affrontati in modo non approfondito. Mi sento quindi di consigliare la visione di Tartarughe Ninja – Fuori dall’ombra come svago, un passatempo che sarà sicuramente apprezzato anche dal pubblico di appassionati, sia di vecchia data che di nuova generazione. In più, i papà che accompagneranno la prole al cinema non potranno non apprezzare la presenza scenica di Megan Fox: trent’anni, una gioia per gli occhi!

VOTO 7

Tartarughe Ninja - Fuori dall'ombra locandinaGenere: azione, commedia
Publisher: Universal Pictures
Regia: Dave Green
Colonna Sonora: Steve Jablonsky
Intepreti: Megan Fox, Stephen Amell, Will Arnett, Tyler Perry, Laura Linney
Durata: 112 minuti

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