Cell - Recensione

Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Stephen King del 2006, Cell è co-sceneggiato dallo stesso Re del Brivido. La storia è quella di un artista di ritorno a casa che vede il mondo attorno a sé andare a pezzi: ogni individuo che entra in contatto con un telefono cellulare impazzisce improvvisamente. Un segnale si è propagato attraverso la linea telefonica e ha mandato “in pappa” il cervello delle persone, trasformandole in zombi rabbiosi; ripetitori umani di un segnale che, malefico come un virus, è in grado di infettare il prossimo, replicandosi. Clay (un John Cusack da “denuncia penale”), assieme a Tom (Samuel L. Jackson ai minimi storici) e ad altri sopravvissuti, dovrà attraversare il paese per ritrovare la sua famiglia e salvare il figliolo.

Cell, il romanzo, non è certo un capolavoro ma è una storia discreta che, in mano a Stephen King, resta piacevole per tutta la lettura. L’autore del Maine, merito di una scrittura sempre benedetta e della bontà dei classici argomenti kinghiani (l’apocalisse tecnologica e l’artista che lotta contro il male per meritarsi nuovamente l’amore della famiglia), riesce a trasformare l’ossessione moderna per i telefoni cellulari in una storia dell’orrore. Nel racconto vi sono momenti molto bassi e altri piacevolissimi, in fin dei conti abbiamo un’opera che si colloca come mediano nella produzione di King degli ultimi dieci anni. Se lo chiedete a me, che sono un fan sfegatato dello zio Stephen, vi dico che potrebbe valer la pena leggere Cell, perché è comunque un buon intrattenimento.

Cell film

Stephen King, quando si tratta di sceneggiare, combina un mezzo disastro

Se Stephen King è indubbiamente un signor scrittore, quando lavora su romanzi e saggistica, il discorso cambia repentinamente quando si tratta di sceneggiare. Con Cell, infatti, combina un mezzo disastro: la sceneggiatura del film è malfatta e insignificante, colma di momenti imbarazzanti e dialoghi loffi e ridicoli. Come se non bastasse, il colpo di grazia arriva anche dal resto della pellicola: la regia non esiste, il livello tecnico è poverissimo con inquadrature buttate via, facce tagliate, campi e controcampi sbagliati, fotografia discutibile e una mancanza assoluta di scene di raccordo. A tal proposito, gli attori vengono sballottati da una parte all’altra del set nel giro di un’inquadratura e anche il livello della recitazione è sotto qualsiasi standard accettabile. Cusack sarebbe da “mettere sotto spirito” e “rinchiudere in una grotta”: il protagonista esagera tutte le reazioni, si presenta in scena in condizioni pietose, truccato in modo immorale e mantenendo la stessa espressione ebete per buona parte del film.

Tod Williams (già regista di quella fetenzia di Paranormal Activity 2) ce la mette tutta per rendere ogni scena sciatta, brutta, volgare — nel senso di bassa, rozza — gettandola nel limbo del trash e danzando in bilico tra il cheap voluto della Asylum e il risultato goffo di un film semplicemente riuscito male. Cell avanza claudicante, senza alcun senso del ritmo, scollato, senza pathos, con sprezzo per l’intelligenza del pubblico. Chiude un finale raffazzonato e confuso in cui manca del tutto il senso del tragico e che si tramuta, invece, in un epilogo inappropriato e ridicolo che sembra una presa per i fondelli.

Il film è disastroso, folle, mal scritto (almeno un paio di momenti si candidano per entrare nell’Olimpo delle battute più squallide e senza senso della storia del cinema) e diretto da un vero e proprio “macellaio”. Un horror dovrebbe mettere a disagio lo spettatore, ma nel caso di Cell il disagio sopraggiunge maturata la consapevolezza di aver mal speso i soldi del biglietto e di aver gettato due ore al vento.

VOTO 4

Cell locandinaGenere: horror, thriller
Publisher: Notorious Pictures
Regia: Tod Williams
Colonna Sonora: Marcelo Zarvos
Intepreti: John Cusack, Samuel L. Jackson, Stacy Keach, Isabelle Fuhrman, Erin Elizabeth Burns
Durata: 98 minuti

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