The Bad Batch – Recensione

In qualche modo, già dopo un paio di giorni, avevo etichettato The Bad Batch e Tommaso come i due film più brutti visti al Festival di Venezia, motivo per cui avevo deciso fosse inutile sprecare parole per descrivere il “vuoto”. Poi, inspiegabilmente, il secondo film di Ana Lily Amirpour ha vinto il Premio Speciale della Giuria. Basito, ho passato il resto della serata della premiazione tentando di capirne il motivo.

Andiamo per gradi. Cos’è The Bad Batch? Un concept elettrizzante! Trama: la post apocalisse condita da una love story con cannibali ambientata nel deserto del Texas. Gli attori? Jason Momoa, Jim Carrey e Keanu Reeves. Solo da queste premesse il film aveva suscitato, in me come in tanti altri, una grande curiosità, anche per l’improbabile scelta del cast e per la trama più o meno fuori di testa.

The Bad Batch immagine Cinema 01

manca, a tutta l’opera, un punto di vista prettamente cinefilo

Il film parte in quarta: una ragazza supera un recinto, si addentra nel deserto, viene catturata da dei cannibali, tra cui Jason Momoa, che le amputano e mangiano braccio e gamba destra. Lei scappa, viene recuperata dal viandante Jim Carrey che la porta a Confort, “cittadina” con a capo Keanu Reeves alias “The Dream”. Poi eventi di dubbia logica spingeranno Arlen (Suki Waterhouse) e Miami Man (Jason Momoa) a rincorrersi e innamorarsi, sempre nel deserto.

La confusione sperimentata nel descrivere la trama è esattamente la medesima che si prova durante le circa due ore di proiezione, ma si può tradurre così: il nulla. Se per i primi minuti c’è un’elettrizzante sensazione, creata dall’aspettativa di quello che si preannuncia come uno spettacolo unico e particolare, tutto comincia a perdersi dopo neanche mezz’ora. Con il cuore, si cerca di amare un film concettualmente stimolante, con delle riprese e delle idee interessantissime – solo in un secondo momento capiamo di essere in un mondo post apocalittico in stile Mad Max – ma nulla viene approfondito. Il film è come un palloncino in un tornado: sfugge continuamente ad una logica narrativa, e per questo userò un termine “vietato” nelle review cinematografiche: The Bad Batch è noioso. Tanto noioso. In più di un’occasione, vuoi anche per la stanchezza accumulata nei giorni precedenti del festival, l’occhio si è chiuso.

The Bad Batch immagine Cinema 02

The Bad Batch è noioso

Non si mettono in dubbio le qualità tecniche della regista, sicuramente ottime, ma manca a tutta l’opera un punto di vista prettamente cinefilo. Un cinema di genere, dunque, che cerca una nuova dimensione di autoaffermazione. Per dirla in parole povere: The Bad Batch è un coito interrotto.

I diritti di distribuzione sono stati acquisiti da Netflix, quindi, probabilmente, il film arriverà sulla piattaforma streaming nel giro di qualche mese, complice anche il premio veneziano. Io rimango tuttora perplesso e dubbioso.

VOTO 5

The Bad Batch immagine Cinema locandinaGenere: drammatico, fantascienza
Publisher: Netflix
Regia: Ana Lily Amirpour
Colonna Sonora:
Intepreti: Suki Waterhouse, Jason Momoa, Keanu Reeves, Jim Carrey, Giovanni Ribisi
Durata: 115 minuti

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