Oceania – Recensione

La direzione artistica prevalentemente incentrata sulle figure femminili è ormai assodata per quanto riguarda l’annuale presentazione del Classico Disney al cinema. Dobbiamo infatti tenere conto che dal 2009, anno di uscita de La Principessa e il Ranocchio, fino al 2016, con Oceania in arrivo nelle sale il 22 dicembre, sono passati sotto i nostri occhi ben otto film d’animazione, di cui cinque con protagoniste femminili, compresi i due citati.

Oceania cavalca questo filone di successo che risulta maggiormente gradito al pubblico femminile, consentendo così ai genitori di soddisfare a turno i gusti dei propri figli.

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Oceania brilla per i colori e la vitalità

In Oceania troviamo la nuova principessa Disney, Vaiana, che abita con i suoi genitori, capi tribù sull’isola Motunui. I giorni procedono ciclicamente nella tranquillità, la vita sull’isola è felice, purché si rispetti una sola legge: non bisogna addentrarsi nel mare aperto in quanto ormai dimora del Male. Ovviamente, quando l’oscurità calerà sulla pacifica isola, Vaiana dovrà partire verso l’oceano in compagnia di un semidio e riportare equilibrio nel mondo.

Nonostante il film batta la stessa via del successo mondiale Frozen – con tanto di intermezzi musicali che, personalmente, non digerisco – Oceania cerca la sua strada dispensando le solite morali sulla formazione e sulla crescita. La protagonista, infatti, sembra vivere in una realtà fittizia creata dal padre al solo fine di proteggerla da quello che c’è là fuori, ma la crescita è inevitabile, come è naturale che si manifesti la curiosità di scoprire cosa si nasconde fuori dal proprio, piccolo mondo.

Molto più umano, e decisamente interessante, si rivela il coprotagonista Maui, un semidio afflitto da problemi e con dolori come quelli dei mortali. Abbandonato in fasce e bisognoso di trovare il proprio posto nel mondo, egli stringerà un particolare rapporto con Vaiana, introducendola e istruendola al mondo, diventando una sorta di surrogato paterno per quanto concerne il concetto di giusto e sbagliato.

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Oceania dispensa le solite morali sulla formazione e sulla crescita

Lungi dall’essere un film perfetto – le ultime produzioni Disney, ormai, hanno quel sapore forzato da “dobbiamo far uscire un film ogni anno” – Oceania brilla per i colori e la vitalità, un’“esplosione” che non vedevo da Dragon Trainer 2. Forse Disney dovrebbe attingere dalla diretta concorrenza per cercare di mettere nelle sue produzioni quel cuore che, negli ultimi anni, sembra aver dimenticato… probabilmente in fondo all’oceano. Vista in questa ottica, la ricerca della pietra, cuore della vita, ha una doppia chiave lettura, e spero che gli stessi addetti ai lavori decidano di intraprenderla.

Al netto di quanto detto, Oceania ripropone una formula già testata, senza eccellere in nessun campo, curando molto più il lato visivo, vera e propria gioia per gli occhi.

VOTO 7.5

Oceania immagine Cinema locandinaGenere: animazione
Publisher: Disney
Regia: Ron Clements, John Musker
Colonna Sonora: Lin-Manuel Miranda, Mark Mancina, Opetaia Foa’i
Intepreti (doppiatori nella versione originale): Dwayne “The Rock” Johnson, Auli’i Cravalho, Temuera Morrison, Nicole Scherzinger
Durata: 103 minuti

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