Star Wars: Il Risveglio della Forza - Recensione


C’è una scena nella trilogia dei prequel, non ricordo esattamente l’Episodio ma credo sia il terzo, in cui Anakin e Obi-Wan combattono contro il conte Dooku (uno dei pochi personaggi che funzionano nel film e tutto grazie a Christopher Lee). I due Jedi fanno da guardia del corpo al futuro Imperatore Palpatine, ignari del suo tradimento, e il conte arriva, si presenta e invece di scendere la scalinata che si trova davanti preferisce esibirsi in una capriola esagerata con piroetta in aria. Sarebbe stato più semplice fare le scale, ma è andata così: tuffo carpiato con avvitamento. Barocco, poco efficace, anche un po’ ridicolo. Una trilogia in venti frame. Lucas avrebbe potuto scendere quella scala, raccontare una storia semplice e portare a casa il consenso dei fan, invece ha preferito quella capriola goffa e gratuita, ridicola. Spaccona. L’esito dei tre film che raccontano la genesi di Darth Vader lo conosciamo tutti: c’è chi ne ha detestato ogni singolo momento e c’è chi li sopporta, come si fa con una macchia sul tuo vestito preferito che non riesci più a mandare via.

Ripartire più di dieci anni dopo era davvero difficile. Soprattutto perché Il Creatore — come amava definirsi Lucas — non è più contemplato nel processo di creazione, e perché i fan sono ancora incarogniti da quel disastroso trittico di film giocattolosi. Accontentare questo pubblico è un compito ingrato, quasi impossibile; parliamo di riesumare un brand che nei cuori degli appassionati è diventato una leggenda per meriti che a volte esulano dalla pellicole e hanno piuttosto a che fare con situazioni, riferimenti e un certo modo in cui ciò che entra nella cultura popolare diventa quasi intoccabile. Di nuovo, davanti al brand di Star Wars si apriva quella scelta: le scale o il salto.
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Episodio VII si configura come una sorta di reboot della saga, costruendo il tutto tramite una serie di rimandi precisi e volutamente nostalgici e una situazione narrativa che, almeno nelle premesse, non sembra tanto distante da Una Nuova Speranza. Il film stesso gioca con lo spettatore che è “alla ricerca di Luke Skywalker” scomparso per più di trent’anni tanto dal destino dei personaggi — e dai piani dei ribelli — quanto dallo sguardo dell’appassionato di Star Wars.

È vero, alcuni momenti ricordano ciò che abbiamo già visto nei primissimi episodi

Questo ritorno della Forza passa attraverso un processo inevitabile di rimpasto di molti dei canoni che hanno reso famosa la saga: è vero, alcuni momenti ricordano ciò che abbiamo già visto nei primissimi episodi, ma è tutto sapientemente inserito in un contesto che rende profondamente diverse tanto le premesse quanto le conseguenze. Si è deciso di tornare a una semplicità di approccio rinnegando il piglio di spiegare per filo e per segno la Magia della Forza come nei prequel, ma anche la genesi di Anakin e la noiosa deriva politica. Star Wars ha sempre funzionato alla grande quando raccontava tutto con poche parole. Quando ne usava di più la magia si spezzava: Boba Fett pronuncia una ventina di parole in due film ed è uno dei personaggi più amati di sempre; la Forza è un’energia che tiene uniti il bene e il male perché dove c’è buio c’è la luce. Non serve altro. Il nuovo film parte da concetti così semplici: buio e luce. Se per i Sith non è possibile sterminare tutti gli Jedi, per l’ordine ormai rappresentato da Luke non è pensabile diventare l’unica forza presente nell’universo. L’equilibrio è quello che si rincorre da sempre nella serie dei film, ed è, in questo caso, il motivo della genesi di uno dei cattivi più belli, riusciti e umani della saga: Kylo Ren.

A coloro che hanno alzato i forconi accusando il film di autoplagiarsi dico che l’idea stessa di Star Wars è quella di un ciclo di eventi che si ripete, di padre in figlio: Star Wars, nella sua versione cinematografica, è sempre stata la saga della famiglia Skywalker, quella legata a un destino (portare l’equilibrio nella Forza) che non lascia scampo a brusche sterzate. Coccolato da questa sicurezza J.J.Abrams gioca con le scene e le inquadrature, riproponendo dopo quarant’anni momenti che hanno reso celebre la saga ma rielaborandoli con gusto, cercando di creare qualcosa di nuovo. Gioca con i legami di sangue e con lo spettatore stesso attraverso i suoi sentimenti, talvolta ferendolo in modo crudele, altre volte emozionandolo fino alle lacrime. L’approccio sfocia in un film godibile ed emozionante tanto per chi si approccia per la prima volta all’universo di Star Wars (per chi, colpevolmente, non ha recuperato i film della saga o per chi, per questioni anagrafiche, non ha avuto ancora tempo di farlo) sia per chi ha ben chiari i meccanismi dell’universo narrativo.
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Paga forse una CGI ancora fin troppo presente, ma decisamente più misurata che nei prequel, girati totalmente in green screen, con un chiaro ritorno all’artigianale (BB8 è meraviglioso), con ambientazioni sporche e vissute. I vecchi membri del cast giocano ovviamente una partita più facile: il rapporto tra Han e Leia viaggia da solo per binari diretti al cuore e sentirli nuovamente scambiarsi quelle battutine significa colmare in un attimo il salto di trent’anni. I nuovi sono altrettanto bravi a creare legami che funzionano e hanno tutti, dall’assaltatore rinnegato alla ragazza dal passato misterioso, uno splendido futuro davanti. Il finale stesso non fa che prometterci tantissimo, qualcosa che si concretizzerà forse in alcuni dei personaggi più sfaccettati e complessi della saga, dandoci un arrivederci con uno dei momenti più devastanti dal punto di vista emotivo che mi sia mai capitato di vedere al cinema. Di bestemmie culturali, poi, se ne leggono tante in giro e alcune sono proprio patetiche: c’è chi accusa il risveglio della Forza di essere una mera operazione volta all’incasso (i vecchi, invece, erano campagne di beneficenza?), oppure chi, addirittura, diventa nostalgico asserendo che Jar Jar Binks non era poi così terribile. Regalare loro altro spazio significa rendersi complici di questo delitto. Per me Episodio VII è il risultato evidente che prendere le scale era la scelta più giusta.

VOTO 8.5

star wars il risveglio della forza locandinaGenere: fantascienza
Publisher: Walt Disney Pictures
Regia: J. J. Abrams
Colonna sonora: John Williams
Interpreti: Harrison Ford, Mark Hamill, Carrie Fisher, Adam Driver, Daisy Ridley, John Boyega, Oscar Isaac, Anthony Daniels, Andy Serkis, Peter Mayhew, Max von Sydow
Durata: 135 min

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