Dragon Quest VIII: L'Odissea del Re Maledetto – Recensione

3DS

Radicata nella cultura del Sol Levante, tanto da rivaleggiare col Monte Fuji, la serie Dragon Quest nasce come risposta nipponica all’inaspettato successo di The Black Onyx, pionieristico gioco di ruolo scritto da un Henk Rogers allo sbaraglio di fronte al conservativo pubblico giapponese, tanto che dovette visitare porta a porta le redazioni delle riviste dell’epoca pur di chiarire cosa diavolo fosse il suo stranissimo titolo. Il debutto su piattaforme popolari come MSX e Famicom, assieme al character design del Bird Studio, fece il resto, trasformando l’opera omnia di Yūji Horii in una saga amatissima e, ad ogni iterazione, estremamente fedele alle sue origini. L’ostentazione di meccaniche e modus operandi al limite dell’anacronistico, inspiegabilmente “scomodi” per noi occidentali, ha tuttavia fatto sì che la serie rimanesse impressa nella memoria del pubblico giapponese.

È per questo che chi scrive non apprezza particolarmente Dragon Quest: essendo cresciuto con Ultima, Dungeon Master e The Bard’s Tale, mi sono scoperto nel tempo impermeabile a questo (voluto) classicismo a tutti i costi, preferendo tutt’oggi esperienze orientali come Shin Megami Tensei o Persona, eleggendo a paladini del tempo che fu capisaldi come Chrono Trigger o Final Fantasy VI. Dunque, come me la sono cavata di fronte al remake di un titolo che non mi aveva rapito più di tanto già all’epoca del debutto su PS2?

BOTANICA TASCABILE

Per prima cosa ho tirato giù dall’armadio il gioco originale, comprato e completato circa dieci anni fa, per fare un confronto diretto. Se avete il pollice verde e ricordate quando era tutta campagna su PS2, forse storcerete un po’ il naso inizialmente: al netto di una presentazione audiovisiva comunque importante,Dragon Quest VIII L'Odissea del Re Maledetto immagine 3DS 10 il mondo di gioco su 3DS appare un filo meno particolareggiato, specialmente nella presenza della vegetazione, offrendo al contempo un contrasto più vibrante e – personalmente – non al livello delle tinte calde viste sulla macchina Sony. Altra vittima illustre sono le ombre, decisamente semplificate, assieme alla resa del cielo e delle sue sfumature. Non siamo ovviamente di fronte a un disastro inguardabile, ma in questi mesi c’è stato un gran parlare riguardo a un presunto, schiacciante downgrade grafico del gioco, che mi ha spinto a vederci chiaro. Con entrambe le versioni a confronto posso affermare, senza dubbio, che la versione PS2 resta la più bella da vedere, tuttavia la sua declinazione portatile conserva un colpo d’occhio di tutto rispetto, nonostante alcune concessioni tutto sommato marginali e un innegabile aliasing.

Anche su uno schermo tascabile, il mondo mappato 1:1 di Dragon Quest VIII: l’Odissea del Re Maledetto continua a essere interessante e molto più vivo rispetto a quello del precedente episodio grazie a colline, ponti, corsi d’acqua e un bellissimo ciclo notte/giorno. La vera stranezza risiede piuttosto nell’impossibilità di attivare l’effetto 3D, brillantemente implementato nel remake del capitolo precedente, uscito appena qualche mese fa, mentre non stupisce più di tanto – ahimè – l’utilizzo della versione non orchestrata dell’iconica colonna sonora di Kōichi Sugiyama. Un’altra differenza è rappresentata da un paio di censure che normalmente non ti aspetteresti: per incontrare la prima basta arrivare alla città di Pickham e acquistare il costume da ballerina per Jessica, un attimo più castigato di quello che ricordavo; l’altra modifica riguarda un paio di intermezzi che si incontrano più avanti nel gioco, nulla in grado di scombussolare la narrazione, certo, ma è curioso assistere a simili riletture nel 2017.

La vera stranezza risiede nell’impossibilità di attivare l’effetto 3D, brillantemente implementato nel remake del capitolo precedente

Per il resto, vi troverete a casa nel tornare a dar la caccia al malvagio giullare Dhoulmagus per spezzare l’incantesimo che ha colpito la corte di re Trode, una lunga missione su cui non spenderò parole, mantenendo bassissimo il rischio di spoiler. Se questo è il vostro primo viaggio nel mondo di Dragon Quest VIII, e siete riusciti a schivare rivelazioni e dettagli per oltre due lustri, non sarò certo io a rovinarvi una festa che “rischia” di raggiungere in scioltezza le cento ore di gioco, qualora decideste di completare tutto.

OLIARE GLI INGRANAGGI

Come scritto in apertura, io e Dragon Quest non ci vogliamo particolarmente bene. O meglio, non amo alcuni stilemi a cui la saga continua ostinatamente ad aggrapparsi, un punto di vista più condivisibile di quanto gli aficionados della serie oserebbero ammettere. Parliamoci chiaro: chi non ne ha piene le scatole degli incontri casuali, nell’anno di grazia 2017? Dragon Quest VIII L'Odissea del Re Maledetto immagine 3DS 11O del superfluo bisogno di visitare la chiesa di turno per salvare la partita, magari nel mezzo dell’esplorazione e lontano dalla civiltà? Non si potrebbero mettere al sicuro i progressi in seguito ad una dormita ristoratrice, come in mille altri giochi di ruolo nipponici? La versione 3DS di Dragon Quest VIII: l’Odissea del Re Maledetto si fa un esame di coscienza, riuscendo a limare alcune di queste meccaniche in modo sorprendentemente efficace se rapportato a quanto fatto per il precedente remake. I nemici ben visibili sulla mappa, infatti, erano presenti anche in Dragon Quest VII per 3DS, ma l’idea era stata implementata malamente. Passi per gli incontri nella mappa principale, ma gli stretti corridoi di segrete e miniere rendevano praticamente impossibile il dribbling della fauna ostile, con gruppi di nemici che venivano generati di continuo, spesso direttamente sotto i piedi del malaugurato party. In certi frangenti si arrivava quasi a rimpiangerli, quei maledettissimi scontri casuali! Anche per merito di architetture sicuramente più varie, fantasiose e interessanti, decidere se intraprendere o meno uno scontro è ora un’opzione concreta che funziona a dovere, permettendo quindi al giocatore di esplorare il mondo di gioco senza la proverbiale palla al piede.

Un mondo, come dicevamo, più interessante rispetto a quello del settimo episodio, concettualmente riassumibile in una serie di brulle pianure, con pesanti problemi di clipping, costeggiate da inespugnabili montagne. E poi, finalmente, c’è il salvataggio rapido, forse la cosa più bella di tutte. Paura davanti a un boss potenzialmente tostissimo? Salvataggio rapido e via, senza il terrore di venire sconfitti per risvegliarsi in una chiesa con la pecunia dimezzata. Anche perché – sarà una mia impressione, saranno i livelli che non salgono mai abbastanza rapidamente schivando quei nemici che dieci anni fa avreste dovuto affrontare per forza – i combattimenti mi sono sembrati più impegnativi rispetto alla versione originale, sicuramente più ripidi rispetto a quelli di Dragon Quest VII, generalmente banali e privi di sfida.

Salire di livello rimette in sesto il personaggio limitando il consumo di mana e oggetti curativi, mentre i punti abilità possono ora essere messi da parte

In questa prospettiva, è sicuramente ben accetta la possibilità di velocizzare le animazioni durante la lotta con un’apposita opzione. Il salvataggio rapido, ovviamente, riscrive un po’ le regole di Dragon Quest, rendendo il gioco più user friendly, assieme a una serie di piccole aggiunte qua e là che oliano gli ingranaggi di un meccanismo rodato ma, per certi versi, obiettivamente arrugginito. Salire di livello rimette in sesto il personaggio, limitando il bisogno di consumare continuamente mana e oggetti curativi, mentre i punti abilità possono ora essere messi da parte e utilizzati a piacere, senza l’obbligo di prendere decisioni affrettate. Per quel che vale, potreste anche livellare al massimo Yangus prima di decidere se investire i punti accumulati nell’uso delle falci piuttosto che nella padronanza di mazze e magli.

A questo si aggiungono piccoli dettagli marginali, ma gradevoli, come la possibilità di vedere i punti esperienza necessari per avanzare di livello direttamente nello schermo inferiore durante la visita a una chiesa, oppure l’immediata consegna degli oggetti creati dalle fusioni del calderone alchemico, un po’ come succede nelle versioni per iOS e Android. Si tratta di un’opzione in realtà disponibile anche nel gioco originale, ottenibile però solo al termine dell’avventura, in seguito a una particolare quest che adesso elargisce un nuovo premio di cui, ancora una volta, non racconterò nulla.

QUALCOSA DI NUOVO

Le migliorie introdotte nel remake non si limitano solo a rendere più piacevole l’esperienza, ma cercano di agevolare l’immedesimazione nella storia, uno dei punti deboli di una saga contraddistinta da protagonisti muti come pesci a cui tutti rivolgono la massima fiducia… chissà perché. Dragon Quest VIII L'Odissea del Re Maledetto immagine 3DS 12Senza scombussolare la trama di fondo, il “nuovo” Dragon Quest VIII: l’Odissea del Re Maledetto introduce nuove scene animate per far luce sul passato dell’eroe e della sua nemesi, assieme a un maggiore quantitativo di doppiaggio, ovviamente in inglese, che ora interessa le sequenze d’intermezzo più importanti. A questo si aggiunge la presenza di due nuovi personaggi da introdurre nel party, originariamente presenti come NPC. La bella ladra Red – specializzata in fruste, pugnali e ventagli – mette a disposizione del gruppo una serie di abilità personali dalla peculiare inclinazione cleptomane, ottime per riempire le tasche di denaro e oggetti extra. Il mio preferito, però, rimane l’eccentrico Morrie Mozzarella: l’esagitato possessore dell’arena per mostri (una subquest destinata ad assorbire un quantitativo considerevole di ore) è abbigliato in un curioso tricolore e vanta un ricco vocabolario di espressioni come “ragazzo!” o “monsters, vieni!”. Con un arsenale di tutto rispetto e abilità speciali mirate a incrementare il danno del gruppo o a chiamare in aiuto belve feroci, Morrie è un personaggio parodistico sotto steroidi, un Mr. Satan dotato di forza, carisma e poteri in grado di bilanciare degnamente il suo ego!

Le migliorie introdotte cercano di agevolare l’immedesimazione nella storia di una saga contraddistinta da protagonisti muti come pesci

L’introduzione più gustosa, infine, riguarda la possibilità di scattare foto, includendo membri del gruppo in pose più o meno marziali e abbellendo il tutto con cornici, permettendo di scambiare potenziali capolavori tramite StreetPass con altri giocatori a caccia di voti che frutteranno in cambio oggetti preziosi. A parte il fattore social, gli aspiranti fotografi si troveranno invischiati in una lunga questline offerta da Cameron Obscura, un figuro residente a Porto Prospero che assegnerà continuamente soggetti da immortalare. Soddisfare le sue richieste frutta premi utilissimi come sfere magiche che raddoppiano esperienza e denaro per un certo numero di scontri, e dunque visitare l’amico Cameron diventerà una piacevole prassi, grazie anche all’apprendimento (calorosamente raccomandato, a proposito) dell’incantesimo di teletrasporto che consentirà di fargli visita istantaneamente nei ritagli di tempo. Questa attività vi spingerà a tenere d’occhio i particolari disseminati nel mondo di gioco che, altrimenti, rischiereste di tralasciare, come gli slime d’oro decorativi diabolicamente celati nei vari centri abitati, oppure mostri segreti da incontrare e immortalare solo rispettando determinate condizioni.

Così si fa un remake. Dragon Quest VIII: l’Odissea del Re Maledetto aggiunge elementi e migliora la formula in maniera esemplare, trasformando l’opera originale in un gioco di ruolo moderno e alla portata di tutti, senza alterare eccessivamente la sua indole classica e conservativa. Ci sono gli slime, l’iconica colonna sonora, un mondo che pare tratteggiato da Toriyama in persona e tutto quello che ricordate, ma, allo stesso tempo, l’avventura è fresca e più bella da giocare che mai nonostante il lieve downgrade grafico, senza contare che stavolta ve la portate dietro dove volete. Ben fatto Square Enix: per quel che mi riguarda io e Dragon Quest abbiamo finalmente fatto pace.

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Pro

  • Migliorie a tutto tondo rendono l’originale praticamente obsoleto.
  • Due personaggi extra.
  • Considerevoli aggiunte a vantaggio della longevità.

Contro

  • Innegabile (e inevitabile) downgrade grafico rispetto all’episodio visto su PS2.
  • Un paio di censure rispetto al passato.
9.2

Ottimo

Il retrogamer della redazione, capace di balzare da un Game & Watch a un Neo Geo in un batter di ciglio, come se fosse una cosa del tutto normale. Questo non significa che non ami trastullarsi anche con giochi più moderni, ma è innegabile come le sue mani pacioccose vibrino più gaudenti toccando una croce digitale che una levetta analogica.

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  1. Bella recensione as usual. Domanda: quanto ricicla esattamente da SMT4? Perchè se da un lato un more of the same di un gioco che ho apprezzato tanto non mi dispiace dall'altro però speravo in qualcosina in più...
    Yo! Papale papale: pare una mod di SMT4. Alcuni demoni (pochi, pochissimi) sono stati ridisegnati, ma le limature riguardano esclusivamente il sistema di gioco. Preparati al deja-vu, tenendo in mente comunque che il gioco merita. Se sei sazio, imbocca pure la sacra strada dell'usato.

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