Essere Claudio Todeschini

Claudio todeschini

Essere Claudio Todeschini non è mica una roba facile. Io, che passo le giornate seduto al suo fianco in redazione, lo posso dire con certezza. Uno se lo immagina, il caporedattore di TGM, mentre poggia sulla scrivania i piedi avvolti da scarpe di pitone, con un sigaro cubano in bocca (rigorosamente spento), mentre attorno gli girano donnine succinte, il monitor uno mostra la barra di progresso dei soldi che sta facendo e il numero due è pronto a lanciare una partita a Trackmania Turbo. Lì, svogliatamente intento a fare una telefonata ogni tanto per assegnare i pezzi, sorseggiando un bourbon invecchiato 12 anni che si è fatto spedire da un amico sviluppatore del Kentucky.

Claudio todeschini

E invece no. Essere Claudio Todeschini vuol dire vivere il lavoro nel modo esattamente opposto. Vuol dire alzarsi alle 4 del mattino per prendere un aereo e partecipare a una conferenza sulla gamification due giorni prima della chiusura, e quindi mettersi a correggere gli impaginati della rivista durante il volo. Vuol dire essere pronto all’istante a tradurre e sintetizzare il commento di una recensione su questo sito, solo perché il signor Metacritic possa renderci parte della sua casa. Vuol dire cambiare il timone di TGM ogni tre per due, stravolgendo strategie frutto di giorni di brainstorming, solo perché un publisher ha paccato e non è riuscito a consegnargli per tempo un codice da recensire, o perché, all’opposto, un pezzo che si dava ormai per perso è rientrato dalla finestra a 24 ore dalla messa in stampa della rivista. Vuol dire svegliarsi la notte per fare pipì, dopo essere andato a letto a orari improponibili per rileggere gli articoli dei collaboratori, e farsi venire un’idea durante la funzione corporale, con conseguente tazzona di caffè per restare sveglio e per alimentare le ore extra da passare al PC e trasformarla in qualcosa di concreto (con la sveglia comunque alle 7:00, ché le figlie a scuola non ci vanno col teletrasporto). Vuol dire che, all’inizio della giornata, colazione, pranzo e cena sono spesso ipotesi che potrebbero non concretizzarsi, perché alle settordici cose da fare quando si preme il pulsante Power sul case se ne aggiungono altre ventordici ogni santissima ora che passa. Vuol dire che quando il sole tramonta, nella maggior parte dei casi gli impegni “smarcati” sono inferiori a quelli entrati in elenco (la cui priorità è sempre 1, e 1 soltanto).

Essere Claudio Todeschini è un lavoro difficile, ma anche ricco di cose belle. Ad esempio, se io fossi Claudio Todeschini avrei Ivan Conte seduto al mio fianco che passa il tempo a farmi scherzi sciocchi per tenermi su di morale nei momenti difficili (e che, probabilmente, avrei accoltellato al minuto due, ma questo è un altro problema). Se fossi Claudio Todeschini sarei una fucina di idee e creatività. Avrei in mano lo scettro di un potere che, purtroppo, non saprei gestire con la stessa sapienza ed efficacia. Saprei affrontare qualsiasi argomento legato alla tecnologia, all’editoria e ai videogiochi senza rischiare di passare per il tuttologo che fa finta di saperne, ma invece per quello che ne sa davvero. Saprei gestire un’intera rivista e un sito con una mano, mentre con l’altra sorseggerei quello schifosissimo caffè partorito da una rumorosissima macchinetta americana. Saprei fare come il ninja, che usa la spada per respingere gli shuriken quotidiani che piovono copiosi da ogni parte. Saprei sorridere nelle difficoltà e fare il duro nei momenti sereni, perché il capo deve comunque fare il capo, anche quando sotto di lui ci sono solo amici, prima ancora che collaboratori.

Pesando pro e contro, quindi, non so proprio decidere se vorrei essere o meno Claudio Todeschini. Credo mi accontenterò di essere semplicemente il Kikko vostro, ché va benissimo anche così. E voi?

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Rispondi

  1. Sempavor
    Mi sono stancato solo a leggerle, le settordicimila cose che fa il Keiser...


    E tu pensa che sono molte, molte di più. Tipo misurare la redazione a passi per decidere la prossima cover.
    ossignùr :bua:

    ecco, però, sono cose come queste che danno l'idea di che gruppo di matti siamo, e di come è bello farne parte :asd:
    Ora però la prima domanda che mi viene in mente è questa: può il capo redattore di TGM non avere il tempo per videogiocare quanto vorrebbe/dovrebbe?
    Non credo che vorrei parlare di videogiochi e non avere il tempo di dedicarmi a quelli che mi interessano
    Potremmo varare i "Keiser Todeschini facts" sulla falsariga di Chuck Norris.
    Kikko, questo articolo è fenomenale! Lode al Keiser e al Kikko e a tutti gli altri!

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