Quando il genitore va oltre il PEGI

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Recensire Garden Warfare 2, sapendo che in casa avevo qualcuno ben più interessato di me al gioco, mi ha fatto venire in mente l’eterna questione dei contenuti maturi/violenti nei videogiochi, e di come personalmente affronti la faccenda in modo alquanto singolare. Premetto che anche questo sarà un “lungo ragionamento”, come ha definito un lettore uno dei miei ultimi editoriali (il diritto alla prolissità sarà uno dei prossimi argomenti, mannaggia al SEO), e che non ha alcuna velleità di indicare strade precise o addirittura soluzioni. D’altronde sono certo che la materia tornerà in auge, qui o in altre sedi, visto che la redazione di TGM si è sempre data parecchio da fare nel procrastinare la specie, nemmeno dovessimo ripopolare il mondo di piccoli tigiemmini.

Il fatto di approcciare le indicazioni PEGI in modo libero, come faccio personalmente con i miei figli, e di essere contemporaneamente convinto che una più forte legislazione sia necessaria (anche solo per la credibilità del mezzo espressivo), mi pone in una condizione di apparente follia. Una pazzia razionale, però, che mi va di analizzare per qualche riga sperando sia utile a qualcuno di voi. Voi “padri giocatori”, aggiungerei, che non è un nuovo titolo ecclesiastico ma una condizione sempre più diffusa e assolutamente non facile da affrontare.

Plants vs Zombies Garden Warfare 2 recensione immagine

Esistono limiti oltre ai quali i più giovani videogiocatori non dovrebbero andare?

Da un certo punto di vista la materia è intellettualmente elementare. Esistono limiti, in questo caso videogiochi, oltre ai quali i più giovani videogiocatori non dovrebbero andare? Beh, assolutamente sì, ne esistono tantissimi e molti di questi corrispondono pure a capolavori. The Witcher 3 è un pezzo assolutamente imperdibile per un giocatore adulto, così come lo sono piccole perle che fanno della narrativa il loro maturissimo punto di cardine, o anche il più dibattuto e chiacchierato dei parchi divertimenti a tema violento, GTA V, che pure per fattura tecnica e scrittura merita di stare nell’Olimpo dei prodotti d’intrattenimento. È irragionevole pensare che alcuni prodotti vadano in mano a un ragazzino sotto una certa età, e per irragionevole intendo anche dannoso, nello stesso modo per cui sarebbe dannoso far vedere The Hateful Eight a un bambino di sei anni. Il limite è anche quello delle spiegazioni, che per quanto tu ti possa sforzare non saranno mai sufficienti a rendere quel prodotto “lietamente” assimilabile.

E qui entra in scena la mia particolare posizione. A casa mia il consiglio del PEGI viene preso esattamente come tale, un’indicazione che per un motivo o per un altro può anche essere messa in discussione. Fantasy e fantascienza sono il lasciapassare per un larghissimo spettro di prodotti, se il sangue è quasi assente (o “editabile”, come in alcuni titoli), ma tenendo ben ferma la costante disponibilità a spiegazioni e, di conseguenza, la presenza fisica e mentale nel momento in cui un figlio sta giocando.

World of Tanks PS4

Alcuni PEGI mi sembrano addirittura esagerati, altri quasi generosi

Per come la vedo io, qualsiasi insegnamento culturale deve rispettare ma non sottovalutare le capacità di comprensione degli alunni. Per quel che mi riguarda non ringrazierò mai abbastanza i miei genitori di avermi portato a vedere film che mi sarebbero stati vietati, ad esempio Alien nel 1978 o Blade Runner nel 1982, perché invece di traumatizzarmi mi hanno fatto individuare anzitempo ciò che mi affascinava veramente. Ed è pur vero che alcuni PEGI mi sembrano addirittura esagerati, come quelli a 12+ per Star Wars Battlefront o a 7+ per Garden Warfare 2, e altri quasi generosi in virtù di un controverso ragionamento culturale, come il PEGI +6 a World of Tanks e ad altri simulatori militari all’acqua di rose. Posso capire che il solo gesto di fare “pum pum” (“pew pew” per Star Wars) debba essere tenuto sotto controllo, ma nell’ultimo caso ho avuto bisogno di spiegare che sì, i mezzi militari hanno una rilevanza storica, ma comportano tante altre cose che simili giochi non mostrano. Tipo il raccapricciante massacro dell’equipaggio di un tank, che non viene contemplato visivamente ma fa parte di una guerra vera. Non gliel’ho messa in questo modo – povero bimbo – gli ho solo detto che i carri armati sono come tutte le altre armi, belle da vedere, quasi ipnotiche per l’immaginazione di un bambino (i miei figli sono entrambi maschi, non so se si capisce), ma da evitare nella vita vera a meno di… beh, questo limite è diverso da persona a persona. Per alcuni non esiste nemmeno.

Tutte queste riflessioni hanno a che fare con la mia sfera privata, ma non tolgono alcun valore al bisogno di regolamentazione. In realtà è difficile che il PEGI diventi davvero un sistema di divieti, e comunque a monte bisognerebbe far sì che la classe politica italiana (ahahahah, mio Dio) e quella europea acquisiscano una vera maturità nella cultura digitale – il ché non ha nulla a che fare con il twittare opinioni ogni due per tre, anche se spesso le cose vengono confuse. La rappresentanza dovrebbe aver questo scopo: individuare cosa è dannoso per i cittadini e difenderli di conseguenza, nel modo più circostanziato e condiviso possibile. Le linee da segnare in rosso ci sono, benché sottili, bisogna solo prendersi delle (vere) responsabilità.

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  1. In generale sono abbastanza d'accordo con Mario, e questo già di suo è un fatto incredibile :asd:

    Seriamente, è vero che ci sono giochi con una classificazione fin troppo conservativa (a me viene in mente Evolve, messo come 16+, ma che ho giocato tranquillamente con la mia figlioletta di 7 anni, tutta divertita dai mostroni giganti). Altrettanto vero è che però a questa conclusione ci sono arrivato DOPO averci giocato io, e aver visto che sì, tutto sommato andava bene anche per lei.

    E la presenza del genitore (mia, ovviamente - mia moglie si chiama fuori da quasi tutto ciò che è videoludico, Skylanders a parte) è una parte imprescindibile dell'esperienza delle bimbe di casa mia, sia con i videogiochi che con i film.
    A proposito di responsabilità (perché credo sia quello il problema vero): allegra famigliola al cinema con figli sugli 8/10 anni; i genitori, dopo le prime immagini de "Lo chiamavano Jeeg Robot", sussurrano inbarazzati "eh, ma noi credevamo fosse un cartone animato...".

    Di fronte a scene di questo genere viene da pensare che, per come siamo messi, in Italia ci vorrebbe altro che il PEGI, ci vorrebbe qualcosa che andasse oltre un suggerimento da intepretare in maniera razionale, apllicandolo ai differenti contesti.

    Qualcosa tipo una "patente" per riprodursi.
    Sempavor
    A proposito di responsabilità (perché credo sia quello il problema vero): allegra famigliola al cinema con figli sugli 8/10 anni; i genitori, dopo le prime immagini de "Lo chiamavano Jeeg Robot", sussurrano inbarazzati "eh, ma noi credevamo fosse un cartone animato...".

    Di fronte a scene di questo genere viene da pensare che, per come siamo messi, in Italia ci vorrebbe altro che il PEGI, ci vorrebbe qualcosa che andasse oltre un suggerimento da intepretare in maniera razionale, apllicandolo ai differenti contesti.

    Qualcosa tipo una "patente" per riprodursi.


    la patente per riprodursi è un tantinello eccessiva, ma l'ignoranza di alcuni genitori è aberrante, quello sì. non dico di farsi la cultura prima di uscire i soldi al cinema, ma almeno *sapere* per sommi capi cosa vai a vedere... per dire, io ho detto a mia figlia di 14 anni che con le sue amiche a vedere revenant non era il caso che ci andasse perché per lei secondo me era troppo violento (non gliel'ho vietato, eh, le ho solo detto come la pensavo, e fortunatamente è ancora in un'età in cui finge di ascoltarmi :asd:)
    keiser
    la patente per riprodursi è un tantinello eccessiva


    Certo, quella è una provocazione...anche se di fronte alla leggerezza di taluni genitori resto basito: è come se si delegasse l'educazione della prole e non si capisce bene quale/i figura/e. In un mondo perfetto, per dire, il PEGI sarebbe un suggerimento; invece per troppi genitori è solo un misterioso numerino stampato sui pack dei videogiuochi. E da ciò nasce(rebbe) la necessità di costringere la gggente a prenderlo come una imposizione.
    È un semplice numerino perché non sono informati sul suo significato. Nessuno si prodiga di diffondere informazioni sulla classificazione PEGI, né i negozianti né la stampa (specializzata o meno), a parte qualche eccezione sparsa.

    È chiaro che quando un genitore si ritrova con una custodia tra le mani non fa caso al numerino e ai simboli sul retro della confezione, spesso non ne conosce nemmeno l'esistenza.

    Quindi sì, c'è sicuramente una colpa nei comportamenti dei genitori, ma molto dipende da un sistema che non stimola la ricerca dell'informazione da parte di chi deve effettuare le decisioni di acquisto.
    Ci sono troppi genitori che non sanno nemmeno cos'è il PEGI!

    Iniziamo con il presupposto che nella società contemporanea il tempo da dedicare ai propri figli è abbastanza limitato: spesso entrambi i genitori lavorano e quando sono a casa apprezzano il fatto che il figlio si autogestisca giocando per conto suo. Ma l'educazione richiede una vicinanza costante, è un camminare mano nella mano fino a quando il ragazzo non avrà una maturità sufficiente a decidere da solo cosa è meglio per lui. Non sono un genitore, l'età e gli studi ancora me lo precludono, ma da insegnante saltuario spesso ho la possibilità di confrontarmi anche su argomenti videoludici con i miei alunni. Inutile dire che sempre sono lasciati a sé stessi ad affrontare questo mondo così eterogeneo e potenzialmente dannoso. Da parte mia tento sempre di mostrare che non bisogna mai smettere di tenere i piedi per terra, ma ovviamente se non c'è collaborazione con la famiglia, spesso sono parole al vento...
    Matsetes
    Ci sono troppi genitori che non sanno nemmeno cos'è il PEGI!.


    Quando avevo il negozio la stragrande maggioranza dei genitori che guardava le confezioni era convinta che quello fosse un voto al gioco, dato da chissà quale entità soprannaturale. Quando spiegavo loro cosa fosse in realtà, restavano a metà tra il basito e il perplesso (salvo poi continuare a comprare GTA al figlioletto di 8 anni).
    Questo conferma le mie ipotesi asd

    Che poi c'è anche la legenda sul retro della confezione. Cribbio, leggi quello che compri!
    Il PEGI è un utile strumento, utilerrimo. Se solo, appunto, i genitori sapessero che esiste.

    Io rimango basito per altri motivi. Anche se per te PEGI è un set di LEGO, possibile che tu non abbia mai e poi mai sentito in TV o (dio ce ne scampi) letto da qualche parte che esistono videogiochi violenti e pieni di sangue? Il discorso non è tanto diverso con i film e dubito che chiunque farebbe guardare gli exploit di Tony Montana al pargolo seienne. Ci vuol poco a scoprire che esiste un analogo sistema di classificazione per i videogame.

    Ma ora che l'ho detto mi rendo conto che ho sentito garrule mamme fuori dalle elementari dire che "C.S.I. (che è pieno di autopsie e gente aperta, NdR) ce lo vediamo insieme, ma Passaparola no, tutte quelle ragazze svestite!".

    E perdo la speranza.

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