La difficoltà nei videogiochi: easy play VS sfida impossibile

Bloodborne GOTY è l'offerta della settimana su PlayStation Store

Se c’è una cosa che mi fa esplodere il cervello è vedere il mio amichetto di merende Claudio Todeschini quando, in un qualsiasi gioco di corse, imposta la visuale esterna più lontana possibile dalla vettura, se ne frega delle marce manuali e non si fa problemi a lasciare tratteggiata sull’asfalto la traiettoria ideale. Io, dal canto mio, sono talebano in senso opposto, e soffro come un cane bastonato se non posso usufruire della telecamera interna all’abitacolo con tanto di cruscotto in bella vista (senza la quale non riesco a “sentire” la strada) e di un cambio manuale. Il modus operandi è più o meno lo stesso anche in altri generi, come ad esempio gli sparatutto: io parto dal livello di difficoltà più alto e “scendo” solo se proprio non riesco a proseguire oltre, dopo parecchi tentativi (e a volte nemmeno, preferendo una resa onorevole all’onta di ammettere la sconfitta); il keiser, invece, lascia tutto a Normale, senza sentire il bisogno di avere, nella sfida contro il gioco e contro se stesso, uno stimolo per non mollare e passare ad altro. L’approccio è diversissimo e uno non biasima mai l’altro, salvo utilizzare la cosa come pretesto per trollarsi a vicenda appena possibile, in particolare quando io guardo perplesso Claudio mentre affronta Assetto Corsa in modalità Out Run, o quando lui mi osserva faceto mentre mi schianto continuamente in Burnout Paradise, a causa dell’unica telecamera pseudo-frontale disponibile, ovvero quella attaccata all’asfalto.

Driveclub 02

Col passare degli anni, molti utenti “casual” stiano percorrendo la strada che li porterà a diventare “hardcore”

Durante la pausa pranzo capita spesso di parlare tra di noi della cosa, e di come sia possibile affrontare i videogiochi con spiriti agli antipodi, ma entrambi forieri di soddisfazione. La filosofia del nostro Claudio redazionale è molto semplice: quando gioca vuole rilassarsi e, magari, godere di una bella storia; non ci devono essere troppi sbattimenti, perché la Real Life ce ne regala già abbastanza troppi di suo. L’unica eccezione che fa a questa regola è rappresentata da Quake III Arena: in quei momenti il grado di concentrazione del buon keiser schizza a livelli che il suo cervello non riesce a sostenere, tanto che già al terzo frag cominciano a palesarsi segni inequivocabili di bimbominkiaggine. Io, invece, sono alla perenne ricerca della sfida più con me stesso, che con gli altri. Nei titoli di corse, ad esempio, sono solito passare anche parecchie ore a girare sullo stesso circuito, limando centesimi su centesimi e lottando contro la mia stessa ghost car; allo stesso modo, mi beo della soddisfazione donatami dai tre giorni spesi per abbattere quel gran “figlio di” del Vicario Amelia in Bloodborne, o dai 1000G portati in cascina giocando a Rayman Origins su Xbox 360: entrambe le imprese sono state frutto di nottate intensissime, che resteranno scolpite nella mia memoria. Poi, per carità, anche a me capita di giocare “rilassato” e senza sentire la necessità della difficoltà a tutti i costi, ma è innegabile come il massimo del piacere lo provi solo in quei momenti in cui le mie capacità di videogiocatore (e di vecchietto coi riflessi che stanno andando a ramengo) vengono messe sul banco di prova per davvero.

A livello statistico sarebbe interessante capire quale sia l’approccio più “seguito” dall’intera popolazione giocante. L’apertura degli ultimi anni al mercato mainstream mi fa sospettare che la maggior parte dei videogiocatori di oggi (quelli che non sono cresciuti a pane e Turrican) siano più propensi a seguire l’esempio di Claudio, più che il mio. Tuttavia credo anche che, col passare degli anni, molti utenti nati come “casual” stiano percorrendo poco alla volta la strada che li porterà a diventare “hardcore”; non per nulla il genere soulslike sta aumentando costantemente la sua popolarità, e sono certo che le insidie di Bloodborne siano state affrontate con soddisfazione anche da persone che fino a cinque o sei anni fa non sapevano nemmeno come si tenesse in mano un joypad. E voi, da che parte della barricata state?

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  1. mi permetto solo una piccola eccezione al "livello di difficoltà keiser", che è trackmania

    ecco, quello mi tira fuori tutto lo spirito competitivo possibile e immaginabile :sisi:
    Posso dire che sto da entrambo le parti della barricata?

    Ci sono giochi che apprezzo per l'elevata difficoltà e il livello di sfida, ma gradisco anche con titoli più rilassati e pacati dal punto di vista della concentrazione e impegno richiesti.

    Esempio recente, sono passato dall'espansione di Bloodborne (impegnativa) a Life is Strange (rilassato) e ora sono di nuovo su un titolo impegnativo (Pillars of Eternity). Niente di strano che il prossimo titolo che giocherò sarà rilassato. :asd:
    Io sono sempre stato un Claudio. Soprattutto perché sono pieno di hobby e piaceri che il mondo può offrire, e quindi fare l'Ivan farebbe sicuramente perdere quel senso di passatempo in me. Sono un Ivano con le fattezze di un Claudio :v
    Secondo me non tieni conto di un fattore importantissimo: la skill del giocatore.

    Io ad esempio ho scarse skill in quasi ogni gioco che possiedo e, nonostante il mio spirito cerchi sempre di affrontare la difficoltà (ad es giochi di guida con volante e visuale da cruscotto, cambi manuali ci sto lavorando), le mie abilità non ce la fanno a difficoltà più alte di normale.

    Qui non si tratta di metterci di più a fare il livello: io con difficoltà alta non riesco nemmeno ad iniziarlo che già ho perso.

    Sono un keiser per necessità

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