Batman v Superman: Dawn of (In)Justice

batman v superman dawn of justice recensione

Qualcuno di voi, probabilmente, alzerà il sopracciglio: addirittura due articoli su un film – Batman vs Superman: Dawn of Justice – che la critica mondiale ha stroncato quasi senza appello. Il primo è ovviamente la bella recensione di Claudio, con la quale concordo al 100% e che, dall’ottica di un appassionato di cultura pop, analizza gli evidenti difetti ma anche i diversi pregi della pellicola, allo stesso modo non trascurabili. In sede di editoriale, invece, voglio concentrarmi sulle ragioni che possono aver portato a un simile massacro, e insieme ricordare qualcosa di molto importante per la mia storia di appassionato di fumetti, cinema e videogiochi, e che anche Zack Snyder sembra venerare dal profondo.

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Nella recensione del film, il bergamasco dalla mano pesante (e mi riferisco proprio alle manate sulla schiena) ha ragione da vendere quando parla della sostanziale inferiorità dei difetti, rispetto alle qualità del film. Ed è ancora più assennato quando descrive i legami tra il film di Snyder e il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller – ovvero tra un oggetto destinato al largo consumo cinematografico e una delle opere più importanti e influenti della storia del fumetto, capace di cambiare per sempre lo spirito e lo stile con cui vengono raccontati i supereroi.

IL RITORNO DEGLI DEI

La magnificenza di Dark Knight Returns e di Batman: Year One appartiene a un periodo d’oro non solo per Miller, ma per un’intera generazione di fumettisti

Miller non è un autore perfetto, ed è anzi vero che le sue opere si sono fatte più controverse e meno universalmente apprezzabili col passare degli anni. La magnificenza di Dark Knight Returns e di Batman: Year One, però, appartiene a un periodo d’oro non solo per Frank Miller, ma per un’intera generazione di geniali fumettisti. Sono gli anni di Ronin, di Give Me Liberty e delle reinterpretazioni di Elektra Assassins e Daredevil, sempre di Miller (talvolta in coppia con grandi disegnatori, come Dave Gibbons o Bill Sienkiewicz), ed è anche il momento in cui la pura arte letteraria di Alan Moore ci ha regalato capolavori come V for Vendetta, The Watchmen e il piccolo ma eccezionale Batman: The Killing Joke. In questo senso, appare chiara l’affinità tra Zack Snyder e gli appassionati di fumetti di una certa generazione, al punto che descriverne il motivo appare quasi superfluo. 300 e The Watchmen hanno dovuto fare i conti con le regole di durata dei film, nel primo caso in eccesso (inventandosi, cioè, parti inesistenti e nemmeno irreprensibili) e nel secondo in difetto (manca il sottotesto del fumetto nel fumetto, quello della nave maledetta), ma nel complesso hanno mirabilmente centrato il bersaglio in termini di omaggio, messa in scena e pura rappresentazione visiva.

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Man of Steel è già un animale strano, perché ha a che fare con l’eterna sfida di adattare ai tempi moderni un personaggio famosissimo ma difficile, in bilico tra eccesso di potenza e scarsa empatia con una forma di vita sostanzialmente inferiore. Anche la consueta potenza visiva di Snyder ha avuto qualche problema, e tuttavia il film è riuscito a gettare le basi per sviluppi futuri – grazie a un Superman/Clark Kent sempre più alieno e pericolosamente superiore agli occhi dell’umanità – battendo nettamente il predecessore di Bryan Singer per la scelta del protagonista e il puro carisma visivo. E qui arriva il nodo centrale: nel caso di Batman vs Superman mi sono seriamente chiesto se il film che Snyder avrebbe voluto fare, e per il quale è pure passato attraverso lo scolaretto di Metropolis, non fosse davvero Il Ritorno del Cavaliere Oscuro.

NEL SEGNO DI FRANK MILLER

La pellicola contiene una pioggia fittissima di rimandi, al punto che è impossibile ricordarli tutti. Come ha scritto Claudio, l’inizio è la riproduzione quasi in scala uno a uno della scena del fumetto sulla morte dei genitori di Bruce, peraltro d’ispirazione anche per l’analoga sequenza di Christopher Nolan. Il personaggio è un vigilante più violento e anagraficamente maturo di tutti i suoi predecessori, fasciato in una divisa che è la copia sputata di quella del Bruce Wayne sessantenne di Miller, molto più vicina a un’attillata e sdrucita “tuta da lavoro” che non a uno sfavillante costume.

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Ci sono poi le tante sequenze adattate nel nuovo soggetto, e comunque riconoscibili persino nelle inquadrature (attenzione, moderati spoiler): Batman con fucile da cecchino e mantello svolazzante su un’alta struttura di Gotham, oppure pronto a ghermire un nemico con light machinegun da dietro a un muro, e ancora all’interno di un esoscheletro potenziato per reggere l’assalto di Superman, con un regalino di Kryptonite in attesa del momento opportuno. Stesso discorso per la scena del figlio di Krypton che si rigenera alla luce del sole, appena fuori dell’atmosfera, e persino per il taglio della sequenza finale, non vi dico dove né perché, in cui l’estetica e la scelta del luogo sono ancora dalle parti di Dark Knight Returns. Ed è intelligentemente ripresa la naturale dicotomia fra Batman e Superman dell’ultimo capitolo del fumetto (gli altri sono dedicati a doppia faccia, Joker e mutanti di Gotham), andando tuttavia a infilare proprio qui – nella visione che la società ha dei due eroi – il motore del film e la sua diversa natura.

Le scelte produttive di dieci minuti di film hanno finito per preparare il plotone di esecuzione ancor prima dell’uscita

Le cose più importanti dell’intervista a Ben Affleck e Henry Cavill (ormai celebre, in particolare per la visibile tristezza del primo) sono proprio quelle che non vengono dette, per cui le scelte produttive di dieci minuti di film, maldestramente sottolineate dai trailer, hanno finito per preparare il plotone di esecuzione ancor prima dell’uscita. Il primo video era un tripudio di “realistiche” suggestioni in stile Miller, mentre ciò che succede nel secondo è la perfetta rappresentazione del peccato originale del film: l’entrata in scena di una tipa vestita da guerriera amazzone che va a pesantemente a cozzare con tutto, dal design visivo alla costruzione degli stessi personaggi di Batman e Superman. Due leggende affiancate all’improvviso da una cosplayer, visibilmente poco convinta della carnevalata.

RESUSCITARE I MORTI

L’idea è addirittura ovvia fin dal titolo del film (che potremmo ampliare in “Dawn of Justice League”), e regala un minuto di imbarazzo ancora peggiore quando il focus si stringe sui “meta-umani” e, in particolare, sull’ilare siparietto in cam di Aquaman, davvero demenziale. Il ritorno di supereroi minori dovrebbe seguire la scia del successo “corale” dei film Marvel, ma è chiaro che occorrerà lavorarci ancora su a parte, forse, la più abbordabile e apprezzata sostanza di Flash (sembra già notevole, invece, l’operazione sui villain di Suicide Squad). Ribadisco, però, che si tratta di una parte della pellicola molto più piccola e marginale di quanto sembri in tanti commenti della rete, e che il resto è degno dell’attenzione di un appassionato dei personaggi, anche solo per sincerarsi di come, alla fine, il film arrivi molto vicino al miracolo.

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Tanti anni fa si vociferava di una trasposizione cinematografica del Dark Knight milleriano con Clint Eastwood nella parte del vecchio Bruce Wayne (che fa il paio con altre leggende del cinema, come quella su The Truman Show con Harvey Keitel a New York, o come Atto di Forza con Cronenberg e Richard Dreyfuss al posto di Verhoeven e Schwarzenegger), ma alla fine ce la poteva fare anche Snyder, che con The Watchmen ci ha regalato uno degli affreschi più fedeli e appassionati del fumetto supereroistico “impegnato”. Francamente mi è rimasto il desiderio di un Batman solitario diretto dallo stesso regista, e non so nemmeno se sarà possibile.
La pioggia di cattiverie stavolta è fittissima, ed è difficilissimo ripararsi da quelle che non hanno senso.

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  1. Ekkekkavolo... a me è piaciuto parecchio, buon inizio per la League. Ok non è gli Avengers ma, nel tripudio del miglior "Batman senza Joker" del cinema, si eclissano alla svelta le brevi vaccate (come appunto i file segreti sui metaumani... vabbé).

    Son stato tralaltro accompagnato dalla solerte compagna che, non avendo alcun background, ha apprezzato molto anche la bella Diana Prince, pensa te :-) ...meno la Lois... infatti manco si ricordava il nome.

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