Il chierico della discordia

Il chierico della discordia

Nel corso dei miei editoriali mi sono spesso chiesto quale possa essere la strada da percorrere per la critica videoludica per accompagnare al meglio l’evoluzione e la crescita del medium: sono consapevole che a volte restiamo indietro, siamo prigionieri di schemi di produttività consolidati che non sono sempre efficaci con i tempi che avanzano. Il mondo dell’informazione muta costantemente, e se è vero che la critica non può restare sulla sua torre d’avorio a specchiarsi nella sua competenza, non è ugualmente vero che il disconoscimento generico di una figura di riferimento che ha un ruolo preciso di cui si assume tutte le responsabilità possa necessariamente portare benefici. È innegabile che pareri e considerazioni con persone a noi vicine per idee e contesto ci sembrino a volte più veri, più convincenti e più “nostri”, ma è davvero così?

Pareri e considerazioni con persone a noi vicine ci sembrano a volte più veri ma è davvero così?

 Il mio discorso non vuole arrivare ai casi limite dove, per esempio su Steam, gli utenti vendono le recensioni, o neanche quando influencer più o meno noti prestano il proprio volto a prodotti e sono percepiti come informazione: è evidente che nel primo caso è in atto una frode e nel secondo c’è un fraintendimento di base nel flusso di comunicazione. Mi riferisco a un’anomalia più naturale, quella che vede emergere nei pareri del pubblico un filone d’opinione e, se vogliamo, uno schieramento culturale granitico che prende una posizione netta nei confronti di un titolo sulla base di un preconcetto o di una risposta a una determinata scelta degli sviluppatori e condiziona pesantemente non solo l’intera agenda mediatica attorno al prodotto, ma anche la sua valutazione negli aggregatori di recensioni dal basso.

Mizhena, Baldur's Gate

I più attenti avranno immediatamente colto il riferimento al caso Baldur’s Gate: Siege of Dragonspear, che a fronte di (uno solo al momento, ma di sicuro aumenteranno a breve) un parere della critica probabilmente molto positivo vede una cascata di valutazioni negative da parte degli utenti, sia su Metacritic che su Steam. Perché? Bug? No. È rotto? Neanche. Trasforma i Forgotten Realms nel mondo dei Puffi? Per niente! E dunque? Il problema sarebbe nella scrittura del gioco, in particolare nella scelta di Amber Scott, sceneggiatrice, di inserire nel gioco Mizhena, un chierico transgender. Una scelta interessante, che si inserisce perfettamente nella logica di Beamdog di aggiornare l’intero franchise anche dal punto di vista tematico, tratteggiando in maniera più approfondita una condizione dell’esistenza che nel calderone dei Forgotten Realms, una delle ambientazioni più pop dell’intero universo di D&D, mi sembra tutt’altro che anormale. In soldoni, ci sono elementali, stirpi planari, miscugli tra divinità, razze e stati della materia, incantesimi per cambiare identità e forma e vuoi che non ci sia qualunque forma di transizione di genere? D’altronde, è quello che sostiene anche il creatore originale dei Forgotten Realms, Ed Greenwood, che ha pubblicato alcuni post di solidarietà con Amber Scott e Beamdog sul proprio account Facebook. Quindi tutto chiarito? E invece no, visto che una grossa parte dei giocatori, pur, ovviamente, specificando di “non essere razzista”, sia inviperita dalla scelta di aver portato “l’ideologia LGBT” all’interno di “un gioco classico”. La follia della situazione è abbastanza evidente, così come appare chiara la strategia comunicativa scelta da quella che, attualmente, è la maggioranza delle persone che si sono esposte su Metacritic o Steam: ribaltare il problema, accusando Beamdog di quello che, in realtà, muove il proprio commento, ovvero basare la propria opinione su un’ideologia.

Quel bollino rosso su Metacritic o quei pollici in giù su Steam contano

Ecco, oggi è una posizione culturale francamente imbarazzante, domani potrebbe essere un senso di revanscismo contro le mosse di una software house (ops, forse questo era ieri), dopodomani una scelta viziata da un’altra corrente di pensiero più o meno dominante. Sono strumenti di critica e giudizio validi? No. Contano? Sì, perché in ogni caso quel bollino rosso su Metacritic, o i pollici giù su Steam, per quanto io sia il primo a illudermi che non dovrebbero contare, alla fine spostano copie e influenzano comunque la percezione di un prodotto, soprattutto nella testa delle persone che hanno meno tempo per informarsi e, giustamente, si fidano dell’indicazione complessiva riassuntiva. E dunque? Confischiamo mouse e tastiera a una fetta di popolazione? Se istintivamente, e in maniera anche un po’ brutale, verrebbe da rispondere di sì, sono convinto che non sia giusto limitare le possibilità di espressione dal basso. Forse, però, sarebbe utile ridiscutere i pesi e l’importanza dei pareri all’interno degli aggregatori, così come magari inserire nel discorso complessivo sulla critica non solo le mancanze – a volte palesi, a volte presunte, a volte semplicemente fortuite – dei giornalisti, ma anche la maturità cognitiva del pubblico e la sua capacità di avere uno sguardo di insieme.

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  1. Molte recensioni su steam lamentano una bassa qualità della scrittura generale rispetto agli standard di Baldur's Gate (e qualche bug di troppo), e solo alcune fanno riferimento al personaggio transgender. Non so come sia la situazione su Metacritic. Comunque se non sbaglio Amber Foley lamentava il sessismo presente nella saga (pensiero che non condivido), da qui credo la volontà di "allargare la visuale" inserendo personaggi meno convenzionali per questo tipo di gioco e pubblico. Scelta giusta o sbagliata? Personalmente il gusto sessuale dei personaggi nei videogiochi mi interessa relativamente, come giustamente fate notare Planescape è un guazzabuglio di tipologie di razze e filosofie di pensiero, quindi perché no? Vorrei solo che questo genere di "scontro" sulla sessualità non venga portato a forza anche nei videogiochi, ma temo sia troppo tardi. Un'ultima cosa, mi lascia un po' basito che ultimamente si venga a sapere prima dei gusti sessuali dei personaggi di un tal film (vedi il prossimo Star Wars) e videogioco piuttosto che altre informazioni magari più interessanti.

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