Una PlayStation non vale un iPhone?

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Per una console che se ne va, tra le lacrime del Kikko, un’altra pare arrivare all’orizzonte: la PlayStation 4.5 o NEO o 4K sembra sempre più una realtà possibile, con il pubblico diviso tra esaltazione e fastidio, nell’ennesima puntata dello scontro tra integrati e apocalittici. I primi sono genuinamente contenti della possibilità di giocare i propri giochi al meglio di quanto possa offrire la tecnologia, non vedono l’ora di dare un senso ai propri schermi 4K e sostengono la scelta di Sony di aggiornare il proprio hardware in corsa, senza necessariamente aspettare una nuova generazione di console. I secondi, dal canto loro, probabilmente hanno comprato una PS4 da poco e l’idea che un nuovo modello, più performante, sia disponibile di qui a qualche mese non è di quelle più facili da digerire. Inoltre, il timore che la corsa all’hardware trasformi il rilassante mondo delle console in una gara alla configurazione prestante simil-PC sembra gettare ombre sulla manovra di Sony.

PlayStation 4.5

Sinceramente, comprendo le ragioni di entrambi, ma non posso che schierarmi dalla parte di chi è assolutamente entusiasta di scoprire se all’E3 ci sarà questo fantomatico reveal. Il primo motivo che mi vede schierato con gli integrati è di analisi della realtà: le architetture interne delle console sono già molto simili a quelle dei PC, e l’aggiornamento hardware rientra, paradossalmente, in un’ottica di allungamento della generazione che, con un paio di ritocchi, può tranquillamente arrivare a 10 anni di età. Questo, in realtà, dovrebbe fare la felicità anche di chi non ha, legittimamente, la benché minima intenzione di investire i soldi nella versione +0.5 di PS4, visto che allungare l’arco di vita della console vuol dire spalmare ancora di più l’investimento iniziale, e l’unico scotto da pagare sarà quello di sacrificare un po’ di dettaglio grafico, proprio come accade, da anni, nel mondo PC, senza che nessuno si lamenti più di tanto e, soprattutto, senza che questo possa cambiare drasticamente l’esperienza. In un mondo dei videogiochi sempre più integrato, l’idea della scalabilità al posto della sostituzione è un concetto che potrebbe giovare al medium intero, garantendo ai dev anche una maggiore continuità di sviluppo su un hardware familiare su cui creare sarà via via sempre più semplice.

Certo, mi sto fidando alla cieca dell’intera linea produttiva e parto dal presupposto che ogni titolo sarà giocabile senza problemi anche su PS4 liscia, ma credo che, qualora Sony abbia davvero scelto di seguire l’idea dell’aggiornamento, la situazione sarà ampiamente sotto controllo e gli sviluppatori avranno dato ampio margine di garanzia. Quello che voglio dire è che partire con il preconcetto è sempre sbagliato, e ci sarà tempo per ricredersi laddove la realtà dei fatti ci porterà a constatare diversamente. D’altronde, non capisco lo sgomento per la scelta di Sony anche per un altro motivo, prettamente legato al mercato e alle abitudini di consumo: siamo in un’era tecnologica in cui il meccanismo dell’upgrade è già bello che radicato nella quotidianità.

iphone evolution

Siamo in un’era tecnologica in l’upgrade è già bello che radicato nella quotidianità

 Al di là del New 3DS di Nintendo, dispositivo che non ha cambiato radicalmente la vita dei possessori di 3DS semplice, il mio sguardo si rivolge più che altro al mondo degli smartphone: guardavo il numero di modelli di iPhone (per comodità, ma possiamo riferirci a qualunque brand famoso) usciti dal 2007 e sono arrivato a contarne 13. Attualmente, sul mercato vivono serenamente gli ultimi 5 modelli, ma possiamo facilmente arrivare a 9 se contiamo i dispositivi che supportano le caratteristiche principali dell’universo iOS e che permettono di fruire di tutti i giochi pubblicati su AppStore e di far girare senza problemi tutte le app. Questo vuol dire che la totalità dei telefoni con la mela usciti dal 2012 a oggi sono utilizzabili ancora e, in un mercato che vede il consumatore medio cambiare il proprio smartphone ogni due anni, il risultato è abbastanza sorprendente, nonché confortante e, soprattutto, considerato assolutamente normale. Dato che il costo degli smartphone è mediamente comparabile con quello delle console e il target di riferimento dei cellulari è assolutamente più ampio e meno disposto a spendere dopo l’acquisto iniziale (le App costano molto meno dei videogiochi per console), davvero non ho motivi per non pensare che la logica dell’upgrade hardware sia la naturale evoluzione del mercato dell’intrattenimento casalingo. Tra l’altro, sono convinto che nel coro di chi ha salutato con spregio quello che a oggi è solo un rumor, seppur molto forte, ci siano le stesse voci che poi, vai a vedere, si lamentano dei 30 fps di Uncharted o dell’aliasing di quell’altro titolo.

Insomma, il dubbio che, come al solito, si stia facendo tanto rumore per nulla, mi viene, soprattutto perché laddove PS4.5 diventi realtà, sono convinto che i programmi di “permuta” pulluleranno di qui e di là e, pur senza voler ipotizzare una qualche offerta di Sony stessa, secondo me l’investimento iniziale per l’upgrade non sarà neanche così alto. Chiudo con un’ultima considerazione: Sony sta dominando questa generazione non tanto dal punto di vista dei giochi e delle esclusive, quanto da quello di marketing e di comunicazione, grazie ai quali è riuscita a costruire ponti d’oro anche su un semestre praticamente “nullo” a livello di line-up (multipiattaforma escluso). È davvero lecito, dunque, avere dubbi sulle politiche di tutela del cliente base, vista la capacità di Sony di gestire la sua fan base negli ultimi tempi? Secondo me no, o meglio, volendo sì, ma si è conquistata sul campo il benefico del dubbio, e anzi, dopo il magnifico colpo di teatro all’E3 dell’anno scorso, sono davvero ansioso di scoprire cosa si inventeranno tra un mese e mezzo.

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