Datemi cross save, cross buy e cross play!

Rocket League rumble

Ci stavo pensando proprio ieri, quando ho rimesso il disco di Overwatch dentro la PS4 per farmi un nuovo giro, dopo il tour de force che mi ha visto alternare la versione console a quella PC per la stesura della recensione. Avere due profili separati, con due salvataggi separati, è una roba che mi manda ai matti, e di cui capisco poco i motivi. Hearthstone, per dire, mi fa loggare da qualsiasi piattaforma e mi permette di giocare col mio deck a prescindere che sia seduto alla scrivania di fronte a un PC, in metropolitana con in mano uno smartphone, o sul trono col fido tablet appoggiato sulle ginocchia. Ok che stiamo parlando di un free to play, ma perché non deve essere sempre così anche per i prodotti a pagamento, dico io?

La prima cosa che dovrebbe essere universalmente abbracciata da publisher e sviluppatori è il cross buy, almeno per quei titoli che richiedono un accesso ai server tramite account. Se sto giocando a Overwatch (ma anche a qualsiasi altra cosa) su PC, vorrei poter scaricare il suddetto anche su console. Sono sempre io che ci gioco, login e password sono miei, ed è pacifico che sia io il fruitore del prodotto e nessun altro. La logica del “non te lo permetto, perché altrimenti ci fai giocare anche il vicino di casa” non vale perché prescinde dalla piattaforma; e comunque, se decido di “prestare” le mie credenziali di accesso a Battle.net (o a qualsiasi altro client), posso benissimo farlo anche per la versione in mio possesso. Una volta che è previsto uno e un solo accesso contemporaneo per utente, il problema sollevato vale al pari di una foglia di fico che copre le pudenda di publisher pigri.

Overwatch Widowmaker

Avere due profili separati, con due salvataggi separati, è una roba che mi manda ai matti

Il passo successivo del ragionamento coinvolge il cross save. Mi vuoi costringere a comprare due versioni dello stesso gioco, perché trovi che il cross buy sia per te un impedimento insormontabile verso luminosi guadagni? Benissimo… non sono d’accordo, ma è una tua scelta e non posso farci molto se non farti notare che, dal mio punto di vista, è un errore grossolano. Però diciamo che, se io sono uno spendaccione inguaribile e ho soldi da buttare, per invogliarmi ad acquistare due copie del tuo prodotto devi darmi un servizio aggiuntivo, ovvero fare in modo che la mia partita sia sincronizzata, a prescindere dalla piattaforma. Questo è vero ancor di più per quei titoli che non prevedono differenze di contenuti tra una versione e l’altra. Si prenda esempio da Square Enix, per dire, che consente il trasferimento dei save game di Final Fantasy X/X-2 Remaster tra le versioni PS3, PS4 e PS Vita, usando un sistema a dire il vero poco amichevole (i file devono essere forzosamente caricati sul cloud del publisher, e poi scaricati a mano dall’altra parte), ma che al sottoscritto consente di giocare comodamente sul TV di casa e poi, nei fine settimana estivi o durante le ferie, di continuare le avventure di Yuna e Tidus sotto l’ombrellone, in formato handheld.

Per lo meno, qualcuno ha finalmente capito che è intelligente investire qualche soldino sul cross play, ultimo elemento del triunvirato, ma non per questo meno importante. Non tutti hanno la possibilità di avere in casa ogni piattaforma esistente. Mi è capitato di non riuscire a dedicarmi ad alcuni titoli (come Rainbow Six Siege, giusto per citarne uno), perché la copia in mio possesso era per PS4, mentre una buona fetta dei miei amici ha cominciato a giocarlo su Xbox One e lì ha continuato. Non sono favorevole al cross play in toto, intendiamoci: capisco benissimo che uno sparatutto non può mettere in competizione chi gioca con un pad e chi invece usa mouse e tastiera, perché la lotta sarebbe impari. Però ci sono alcuni generi, come i titoli di corse e gli sportivi, che ben si prestano alla cosa, senza contare che il cross play da console a console non pone alcun limite di questo tipo, e prevede eventualmente solo blocchi contenutistici (maledette esclusive temporali sui DLC!). Qualcosa per fortuna si muove: Rocket League è un ottimo esempio della direzione da intraprendere, mentre Blizzard, per il già citato Overwatch, ci sta pensando. Speriamo che in futuro questi esempi rappresentino la norma, e non l’eccezione che fa gridare al miracolo.

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