Lega inossidabile

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Fra i tanti titoli presentati e approfonditi all’E3, mi ha particolarmente colpito il trailer di Horizon: Zero Dawn. Non tanto per le ambientazioni, un incrocio tra le lande nordiche di Skyrim e le terre primigenie di Far Cry Primal, né per i biomeccanoidi che ne popolano il distopico universo, con più che generosi accenni a quanto già visto in Mass Effect, quanto per l’impatto, visivo e narrato, della protagonista: Aloy sembra un avatar fantastico, un character i cui caleidoscopici panni non avrò problemi a vestire, nonostante la differenza di genere.

Aloy, nome che fonicamente richiama il lemma inglese “alloy” (lega), mostra determinazione, convinzione e tenacia, fusi in un’amalgama perfetta che profuma di quintessenza. Siamo dalle parti di The Longest Journey, con April Ryan, o nei gelidi dintorni di Syberia, con l’inesauribile Kate Walker, o ancora nella periferia del più recente Memoria, pregevole avventura bipartita di Daedalic, impreziosita dalla presenza di Sadja al-Kebîr, protagonista che decisamente ruba la scena all’impacciato Geron in quanto sinonimo di ferrea forza di volontà.

horizon zero dawn e3 2016 immagine ps4 05

Aloy è – o almeno appare da quanto finora visto – una “femmina alfa”

Eppure, ciascuna di queste eroine mostra almeno un punto debole che si palesa nel corso della storia: l’incespicare di Kate Walker sul finire dell’onirico viaggio tratteggiato da Benoît Sokal, l’ingenuità di April nei confronti dei sentimenti dell’eterno amico Charlie e il terribile segreto di Sadja sono elementi che conferiscono umanità alle protagoniste summenzionate. Aloy è – o almeno appare da quanto finora visto – una “femmina alfa”, se mi passate la definizione; una sopravvissuta “tutta d’un pezzo” atta ad affrontare il pericolosissimo universo concepito da Guerrilla Games. Tutti dettagli, questi, che si possono scorgere dalla postura, dalle risposte recise e convinte con cui liquida le superstizioni dei suoi pari maschi (sarà un leitmotiv del gioco?), e nella luce fredda di quei begli occhi verde foglia.

I capelli impossibilmente lunghi, figli di un’extension improbabile, e gli squisiti abiti “indiani” esplicano una pregevole cura per la persona, ma l’apparente freddezza e la maestria nel maneggiare le armi possono nascondere una cifra umana? La speranza è questa, perché solo una grande umanità può salvare il mondo dall’impalcatura meramente logica delle macchine: un messaggio che spero il gioco sarà in grado di convogliare sulla falsariga di quanto già mostrato nel più recente Battlestar Galactica.
Dhiyo yo nah prachodayat – Guide my soul on the path of light (guida la mia anima sul sentiero della luce).

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