#Brexit - Cosa succederà all'industria dei videogiochi?

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AGGIORNAMENTOVersione completa, in italiano, delle dichiarazioni di TIGA e Ukie, le due principali associazioni di categoria del Regno Unito

La Gran Bretagna ha votato. Leave. A cominciare dalle prossime settimane, inizierà la lunga e complessa procedura per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, e che potrebbe richiedere anni prima di essere portata a termine. Considerata l’importanza e la rilevanza dell’Inghilterra nell’industria dei videogiochi, forse è il caso di cominciare a porsi qualche domanda su cosa potrebbe succedere nel nostro settore.

Il peso dell’industria dei videogiochi (non solo inglese) è enorme

Innanzitutto, qualche cifra: alla fine del 2014, come riporta Wired, il valore aggiunto lordo dell’industria dei videogiochi all’economia dell’intero paese è stato di 36,578 miliardi di sterline, più di cinema, televisione, editoria, design, moda e architettura messe insieme. Stando a Creative Skillset (pdf), l’industry videoludica inglese impiegava nel 2015 più di diecimila persone. L’ultima ricerca di Ukie porta un altro po’ di cifre sull’importanza e l’impatto dell’industria videoludica inglese a livello internazionale, spinta da blockbuster come Grand Theft Auto, la serie Batman di Rocksteady e Monument Valley, che genera qualcosa come due miliardi l’anno di vendite nel mondo. Poi ci sono altri aspetti, più difficilmente quantificabili, ma non per questo meno importanti. Il fatto che il Regno Unito sia un importante luogo di investimento per compagnie oltreoceano, Stati Uniti in particolare, rappresentando di fatto la “testa di ponte” per l’accesso all’enorme mercato europeo.

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Non è un caso che, in un sondaggio commissionato lo scorso aprile da Ukie, l’80,6% degli intervistati (tra sviluppatori, publisher e società connesse al settore) ha affermato che, considerando gli interessi della propria compagnia, la decisione di rimanere in Europa porterebbe maggiori benefici al Regno Unito rispetto alla scelta di andarsene. Solo il 3,2% degli intervistati ha affermato che le cose andranno meglio se vincesse il Leave (il rimanente 16,2% si è detto indeciso). Lo stesso sondaggio, effettuato una decina di giorni fa, non mostra percentuali poi tanto diverse, ma mette in evidenza alcuni aspetti che val la pena sottolineare, e su cui si giocherà poi concretamente la partita nei prossimi mesi.

Il governo inglese, innanzitutto, dovrà spendere un quantitativo di tempo e risorse non indifferente, nei prossimi anni, nel rinegoziare trattati, e riscrivere leggi di ogni natura e sorta. Due anni, ma forse anche di più, considerato che una cosa del genere non è mai avvenuta prima. Uno dei primi compiti dell’industria del videogioco (e di quella creativa in generale) sarà lavorare e fare pressioni affinché non venga messa all’angolo, dimenticata, e venga tenuta in debita considerazione, insieme a tutti gli altri settori.

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Uno degli interrogativi più pressanti riguarda la sorte di chi viene in UK per studiare e lavorare nel settore dei videogiochi

Il problema principale riguarda però lo status di cittadini non inglesi che studiano e lavorano in UK. Il Regno Unito ha il maggior numero di università che in qualche misura si occupano di videogiochi, a cui accedono studenti di tutto il mondo. Il Brexit imporrà la stesura di nuove leggi sull’immigrazione, che saranno prevedibilmente più restrittive, il che implica minori opportunità di formazione, e di conseguenza minor qualità. Lo stesso dicasi per la difficoltà che prevedibilmente incontreranno gli studi inglesi nell’assumere gente proveniente dall’estero, in un settore in cui si è sempre privilegiato il talento rispetto al paese di provenienza stampato sul passaporto.

Altro aspetto non meno trascurabile riguarda i finanziamenti al settore di arte e sviluppo, volano importante per un settore creativo come quello dei videogiochi, e che in questo scenario rischiano di essere messi in coda alle priorità del legislatore. Non è neanche certo che possa essere mantenuto il programma del Video Games Tax Relief, e che attualmente permette agli sviluppatori di farsi restituire il 20% dei costi di produzione, e che potrebbe essere messo da parte per aiutare altri settori.

Insomma, come capite anche voi la situazione è tutt’altro che semplice, anche nel mondo colorato e divertente dei videogiochi. Per il momento vi lascio con queste prime considerazioni, ma ci torneremo sicuramente sopra nei prossimi giorni.

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  1. Credo sia corretto dire che, come sempre, gli anziani hanno mandato a...donne di facili costumi il futuro dei giovani.
    Satan Shark
    Tristezza infinita...ora dovrò pure farmi il passaporto per andare a Londra...


    Il passaporto per andare a London ti serviva anche adesso, visto che la carta d'identita' italiana e' vista con particolare diffidenza. Chip e passa la paura.
    La Rikkomba Vivente
    Il passaporto per andare a London ti serviva anche adesso, visto che la carta d'identita' italiana e' vista con particolare diffidenza. Chip e passa la paura.


    Ma cosa stai dicendo, per cortesia?

    Sono andato a Londra in viaggio di nozze poco tempo fa e non solo non ho avuto nessun controllo all'ingresso (cittadini UE, bastava la carta d'identità), ma nessuno mi ha guardato con diffidenza alcuna.

    Il passaporto non l'ho mai fatto in vita mia, mi sarei accorto probabilmente se me lo avessero chiesto.
    Non facciamone una tragedia. Il passaporto io ce l'ho da anni (e non vedo questo problema nel farselo, serve comunque per viaggiare oltre l'UE, altrimenti manco a vedere le piramidi puoi andare, o il Cremlino) e ho lavorato in paesi ben peggiori dell'UK in quanto a restrizioni, per i professionisti, di cui hanno bisogno, applicheranno nuove normative, chi lo prende nel sedere è quello che va a fare il cameriere in pizzeria... Poi si può discutere se sia un bene o un male (per me è comunque un male), ma se devi andare a fare il cameriere in UK, il problema è in Italia...
    Io non ho il passaporto e mi hanno chiesto oltre 70€ per farlo. In più servirà il visto turistico, e non si potrà più fare come ora che si va lì, ci si iscrive al collocamento e si cerca lavoro. Funzionerà come per gli USA o l'Australia. Anche gli studenti in Erasmus saranno inguaiati.

    A tutto questo si aggiungeranno poi i dazi doganali che faranno alzare il costo dei voli e delle spedizioni.

    Per la questione "Cameriere" c'è da dire che qui se fai il cameriere in un pub non esiste la mancia (si paga alla cassa), inoltre pure al ristorante non abbiamo minimamente la cultura di lasciare una mancia congrua del 5-10% ma ci limitiamo al massi a lasciare un paio di euro anche se si mangia in 20! A questo poi aggiungici che fino a poco fa la Sterlina era cambiata a 1,30€ o più.
    Picard
    Ma cosa stai dicendo, per cortesia?

    Sono andato a Londra in viaggio di nozze poco tempo fa e non solo non ho avuto nessun controllo all'ingresso (cittadini UE, bastava la carta d'identità), ma nessuno mi ha guardato con diffidenza alcuna.

    Il passaporto non l'ho mai fatto in vita mia, mi sarei accorto probabilmente se me lo avessero chiesto.


    E' bello che ti sia sposato. Il fatto che nessuno ti abbia guardato suggerisce che sia stato un affare :sisi:
    Io ci ho provato a dare la mancia ai camerieri più sfruttati (a sentir il parere comune)... purtroppo ai Mcdonald's non è mi è mai stato permesso. Anche a Londra, due anni fa. Ora non so.

    Leggermente OT comunque :-P
    FabioRemillard
    Io ci ho provato a dare la mancia ai camerieri più sfruttati (a sentir il parere comune)... purtroppo ai Mcdonald's non è mi è mai stato permesso. Anche a Londra, due anni fa. Ora non so.


    Al McDonalds si dovrà lavorare pure tanto (per via dei troppi clienti in determinate ore), ma almeno ti mette a posto con stipendio dignitoso (anche 1200€\mese per il tempo pieno), contratto e contributi versati.
    FabioRemillard
    Io ci ho provato a dare la mancia ai camerieri più sfruttati (a sentir il parere comune)... purtroppo ai Mcdonald's non è mi è mai stato permesso. Anche a Londra, due anni fa. Ora non so.

    Leggermente OT comunque :-P


    In UK ogni azienda ha la sua tip policy. C'e' chi le proibisce, chi infila la mancia nel conto finale, chi te la infila prima del pagamento con bancomat e chi ha un tazzone o barattolo con un fondo comune.

    In ogni caso, il tipping e' raccomandato ma non e' cosi' fondamentale come in US, dove devi dare la mancia per farti passare una bottiglia di birra da sotto il bancone.
    Intanto ora la Sterlina continua a sprofondare. Ora è scesa sotto il punto minimo toccato il 24, si nei confronti dell'Euro che del Dollaro.

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