Videogiochi e VIP: la finta sindrome di Peter Pan

la sindrome di peter pan editoriale 1

Che il compianto Robin Williams, come l’immarcescibile Jack Black, fosse un giocatore di lungo corso era cosa nota (la figlia si chiama Zelda mica per nulla, e negli occhi ho ancora il ricordo dello spot girato in occasione del lancio di Ocarina of Time 3D), ma il mondo dei VIP è pieno di “insospettabili” celebrità che amano passare parecchie ore con un joypad in mano, piuttosto che con mouse e tastiera. Ad esempio, lo sapevate che Henry Cavill, l’ultimo Superman cinematografico, è talmente impallinato di World of Warcraft da aver rifiutato la prima telefonata di Zack Snyder perché era troppo occupato in un raid? Che dire poi di Megan Fox, che passa una parte delle sue serate a sparare in multiplayer sui server di Halo e a menare le mani come un fabbro su quelli di Mortal Kombat? Ce la vedete Rosario Dawson che preferisce un giro su Pokémon a una cena a lume di candela con un bel maschione palestrato? Vogliamo parlare di Mattew Perry, che ha giocato così tanto a Fallout 3 da aver sviluppato la sindrome del tunnel carpale, e non pago ha già accumulato 400 ore sul quarto capitolo della serie? Justin Theroux, Will Arnett, Jerry O’Connell e Jason Bateman sono invece soliti ritrovarsi a fare gruppo sui server di Call of Duty… l’avreste mai sospettato?

Io stesso, nella mia lunga carriera, ho avuto modo di incontrare online qualche personaggio più o meno famoso. Per alcuni mesi, ad esempio, ho fatto gruppo con Francesco Facchinetti (non fatevi ingannare dalle apparenze… è un pezzo di pane e uno che non se la tira proprio) in estenuanti sessioni a Rainbow Six 3, senza contare i tornei folli a PES che era solito organizzare a casa sua quando ancora eravamo abbondantemente sotto i trenta e non tenevamo famiglia. Nel mio palmares annovero anche una partita a Virtua Tennis 3 con Rocco Tanica (passato peraltro di recente in redazione per girare uno speciale per SKY Arte), il quale mi ha ribaltato talmente in malo modo da avermi spinto a rivendere il gioco il giorno dopo, per sopraggiunta amarezza.

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le parole dei ben informati contano, ma quelle dei VIP, purtroppo, contano ancora di più

Al di là di quelli che hanno fatto outing – e la cui lista è ben più lunga di quella che ho sciorinato all’inizio – sono convinto ci siano tantissimi altri VIP che coltivano la passione per i videogiochi ma che non hanno il coraggio di confessare la cosa, quasi fosse un fatto di cui vergognarsi. Come se, insomma, si sentissero addosso una Sindrome di Peter Pan che in realtà non è (c’è una bella differenza tra restare bambini e continuare a coltivare il bambino che è dentro di noi) e che chissà quali effetti nefasti potrebbe avere sulla loro carriera, qualora diventasse di dominio pubblico. Vista l’influenza che – ahimé – hanno molti di loro nella testa delle persone, sarebbe un bene che ne parlassero un po’ di più, senza farsi troppe seghe mentali. Nessuno si stupirebbe se un intervistatore chiedesse a Jessica Alba qual è il suo film preferito o il brano musicale che è solita canticchiare sotto la doccia, e quindi perché non domandarle cosa ama giocare nel tempo libero? Forse qualcuno si stupirebbe di sapere che l’attrice statunitense, di tanto in tanto, si fa un giro su un Super Mario o uno Zelda a caso; a furia di dai e dai, però, anche i più reticenti perbenisti comincerebbero a considerare i videogiochi alla stessa stregua di cinema e musica, e punterebbero il loro fucili verso un nuovo demone cui dare la caccia. Perché si sa che le parole dei ben informati contano, ma quelle dei VIP, purtroppo, contano ancora di più.

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