Non è un paese per vecchi

non è un paese per vecchi editoriale 1Ho una confessione da fare: a volte, quando scrivo l’ennesimo articolo su qualche videogioco appena uscito, mi domando se ha effettivamente senso quello che sto facendo. Non voglio essere frainteso: io amo alla follia scrivere (altrimenti non sarei nemmeno qui in questo momento), e sognavo di farlo sin da quando molestavo l’edicolante dall’alto dei miei tredici anni. Il motivo di tale dubbio esistenziale deriva dall’inevitabile cambiamento che c’è stato, da vent’anni a questa parte, per quanto riguarda l’informazione in fatto di videogiochi: quando sul mio mento non era ancora spuntata la barba tutto era incredibilmente più lento, tranquillo e, oserei dire, difficile, partendo proprio da quel modem a 56k che nascondeva i Gremlins dentro e arrivando ai rari e poco forniti negozi che, per la modica cifra di novantanove mile lire e un rene, potevano fornirti una copia dell’ultimissimo capitolo di Ultima. Spendere a cuor leggero cifre del genere era impossibile, e per andare a colpo sicuro sull’acquisto del trimestre (o, per i più fortunati, del mese) si era costretti a riporre la propria fiducia sui professionisti del settore, che grazie alle loro critiche e opinioni ci facilitavano non poco la vita. Noi lettori (per ovvi motivi mi ci metto anche io) affrontavamo un’enorme prova di cieca fiducia verso i nostri beniamini: se l’FBS diceva che Tomb Raider 2 non doveva temere confronti con il primo capitolo della saga, io ero CERTO di poter spendere quei fior di quattrini e portarmi a casa il gioco. Dire che oggi le cose sono “leggermente diverse” è un eufemismo.

La velocità dell’informazione, la facilità nel reperire i più disparati pareri grazie a internet, video di gameplay e chi più ne ha più ne metta hanno quasi, oserei dire, sostituito la cara vecchia recensione: in tre minuti di video è possibile farsi un’idea, sicuramente affrettata e incompleta ma “propria”, su un’opera che ci interessa. Nel dubbio, con un paio di click, è anche possibile chiedere il parere di amici, conoscenti, sconosciuti e gente a caso: io stesso solitamente cerco sempre di sentire più “campane” possibile, appunto per evitare di sbagliare. Continuo tuttavia ad avere i miei saldi punti di riferimento tra chi scrive di giochini: semplicemente mi trovo particolarmente affine con i gusti ludici di alcuni, e di conseguenza un loro parere positivo su un titolo equivale quasi sempre a un acquisto sicuro da parte mia.

edicola_tgm_the_games_machine_1_settembre_1988_non è un paese per vecchi editoriale 1Oggi però, rispetto al passato, “sbagliare” non è più un dramma: il prezzo dei videogiochi (almeno per PC), tra saldi, offerte e bundle è più che dimezzato, e spesso si preferisce comunque farsi la propria sacrosanta esperienza, positiva o negativa che sia. Non vi è nulla di sbagliato, anzi: tutti siamo diversi, e non dobbiamo dimenticarci che la recensione altro non è che “un consiglio” da parte di qualcuno che è abituato a masticare videogiochi. Di conseguenza non deve stupire che un titolo, magari bocciato dal sottoscritto con dovute motivazioni al seguito, possa comunque piacere e divertire. Qualcosa però, rispetto agli anni ’90, rischia di rompersi, e si parla proprio di quel magico rapporto di fiducia che si crea tra lettore e redattore: se quindici anni fa solitamente si leggeva una recensione e, in caso, si acquistava il gioco trattato, oggi prima si acquista il titolo, poi si va a leggere la recensione in cerca di conferma. Se la propria idea non coincide con quella dell’articolista è tragedia.

Tutto va veloce. Un videogioco deve ancora uscire che già è possibile godersi live su Twitch, video su YouTube e, per colpa di quel mostro chiamato hype, abbiamo già deciso se sarà un capolavoro o una ciofeca. Proprio per questo, come scrivevo all’inizio, a volte mi chiedo se ha ancora senso quello che sto facendo. Un po’ di tempo fa stavo mettendo anima e corpo nella recensione dell’ultimo capitolo di quel Life is Strange che tanto ci ha strappato il cuore, quando mi sono fermato, in preda allo sconforto, illuminato da una triste verità: l’ultimo capitolo di una saga episodica, acquistata per forza di cose in blocco e dalla durata una manciata di ore ha veramente bisogno di una recensione? Una volta pubblicata (figuriamoci poi nell’edizione cartacea) gli interessati avranno sicuramente già terminato la propria avventura, e di certo non hanno bisogno di “un consiglio” su come spendere al meglio i propri denari.

Questo orribile quesito è durato diversi giorni, ma poi la risposta è caduta dal cielo: tutto, nel corso degli anni, è cambiato, e io ero rimasto stupidamente legato ad abitudini del passato che – appunto – non hanno senso di esistere nel 2016. Ciò che scrivo, le “recensioni”, non hanno più lo scopo di guidare un acquirente verso un titolo di qualità: sono semplicemente i pensieri di un giocatore attempato che vengono messi nero su bianco al fine di creare spunti di dialogo e di riflessione. Ben vengano quindi le frecciatine verso una recensione che non corrisponde al proprio pensiero, e ben vengano le sfuriate, purché effettuate con rispetto e motivate, verso il lavoro di qualcuno che, sotto sotto, non fa altro che riportare le proprie esperienze e i propri pensieri.

scambiare idee grazie al forum, leggere i commenti sotto un articolo sul sito e ricevere un messaggio su Facebook sono cose fantastiche, di cui ora non riuscirei a fare a meno

Forse si stava meglio quando si stava peggio, quando l’unico modo per far sentire la propria voce era inviare un manoscritto tramite posta alla propria redazione di fiducia e sperare, mese dopo mese, di essere pubblicati. Sicuramente, con il senno di poi, non tornerei mai a quei tempi: scambiare idee grazie al forum, leggere i commenti sotto un articolo sul sito e ricevere un messaggio su Facebook sono cose fantastiche, di cui ora non riuscirei a fare a meno. Nonostante tutto il mondo continua a muoversi, e noi, aggrappati con le unghie a un retaggio che non riusciamo a dimenticare, cerchiamo di arrestare questo veloce cambiamento. Io ho cominciato ora a rendermi conto di essere “vecchio”, digitalmente parlando, e mi sento come gli anziani che spiano dalla finestra i giovani che giocano a pallone, criticando le nuove generazioni per il loro essere semplicemente diversi da loro. Da bravo vecchietto non posso fare altro che aspettare pazientemente la rimpatriata al bar la domenica mattina, quando circondato da coetanei posso rimpiangere il passato, tirando fuori curiosi aneddoti e borbottando su come cambiano le abitudini.

Forse abbiamo la data di scadenza stampata sopra. Forse no. Di certo non posso saperlo, ma l’unica cosa che possiamo fare, senza piangerci troppo addosso, è vivere appieno questo periodo, elogiando le possibilità che ci offre la tecnologia e cercando, quando possibile, di spiegare “ai giovani” come funzionavano le cose un po’ di tempo fa. Probabilmente il nostro settore non è davvero un paese per vecchi, e l’unico modo per sopravvivere è imparare ad accettarlo.

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  1. Sinceramente ancora non riesco a capire come molti altri siti "concorrenti" del settore possano aver guadagnato tutto questo vantaggio mediatico a vostro "discapito". Ci può stare che la "nuova" TGM sia "social" da poco tempo ma mi meraviglia il fatto di vedere ancora così poche visualizzazioni ai vostri video sul canale Youtube .

    Sinceramente da qualche mese a questa parte ormai siete diventati la mia UNICA fonte di informazione videoludica e non è che io possa essere definito un Fanboy, principalmente sono un utente console l(molto contento della decisione di Microsoft tra le cose di produrre giochi cross-Platform per poter scroccare ancora più recensioni)

    La verità è che The Games Machine ha quello che le varie testate online italiane più titolate non hanno, ossia l'ESPERIENZA e la MEMORIA STORICA. Quando recensite un gioco lo fate NON PER SENTITO DIRE e con un background che farebbe rabbrividire qualsiasi recensore di un ultlimate team di fifa. Quando leggo un vostro parere con dei rimandi, so che sono stati vissuti e so di cosa state parlando.

    Quindi non direi che si possa parlare di vecchiaia, bensì di SAGGEZZA.
    Condivido molte tue riflessioni, da "vecchietto", anch'io a volte mi sento fuori sync con alcune nuove tecnologie o mode, i social network, smartphone whatsapp ecc., vorrei sottolineare pero' che rivista cartacea e siti web hanno funzioni (e persistenza) ben diversi.

    Il web ti aggiorna in tempo reale, insegue l'attualita', le news, ma alla lunga manca di memoria storica. (a parte tgm, of course)

    La rivista ha i suoi tempi, si legge con calma (anche fuori casa, in vacanza, lontano dal pc), e soprattutto rimane, la puoi collezionare, riprendere in mano a distanza di tempo. E' tutta un'altra cosa.
    Grazie per le belle parole spese.

    Siete la benzina che ci fa tirare avanti quotidianamente :commosso:

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