AstroTasso nel paese dei VR tarocchi

AstroTasso nel paese dei VR tarocchi Editoriale 02

Oggi vi racconterò una storia di paura, di quelle che solitamente vengono narrate nei campeggi estivi davanti alla fioca luce di un falò e che, puntualmente, fanno da introduzione ai peggiori film dell’orrore. C’è solo una cosa che non dovremo mai dimenticare: tutto ciò che appare su questa pagina è realmente accaduto. Brrrr. Rabbrividiamo.

Tutto è cominciato qualche settimana fa quando, colto da deliri causati dalle alte temperature e dal tasso d’umidità prossimo al 100%, mi sono incautamente addentrato in un sito a caso che vende roba. “Che vende roba” è l’esatto e unico termine tecnico con cui è possibile riferirsi a tali store online, vista la possibilità di portarsi a casa con tre click un vestito da sera, un frigorifero a forma di birra, una Bat-Mobile in scala 1:27, un rompi-uovo a manovella e dell’uranio impoverito, il tutto a quattordici dollari e novantanove centesimi. Poi, qualche mese dopo, dopo che ti sei già dimenticato dell’incauto acquisto, suona il postino alla porta armato di pacco gigante con idiomi cinesi stampati sopra. E partono la festa e la vergogna.

Ebbene, volendo sfidare la mia mortale motion sickness, capace di stendermi a letto per intere ore dopo quindici minuti di partita a qualche FPS molesto, ho ficcato nel carrello virtuale un “visore VR” a caso (non è vero, ma ci arriviamo subito) e un mini controller bluetooth, il tutto al costo di una pizza. Fu l’inizio della fine. Il dramma principale è causato dalla mole del mio fidato “telefonino”: una padella proveniente dal Sol Levante dalle comode dimensioni di 6.44 pollici, che ormai mi segue ovunque da due annetti e continua a darmi infinite soddisfazioni. I problemi, per questo tipo di prodotti, sono sempre i soliti: il GPS ogni tanto si incanta, se si rompe qualcosa tanto vale dare fuoco alla scatola (e invocare qualche demone) e aggiornamenti inesistenti. Però la “bestia”, ad un prezzo più che onesto, vanta un display a 1080p e caratteristiche più che discrete per quanto riguarda CPU e GPU. Trovare un visore adatto a contenere questa mole di meraviglia è però letteralmente impossibile e, dopo disperate ricerche, sbatto il muso su un prodotto che pare proprio fare al caso mio: grandi dimensioni e in grado di supportare dispositivi fino a 7 pollici. E la carta di credito piange.

AstroTasso nel paese dei VR tarocchi Editoriale 01

Ho scoperto che esiste il porno VR: farò questo sacrificio!

Passano appena dieci giorni, evento più unico che raro, e giunge alla mia dimora il pacco incriminato. Apro e tocco incredulo il visore: plastica probabilmente tossica incollata con mastice presumibilmente ancor più tossico. Bene così! Apro la maschera, appoggio il telefono e… non entra. Dopo aver sgranato il rosario, e pensato all’ottima pizza che non ho mangiato per fare questo acquisto, decido che il mio telefonone entrerà: coltello con seghetto, taglierino, carta vetrata, un panno e le urla della mia ragazza sono gli ingredienti perfetti per martoriare il mio accesso verso la realtà virtuale più economica della storia. Taglio bordi, faccio buchi, tolgo pezzi e, con le buone maniere, il telefono finalmente entra nella maschera. Per qualche scherzo diabolico, però, i tasti del volume toccano in qualche angolo e, una volta incastrato il tutto, sullo schermo rimane una fastidiosa barra che mi indica il disagio. Nulla che il taglierino non possa risolvere, comunque.

L’opera è riuscita: scarico l’applicazione Cardboard dal Play Store, infilo il telefono nel visore e ottengo immagini talmente sfalsate da farmi sentire talmente male che rischio la vita. Cerco nelle opzioni e scopro che con il telefono devo inquadrare un QR CODE con le caratteristiche del visore, cosa che ovviamente non c’è. Armato di pazienza e improperi scopro che qualche anima pia ha già provveduto a creare i QR CODE di praticamente tutti i visori tarocchi esistenti. Fotografo. Infilo. Vomito. Ancora immagini sfalsate e sofferenza.

Non mi arrendo e scopro che Google, che ci vuole bene, offre la possibilità di creare un QR CODE adatto al nostro dispositivo: sullo schermo del telefono appare una specie di cubo di Rubik visto dall’interno, utile per avere un feedback immediato sulle modifiche alle caratteristiche apportate sul PC. Un po’ a caso, un po’ aiutato dal mio spirito guida, inserisco le caratteristiche delle lenti, le grandezze varie del visore e del telefono, la distanza focale e altre amenità del genere. Un’oretta di nausea e pazienza e risulto vittorioso: l’immagine ora è decente, non proprio nitida ma almeno riesco a capire ciò che accade una volta infilato il visore della morte. Il problema è che, con lo sdoppiamento dell’immagine sullo schermo del telefono, la risoluzione viene letteralmente dimezzata, con buona pace delle diottrie. Due pugni e sistemo il giroscopio che funzionava male, e finalmente si parte!

Passati neanche dieci secondi comprendo che non ho modo di interagire con l’applicazione: il grilletto magnetico non funziona e il telecomandino bluetooth risulta utile come un ghiacciolo a natale. Sto per arrendermi quando decido di provare un’altra applicazione: Fulldive VR. Niente montagne russe o attacchi zombi, per quelli ci sono giochi apposta: Fulldive è una specie di HUB grazie a cui vedere video e foto in tre dimensioni. Meglio che nulla, ma almeno mi offre la possibilità di interagire con i comandi usando l’orientamento del capo e riesco finalmente a godermi la terza dimensione. Primo video: barca a vela in mare aperto. Motion sickness usa nausea. È super efficace.

Dopo essermi ripreso finalmente posso passare alle cose serie: voglio far finta di avere un Oculus Rift in testa, e il tutto con meno di dieci euro di spesa. Scarico la versione demo di TrinusVR, streamer per vedere sul proprio cellulare ciò che avviene sul monitor del PC, videogiochi compresi. La magia di questo programma? Oltre a fornire il supporto per il VR, sdoppiando e sfalsando l’immagine, utilizza il giroscopio del telefono per emulare il mouse. In soldoni: se guardi a destra, il puntatore del mouse va a destra. Per i titoli in prima persona, bene o male, non serve altro.

Sistemo le opzioni, utilizzando il sacro metodo di René Ferretti, installo Euro Truck Simulator 2, infilo il visore della morte e… funziona. Funziona veramente. Sono all’interno della cabina del mio IVECO, e posso guardarmi liberamente attorno. Si vede malissimo, a risoluzioni ignobili, a pochi frame per secondo e con disturbi vari, ma si vede. Armato di pazienza potrei giocare, ma la motion sickness torna a fare capolino, così smonto tutto e ripongo il visore in un luogo facilmente raggiungibile. Anche io, adesso, posso godermi la realtà virtuale. Se solo volessi.

P.S. Ho scoperto che esiste il porno VR: farò questo sacrificio! Per scopi scientifici, ovviamente.

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