Una storia a singolo giocatore

Red Dead Redemption Remaster potrebbe arrivare su PC, PS4, e One

Lungo gli anni ho cambiato parecchio le mie abitudini videoludiche. In alcuni casi ho “voluto” mutarle, nel senso che le novità prospettate mi allettavano; in altri ho “dovuto”, di fronte a cambiamenti impossibili da ignorare per rilevanza giornalistica o semplice cultura del videogioco. Molte delle questioni relative alla fruizione online rientrano in quest’ultima categoria, pur essendomi entrate pian piano sotto pelle: ho iniziato a giocare in multiplayer piuttosto tardi (almeno, relativamente alla mia età) con Quake III Arena e Unreal Tournament, e da sempre tendo a preferire le esperienze che si concentrano sulla loro identità principale senza disperdere le energie, a meno di non avere realmente le forze e l’ispirazione per farlo.

Sembra che le belle storie abbiano recuperato il loro luogo naturale, tornando indipendenti

Ero contento che Battlefield non narrasse una storia se non aveva qualcosa d’interessante da raccontare, e ancora di più che gli autori di action adventure mettessero sul piatto tutte le loro energie per offrire la migliore esperienza possibile nel single player, non avendo altro strumento (o quasi, le semplici modalità di Half-Life 2 o F.E.A.R. non fanno testo) per ingolosire il giocatore. Da qualche anno, invece, la ricerca di belle storie da giocare è più difficile e, per quanto esistano senz’altro, sembra quasi che si siano spostate di posto, o per certi versi che abbiano recuperato il loro luogo naturale, tornando indipendenti. La cosa non mi stupisce e nemmeno mi dispiace, ma vivo comunque una specie di dissidio interiore.

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È importante tirar fuori dal mazzo dei cattivi chi non se lo merita

Intanto, per meglio intendersi, è importante tirar fuori dal mazzo dei cattivi chi non se lo merita: con The Witcher 3, CD Projekt RED è riuscita a giocare fra i grandi con la freschezza di un garage developer, regalandoci un’esperienza quantitativamente enorme che, per una volta, presenta un continuum di personaggi e sequenze indimenticabili. Ed è chiaro che, fino a questo momento, chi ha investito su pochi cavalli di razza è spesso riuscito a mantenere il rispetto dei giocatori: a lato di Blizzard, che più che in storie è specializzata in background, ogni tot anni Rockstar torna a dimostrarci che anche un approccio classico o comunque derivativo può arrivare a ottimi risultati – addirittura epici, nel caso di Red Dead Redemption – e un discorso simile si può fare per nuovi dei come i Naughty Dogs, che in modo ancora più plateale riescono a trasformare sotto-generi persino scontati (avventura in salsa archeologica, apocalissi simil-zombie) in una storia da togliere il fiato.

In tanti altri casi, appunto, trovo sempre più difficile appassionarmi a un titolone seriale, e anche le nuove IP, oltre a essere poche, si appoggiano spesso a un elaborato tratteggio sullo sfondo, piuttosto che al reale sviluppo di personaggi e intreccio. Almeno personalmente, non posso dire di aver trovato troppo interessante il racconto di The Division, che pure era partito da buoni presupposti, e quando recensisco un Call of Duty a caso devo per forza mettermi nell’animo di chi ama i techno-thriller ripetuti all’infinito, senza provare (con la sola eccezione di Black Ops II, dai tempi di Modern Warfare 2) la benché minima sensazione di coinvolgimento emotivo. Spec Ops: The Line e Metro 2033 sono forse gli ultimi shooter “mainstream” che mi hanno lasciato narrativamente a bocca aperta, e tuttavia in entrambi i casi non si può certo dire che gli sviluppatori fossero blasonati o coperti d’oro, né tanto meno i rampolli di qualche grande publisher. Metteteci anche la delusione recente di Mirror’s Edge Catalyst e saprete perché, proprio in questi giorni, Deus Ex Mankind Divided è quasi diventato un faro nella nebbia (ve ne ho parlato qui), non per questioni di genere ma perché spero – e così mi è sembrato – di poter nuovamente giocare un titolo produttivamente ricco ma meno scontato a livello di storia.

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Un numero di sviluppatori immensamente superiore al passato è tornato a comportarsi come negli anni 80 e 90

È tutta un’altra storia, invece, se guardo ai giochi (molto) meno facoltosi che negli ultimi anni mi hanno lasciato qualcosa d’importante, che mi hanno fatto alzare dalla sedia impressionato, sconvolto e comunque ancora immerso fino al collo nel racconto. SOMA, The Swapper, Everybody is Gone to the Rapture, Hotline Miami (1 e 2), Firewatch, Hyper Light Drifter, INSIDE e tanti altri sono figli di un nuovo periodo d’oro per i videogiochi, nel quale un numero di sviluppatori immensamente superiore al passato è tornato a comportarsi come negli anni 80 e 90, talvolta partendo dalla propria cameretta o dal proprio alloggio universitario. Personalmente, però, avendo una particolare preferenza per gli ARPG e, allo stesso tempo, per i più aggiornati impianti visivi, sento ancora il bisogno di giochi di ruolo che siano davvero tali senza sacrificare la prestanza tecnica – dunque con un mare di persone a monte – e non mi rassegno al fatto che sia rimasta solo CD Projekt a darmi retta, proponendo per prima cosa una bella e articolata storia da raccontare. Chiaramente alle eccezioni di cui sopra va aggiunta la pura psicanalisi del dolore dei Souls diretti da Miyazaki (dove il multiplayer c’è, ma risponde a pazzeschi criteri di coerenza narrativa), mentre qualcun altro – come BioWare – dovrebbe tornare a fare il proprio mestiere non per rimanere a galla ma per stupire nuovamente, tratteggiando un nuovo e impressionante universo. Mass Effect Andromeda è ancora relativamente lontano, ma non è mai troppo presto per iniziare a sperare.

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  1. Una volta mio cugino ha scritto "multiplayer" e "narrazione" nello stesso post, e gli si è formattato il pc.

    Io invece una volta ho scritto "narrazione" e "Andromeda" nello stesso post, e il pc è direttamente esploso.

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