Il cielo di Olimpia

summer games

Manca poco più di una settimana a quel giorno bellissimo in cui la fiamma di Olimpia risplenderà nel braciere olimpico in quel di Rio. Come ogni due anni, alla vigilia di una delle due edizioni dei Giochi Olimpici, il mio stato d’animo è combattuto tra opposte sensazioni: da un lato, infatti, mi sento un bambino che aspetta il Natale e che ogni giorno che passa apre una finestrella del calendario dell’Avvento al cui interno c’è l’icona di una delle discipline olimpiche che potrà, finalmente, riabbracciare; dall’altro, però, sono triste, perché il mio essere totalmente innamorato e appassionato del concetto stesso di sport cozza clamorosamente con la mia passione videoludica, dato che sono anni che, purtroppo, il sacro fuoco dei giochi multi evento in salsa olimpica è bello che spento. Quest’anno, a dire il vero, sono anche un po’ provato per il fatto che saremo alla Gamescom per tutta la settimana delle medaglie pesanti, ma mi conforta sapere che i nostri orari ben si confanno al fuso orario di Rio de Janeiro. Ma questa è un’altra storia. Quella dell’editoriale di oggi, invece, non può che aprirsi così, con questo video qui.

Il gioco delle Olimpiadi manca da Londra 2012

 Epyx, cara e dolce Epyx, compagna di mille avventure, dove sei finita? Commemorare la tua grandezza nella settimana pre-olimpica è un po’ come ascoltare “Notte prima degli esami” prima di una qualsiasi test o Pink in macchina mentre si va a Colonia: un rito, un passaggio obbligato per capire che il tempo passa ma noi, tutto sommato, no. Lo so che non sono solo a ricordare con gioia il momento della scelta della nazione con conseguente inno nazionale, lo so che ci siete anche voi, e lo so che vi manca non distruggere joystick e joypad per strappare il record olimpico a vostro cugino di terzo grado e poi esultare come manco Steven Bradbury dopo aver vinto una medaglia d’oro per la più grande compensazione del karma della storia delle Olimpiadi. E quindi, questo editoriale è dedicato a voi, che ogni quattro inverni, come me, pensate che tutto sommato darsi alla nobile arte del curling possa essere un modo molto intelligente per andare ai giochi Olimpici e che “La mossa del pinguino” è sì un filmaccio, ma pur sempre nato dal nostro sogno. Un sogno, che nel mondo dei videogiochi, ci viene negato da quattro anni a questa parte, in maniera del tutto crudele e senza appello, dopo che per tempo immemore ci siamo accontentati e fatti piacere anche cose non esattamente di ottima qualità. Sto parlando, ovviamente, del gioco ufficiale delle Olimpiadi, che manca da Londra 2012. Ecco, so che esiste la fortunata e anche divertente serie di Mario e Sonic, ma non è la stessa cosa: ci ho giocato, ho passato intere serate alla Wii con gli amici a pagaiare felicemente e, soprattutto, a sfidarmi in 2 vs. 2 ad altissimo tasso di competizione sul campo di beach volley della Horse Guard, ma lo spirito olimpico era altrove, ben lontano da quelli che sono party game ispirati alla manifestazione sportiva per eccellenza. La verosimiglianza della ritualità degli inni, la scelta della bandiera, le cerimonie d’apertura e la ricostruzione pedissequa delle competizioni sono parte imprescindibile del videogioco delle Olimpiadi. E mi manca. Anche perché, a dire il vero, Londra 2012, nel suo piccolo, aveva portato nel mondo dei videogiochi multi evento un modo di intendere le discipline abbastanza diverso dal button smashing furioso: tecnico e intelligente, non era un capolavoro di pulizia, ma sembrava la strada giusta per mettere in scena una serie di sport minori che difficilmente potrebbero sostenere un intero videogioco (purtroppo).

summer games: diving

Riguardare in sequenza i giochi multi evento dall’84 al 2012 può diventare un modo estremamente efficace per raccontare, per immagini, la storia del nostro medium

Evidentemente, però, e lo posso comprendere benissimo da un punto di vista meramente razionale, l’allocazione di risorse economiche per creare tante piccole simulazioni sportive credibili non è certo roba da poco, e se i riscontri di vendita non sono certo lusinghieri mi sembra ovvio che investire diventa un suicidio, soprattutto considerando che la licenza non penso sia roba da poco. L’associazione di brand come Sonic e Mario ai cerchi olimpici, invece, è un connubio vincente sotto tutti i punti di vista, così come l’accessibilità del gioco e la sua interpretazione scanzonata e festosa, paradossalmente, comunica meglio e in maniera più efficace dal punto di vista di marketing i valori olimpici. Però dal punto di vista del videogiocatore maniaco di sport e dal piglio nostalgico è una delle cose che proprio non mi vanno giù. D’altro canto, riguardare in sequenza i giochi multi evento da Summer Games del 1984 a Londra 2012 può diventare un modo estremamente efficace per raccontare, per immagini, la storia del nostro medium, di quanto sia cambiato in forme, espressioni, stili e complessità delle meccaniche. Difficile, dunque, se non impossibile far risorgere il genere e dargli una nuova linfa vitale, considerando cosa serve oggi a creare un videogioco così complesso. Paradossalmente, la via del crowd funding e del ritorno alla pixel art potrebbe essere una strada, unita a un approccio non convenzionale, ma in ogni caso tecnico, alle discipline simulate. D’altronde, se c’è una cosa che, però, le varie Epyx, Tynesoft e Accolade ci hanno insegnato è che non c’è bisogno di una licenza ufficiale per far trionfare lo spirito olimpico, ma di amore per lo sport e per quei cinque cerchi. E di quell’amore, limitatamente ai titoli che riguardano le Olimpiadi estive, voglio ricordare con voi alcune immagini e relative sensazioni che, indelebilmente, si sono cristallizzate nella mia mente, insieme alla succitata sequenza di apertura: l’esaltazione del salto con l’asta in Summer Games, quello originale, quando preparavi il tentativo e la relativa frustrazione di quando si spezzava l’asta; l’avvilimento per il sistema di gestione di España: The Games ’92, ma la grande soddisfazione nel capire come prepararsi al meglio per le medaglie; la meraviglia dell’equitazione (ma anche della maratona) di International Sports Challenge; fuori concorso, ma meritevoli di una citazione, le morti orribili di California Games II e il log rolling di World Games. Momenti bellissimi, vissuti in condivisione con amici e parenti, ma anche da solo, per sognare un cielo di Olimpia, in pixel, che oramai non c’è più.

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  1. Il problema, credo, è che le Olimpiadi arrivano ogni 4 anni: fossero un appuntamento a cadenza annuale scommetto che avremmo il nostro bel (?) giochino su licenza, ogni 12 mesi, anche al giorno d'oggi.

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