Quanto vale il nostro tempo?

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Ogni volta che inseriamo un disco nella console, ogni volta che occupiamo settori dei nostri dischi fissi installando qualcosa da Steam, stiamo decidendo di impegnare una risorsa sempre più preziosa, sempre più rara, e su cui sviluppatori e publisher cercano in ogni modo di avere il controllo: il nostro tempo.

Le 24 ore di un giorno sono finite per definizione

Diversamente dallo spazio su disco, o dal numero di banconote nel nostro portafoglio, le giornate non potranno mai durare più di quanto accade. Le 24 ore che scandiscono il ritmo giorno notte sono fisse, immutabili, e soprattutto sono finite per definizione. In queste 24 ore, c’è il tempo da dedicare alla “vita” (compreso il sempre troppo sottovalutato sonno), e solo una loro frazione può essere spesa per dedicarsi alle proprie passioni, qualunque esse siano. Quando decidiamo di lanciare un videogame e di giocarci, stiamo impegnando il nostro tempo per quello, e per nessun altro. In quel momento, lo sviluppatore e il publisher di quel titolo hanno in controllo assoluto del nostro tempo, che non possiamo evidentemente dedicare ad altri giochi. Posso aver installato duecentomila titoli diversi sul PC o avere la libreria del salotto piena di scatole verdi o blu, ma posso comunque dedicarmi a un solo gioco per volta.

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Accettata questa premessa (e non è detto che sia accettabile, o condivisibile), assumono un significato preciso tutti i possibili stratagemmi per tenermi all’interno di un mondo virtuale. Può trattarsi del new game +, del photo mode, del multiplayer competitivo o cooperativo, degli achievement, dei livelli generati casualmente, degli editor integrati, delle espansioni più o meno gratuite, di funzioni di condivisione e di personalizzazione del proprio personaggio/automobile…

In quest’ottica, assumono un significato preciso tutti i possibili stratagemmi per tenerci dentro un mondo virtuale

Possiamo provare a “leggere” in questo modo molte delle feature che diamo oggi per assodate all’interno di un videogame moderno? Se è così, occorre anche imparare a dare un valore al nostro tempo, a quello che decidiamo di spendere all’interno di un gioco: trecento ore passate in The Witcher 3, in Fallout 4 o Skyrim (o nell’ormai imminente No Man’s Sky, che si preannuncia un prosciugatore di vita non indifferente) sono una quantità sterminata di tempo, perlopiù divertente e coinvolgente, ma non commettete l’errore che gli sviluppatori lo stiano facendo per il nostro piacere. Lo stanno facendo anche e soprattutto perché, mentre siamo persi nell’universo procedurale di Hello Games o nelle terre di Nilfgaard, non stiamo spendendo il nostro tempo altrove. Avete mai provato a pensare a quanto vale il vostro tempo, e quantificare quanto ne avete “speso” nei titoli che vi hanno coinvolto di più?

Postilla: lo stesso ragionamento, ovviamente, vale anche per i social network, la cui funzione principale è convincerci il più possibile a tenere in primo piano la tab del browser in cui sono caricati, e in quest’ottica vanno lette tutte le funzioni lentamente introdotte nel corso degli anni: caricamento di video e foto, messaggistica interna, dirette video, articoli istantanei, edicole e quant’altro. Tutto è pensato affinché l’utente non esca mai dal mondo che gli è stato costruito attorno, deve trovarsi bene e avere a disposizione più strumenti possibili, così che non vada “fuori” a cercarli.

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