L'inchino del dinosauro

L'inchino del dinosauro

Eleganza e velocità. Due caratteristiche che nello sport possono costituire il mix della vittoria, come è accaduto nell’oro italiano del fioretto, e che non sono invece occorse in egual misura nella storia di Two Tribes: l’eleganza, oltre che insita nei piccoli videogiochi dello studio, è quella con cui la software house ha salutato i giocatori, in un post di commiato che vale anche come documento del presente, lucido e del tutto privo di livore; la velocità, al contrario, è mancata agli sviluppatori di Toki Tori nel tentativo di restare dove sempre sono stati, dal 2001 a oggi, nello stesso spazio in cui, oggi, scorrazzano centinaia di studios giovani, agguerriti e indipendenti. Uno stuolo di creativi a cui Two Tribes si rivolge quasi con affetto, senza imputare colpe a un mondo che gira e non smetterà di girare. Magari al doppio della velocità.

sport

CIAO A TUTTI, È STATO BELLO FINCHÉ È DURATO

Intanto, invece di ascoltare le parole di un vecchietto dalla lacrima facile, fareste bene a recarvi qui e leggere direttamente il post di Two Tribes. L’occasione dell’annuncio coincide con l’ultimo gioco dello studio, RIVE, di cui troverete un’approfondita preview sul prossimo numero di TGM: si tratta di un eccellente mix di consuetudini shooter (dual stick, ma c’è in realtà un po’ di tutto) e platform che la casa olandese ha sviluppato negli anni più duri della propria storia, senza che le difficili scelte di ridimensionamento e lo spettro della chiusura ne condizionassero la qualità. RIVE è una testimonianza di amore infinito per gli arcade games, così come le parole di Two Tribes attestano una serenità di giudizio che, per ricollegarmi all’editoriale di lunedì, fa da contrappunto al dilagante astio internettiano.

Il succo è grossomodo questo: strumenti di sviluppo e produzione più accessibili, canali distributivi diretti, il moltiplicarsi delle scuole di design e un mare di nuovi creativi testimoniano la positiva evoluzione del panorama dei videogiochi, ma possono altresì risultare fatali per un’azienda di medie dimensioni che non riesca a muoversi con la stessa velocità, e anzi si trovi a osservare il proprio cavallo di battaglia – le esperienze piccole, impegnative e graficamente semplici – sotto le staffe di migliaia di software house in più.

sport

idee al potere e scarso investimento d’ingresso hanno convinto un oceano di giovanissimi a buttarsi nell’impresa dei videogiochi

I Two Tribes osservano come la difficile congiuntura internazionale sia paradossalmente uno dei fattori della nuova condizione, un po’ come la è stata – esempio lontano, lo so, ma mi piace sempre farlo – per la crescita del cinema italiano prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale: idee al potere e scarso investimento d’ingresso hanno convinto un oceano di giovanissimi a buttarsi nell’impresa, in un quadro che viene descritto con colori accesi e l’opportuna carica di autoironia. Secondo Two Tribes, scelte come quella di continuare a lavorare su un engine proprietario li hanno resi dei “dinosauri“, interpretando in modo vecchio una certa dimensione di sviluppo. “In genere“, scrivono, “ci muoviamo come il tipico nonnetto: lento e del tutto ignaro di cosa sia ‘hot’ e di cosa non lo sia. Non fraintendeteci: amiamo un sacco fare videogiochi, e ci sentiamo forti nel farlo. Allo stesso tempo, però, domandateci di nuove strategie di sviluppo nell’industry, e un grosso punto interrogativo comparirà spesso sulle nostre teste“.

Di sicuro, RIVE mette in mostra le capacità degli sviluppatori rimasti fino in fondo, poco prima di chiudere dolcemente la porta. Ed è altrettanto certo che nei prossimi mesi si ributteranno singolarmente nella mischia, in un campionato “minore” dove si sgomita e ci si placca ma, come nel rugby, lo si fa quasi sempre con sportività. È ancora più facile augurargli buona fortuna, dopo questo elegante inchino sul palcoscenico dei videogiochi.

Condividi con gli amici










Inviare

Password dimenticata