Del come i videogiochi mi hanno cambiato la vita

editoriale come i videogiochi mi hanno cambiato la vita apertura

Quando andavo alle elementari, qualche era geologica fa, c’era una bambina che mi piaceva molto. Si chiamava Katia e aveva due occhi da cerbiatto e lunghi capelli color oro che ancora adesso, a distanza di parecchi lustri, ho ben stampati nella mente. Ho passato cinque anni guardandola da lontano, sbirciandone tra i banchi gli atteggiamenti e scambiando con lei solo qualche chiacchiera ogni tanto: a Milano si diceva “bauscia con gli amici, coniglio con le femmine”, una descrizione che mi calzava a pennello, almeno fino a pubertà abbondantemente superata. Non si contano le lettere d’amore che non ebbi mai il coraggio di recapitarle, e non so proprio se lei si accorse delle attenzioni che le riservavo durante l’età dei primi, innocenti bollori. Ora Katia è una mia amica su Facebook e, anche se non ci siamo più rivisti dalla fine della scuola, quei like che ogni tanto regala ai miei post riaccendono per qualche secondo nella mia memoria le sensazioni del piccolo e impacciato Ivan, cui batteva tanto il cuore quando la vedeva entrare in classe con addosso un grembiulino nero e un fiocco rosa.

Lo stesso atteggiamento che, in un parallelo un po’ forzato (ma nemmeno tanto), mi ha portato a innamorarmi di Ultima Online senza aver mai lanciato il gioco in tutta la mia vita. Ho seguito per anni le vicende dei miei colleghi, un po’ attraverso le chiacchiere redazionali e un po’ abbeverandomi alla fonte della rubrica Cronache di Britannia, che per parecchio tempo ha occupato un meritato spazio sulle pagine di The Games Machine. Oggi è il Tassani a ricordarmi sporadicamente dell’esistenza di Ultima Online, e non nego che ogni volta che si tratta l’argomento nella chat redazionale ripenso con nostalgia e un pizzico di rimorso a quel periodo in cui non ebbi il coraggio di tuffarmi in uno dei server e lasciarmi trasportare dalla unicità del titolo di Richard Garriott.

editoriale come i videogiochi mi hanno cambiato la vita aperturaPotrei andare avanti a scrivere per mesi di parallelismi e sliding door assortite che coinvolgono la mia vita da una parte e il legame coi videogiochi dall’altra. Ad esempio, se oggi ho una moglie fantastica e due figli meravigliosamente simili a Bart e Lisa Simpson il “merito” è di Kick Off 2. Correva l’estate del 1990 e mi trovavo in Inghilterra in vacanza studio, quando conobbi Guido, un ragazzone metà italiano e metà giapponese che già allora faceva strage di cuori femminili e che ancora oggi si accompagna con figliole di una certa levatura. L’amicizia estemporanea pareva conclusa al ritorno in Italia, dopo aver chiacchierato amabilmente per un paio di settimane della passione comune per i videogiochi e per il ciclo Commodore in particolare. Fu solo per un puro caso che lo incontrai su un autobus a Milano, il settembre successivo, laddove decidemmo di scambiarci i numeri di telefono così da incontrarci per quello sfidone a Kick Off 2 rimasto in sospeso in quel di Oxford: da quell’incrocio fortuito nacque un autunno di sfide quasi giornaliere (ché tanto per studiare c’era sempre tempo) e un’amicizia duratura che mi portò a conoscere la ragazza che poi ho sposato, la quale era sua compagna universitaria al primo anno di Ingegneria Ambientale.

se oggi ho una moglie fantastica e due figli meravigliosamente simili a Bart e Lisa Simpson il “merito” è di Kick Off 2

Alle pappe di Giulia, la mia primogenita, sono invece legate le mie prime peregrinazioni sui server di EverQuest 2. Se ripenso al tempo speso sul titolo di SOE non possono non venirmi in mente all’istante gli infiniti /afk necessari a nutrire la pupetta a colpi di biberon al latte e Plasmon, tanto che a un certo punto mi ero creato delle macro ad-hoc per affrontare le fasi di gathering e crafting con una sola mano, ché l’altro braccio era occupato a foraggiare e poi cullare fino allo sfinimento la figlioletta di pochi mesi. Macro che poi tornarono utili qualche anno più tardi, quando la stessa situazione si ripropose dopo la nascita del secondogenito: a volte la lungimiranza di tenersi le cose da parte “perché sai mai che servano ancora” è cosa buona e giusta, anche fino all’estremo di costruirmi un personalissimo “cimitero dell’hardware”, che campeggia in un armadio del box e che ormai ospita più oggetti adatti a un museo che robe davvero utili.

E insomma, a 44 anni suonati non posso guardare indietro senza accorgermi di come i videogiochi abbiano influenzato pesantemente la mia vita passata e il mio presente, e questo a prescindere dal fatto che da una ventina d’anni sono diventati anche l’oggetto del mio lavoro. Molti dei momenti topici del mio percorso “umano” sono legati indissolubilmente a un titolo particolare, e ugualmente ci sono videogiochi che ho affrontato con un approccio fortemente condizionato dal carattere che ho maturato rapportandomi con le altre persone o affrontando le meravigliose prove che la vita ci pone davanti a ogni piè sospinto. Se anche per voi è così, se c’è un videogioco che vi ha segnato o che ha occupato un momento particolare della vostra esistenza tanto da ricordarlo ancora oggi con nostalgia, se come me ripensate talvolta a una bambina bionda e a Ultima Online, beh… non mancate di farmelo sapere che ci beviamo una birra assieme, chiacchierando amabilmente della cosa.

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