Il mondo visto dal PC

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Il sincero stupore con cui guardo agli annunci console ha raggiunto livelli record la scorsa settimana, quando dallo schermo del mio PC ho assistito alla controversa presentazione Sony. Far finta di essere unici in quello che si fa è una caratteristica comune a tutto lo spettro del marketing, ma il particolare momento di transizione tecnologica rende spettacoli di questo genere ancora più gustosi: due caratteristiche che i PCisti possono vantare da diverso tempo (60 fps per qualsiasi gioco programmato bene e risoluzioni 4K per gli utenti più appassionati/facoltosi) e una qualità cromatica su tutto lo spettro del gaming “maggiore” (la succulenta estensione dell’HDR) sono state presentate come se non fossero mai esistite piattaforme in grado di implementarle.

60 fps e alte risoluzioni sono ormai di casa su PC

E alla fine non c’è niente di troppo scandaloso in questo: PlayStation 4 Slim e PS4 Pro, ma anche Xbox One S e la futura Scorpio, vengono mostrate con l’apparente naturalezza che contraddistingue le console, e che in termini pratici dovrebbe tradursi nella solita comodità di utilizzo che il PC, per sua stessa natura, non potrà mai avere. Questa è TGM, però, e se certe cose non le diciamo noi, facendo un minimo di sano proselitismo, c’è il rischio che in Italia non le dica più nessuno.

PC IERI, OGGI E DOMANI

Una delle principali critiche mosse al gaming su computer riguarda il non trascurabile prezzo d’ingresso. Un’obiezione per certi versi corretta, naturalmente, ma con un mare di distinguo che tendono ad annullarla.

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Non è detto che, complessivamente, il PC gaming debba costare più di quello console

Una PlayStation 4 Pro costerà 400 euro (quasi come una console di nuova generazione, visto che il mondo non si è mosso economicamente di un centimetro dal 2013 a oggi), al cui prezzo gli utenti devono spesso aggiungere quello di una macchina con OS Windows o Linux, o di un computer Apple, anche solo per accedere a un uso più esteso, performante e comodo di internet e degli strumenti di lavoro, a una cifra paragonabile o superiore. E non serve nemmeno che aggiunga altro (tipo il prezzo medio dei giochi), considerata l’utenza media che potrebbe leggere questo editoriale: il PC è un’opzione discutibile in termini di investimento economico per il gaming? Beh, dipende – e tantissimo – dai punti di vista. Con 1000 euro è possibile costruirsi un computer alle soglie dei 4K, come dimostra la sezione “PC ideale” che ogni mese il nostro Paolone illustra con imperitura maestria, e chi si accontenta di meno può comunque riuscire a sistemarsi per anni.

A quanto appena detto c’è da aggiungere il rapporto molto più “intimo” che il PCista può avere con i videogiochi, in termini di funzionamento, caratteristiche estetiche e pure meccaniche tecnologiche. Fruire di una mod o di una miglioria amatoriale per lo shading, o anche risolvere una magagna tecnica mettendo mano ai file di configurazione (non mi sono capitati più di due problemi davvero irrisolvibili, in vent’anni di fede PC) significa capire in modo più preciso il funzionamento di un videogioco, i file a cui accede l’engine e il modo di influenzare la sua resa tecnica; a maggiore ragione, partorire personalmente una modifica a un qualsiasi titolo, seppur piccola, comporta un primo passo per controllare in parte o addirittura per farli, questi benedetti videogiochi. Il che potrebbe essere del tutto inutile o persino controproducente per un giocatore alla ricerca della pura comodità, ma allo stesso tempo potrebbe trasformarsi nell’incipit di un futuro lavoro per qualcuno degli utenti più giovani (chissà, magari i vostri figli). Il lavoro più bello del mondo, tra l’altro, che non è parlare di videogiochi, ma realizzarli.

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Tutto dev’essere perfetto, nel momento in cui il modello PC viene affiancato e per certi versi imitato

In un quadro del genere, Sony e Microsoft devono fare le proprie mosse con estrema cura, predisponendo modelli di sviluppo mai affrontati prima. Permettere di accedere a opzioni multiple per la grafica è una cosa che le console non hanno mai fatto, e che rende teoricamente più difficile mantenere quella fruizione perfettamente lineare a cui ho accennato in apertura. Tutto dev’essere perfetto, nel momento in cui il modello PC viene affiancato e se ne temono le qualità di costante aggiornamento grafico, come è stato rimarcato ieri in questa news. Ah, quasi dimenticavo l’annosa questione dell’hardware eterogeneo, e della conseguente instabilità tecnica del gaming su computer: anche in questo caso si tratta di un appunto legittimo, ovviamente, ma quando esce la versione Windows di un gioco come The Witcher 3, o anche quando trapelano i dettagli produttivi su un porting difettoso come quello di Batman: Arkham Knight, è facile intendere quali siano le buone pratiche da onorare per mantenere salda la propria utenza PC, o quelle per allontanarla quasi irreparabilmente. Non serve nemmeno che le spieghi.

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  1. A mio avviso negli ultimi anni le console si stanno avvicinando al mondo PC, ma in senso negativo.

    Patch al day one, aggiornamenti frequenti, always online, ed adesso - con PS4 pro, Xbox One S e prossimamente Scorpio - anche hardware diverso, seppure compatibile (per ora). Se fino ad ora bastava assicurasi che il gioco fosse per la propria console, in futuro bisognera' stare attenti alle versioni, come accade da sempre sul pc (una cosa che detesto, sinceramente).

    Non mi piace proprio dove sta andando il gaming da salotto.

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