Il minigioco dell’amore

Il minigioco dell’amore Editoriale 01La formula “love is many splendored thing” si mantiene sempre vera solo nel meraviglioso e incantato mondo dei videogiochi, dove la certezza di coronare con successo la propria avventura romantica è garantita. E anche quella di mantenere lo status quo, cosa non sempre facile. È vero, ci sono alcune eccezioni di rilievo, come il reciso rifiuto di Samara (Mass Effect 2) o il problematico rapporto con Morrigan (Dragon Age: Origins), ma sono, appunto, eccezioni.

Facciamo un passo indietro. Ho iniziato ad intrattenermi con “figurine” virtuali già ai tempi del secondo Baldur’s Gate, dove c’era solo l’imbarazzo della scelta tra il tragico personaggio di Aeire, la bellissima Jaheira e l’incrollabile Viconia. In verità ero interessato anche a Bodhi, una figura decisamente intrigante e che avrei affiliato volentieri al party, a discapito di una Imoen troppo “whiny” rispetto all’installazione originale. Ma sto divagando: quelle elencate si sono rivelate tutte conquiste “facili”, allori di un romantico videogiocatore in erba. Certo, qualche insidia era posta sul “cammino”, ma si trattava di pericoli perlopiù evidenti, come la prima offerta di un amore fisico suggerita dalla già citata Viconia, come da tradizione opportunista degli elfi scuri. Offerta assolutamente da rifiutare, in attesa dello sbocciare di un sentimento più profondo.

Il minigioco dell’amore Editoriale 02

Shepard, Geralt e Hawke sono l’embodiment del successo, col loro sguardo “sono tanto bello, chi mi resiste donne?”

Shepard, Geralt e Hawke, ancora, sono l’embodiment del successo, col loro caracollare da marcantoni, fasciati dall’armatura fantasia e lo sguardo “sono tanto bello, chi mi resiste donne?”. E infatti, non c’è NPC in grado di resistere, tutto è troppo facile: in un cosmo che va a pezzi, piuttosto che in un’ambientazione medievale squassata da intrighi politici, la sicurezza di “fare centro” è garantita, come la presenza di due lame sulla schiena dello strigo. Non ci sono difficoltà insormontabili, scatti d’ira inopportuni, cambi d’umore repentini, disaffezione, respingimento, litigate notturne o scappatelle con i compagni di squadra. Immaginate, per esempio, di trovare Liara e Garrus imbucati nei cubicoli delle docce della Normandy! E così Liara, Ashley, Leliana, Morrigan, Jack e Miranda, Yennefer, Shani e Triss sono, a turno, e nei diversi playthrough, cadute vittime del fascino dell’avatar.

Anche Life is Strange, sostanzialmente una storia d’amore, si risolve per il meglio, posto che Max – cioè noi – si decida per l’ending positivo. Ed è meglio così, credetemi. In definitiva, è la soluzione preferibile per universi fittizi che, per quanto tentino di simulare il reale, debbono ricordarsi che è sempre opportuno offrire ricompense al giocatore impegnato nell’epica missione di salvare qualcosa. Dopotutto “It’s enough for this restless warrior just to be with you” (è sufficiente per questo guerriero irrequieto starsene semplicemente con te) – Can you feel the love tonight, Elton John.

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