Il peso specifico di Achievement, Obiettivi e Trofei

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Non sono mai stato un fanatico di Achievement, Obiettivi e Trofei. Ciò non vuol dire che non rispetti colleghi e amici videogiocatori che li seguono, talvolta al limite del maniacale; al contrario, comprendo perfettamente la pulsione che spinge appassionati di giochi, fumetti, cinema di genere e, in generale, di tutte le espressioni di una sana cultura pop a collezionare qualsiasi cimelio del proprio incondizionato amore, in forma fisica o, appunto, nei termini eterei del mondo digitale. Sento di far parte di queste splendenti categorie, altrimenti non farei questo lavoro, ma nel mio caso la forma della passione risulta puramente “cerebrale”: Gioco fino a spellarmi le mani ma non ho particolare interesse nel lasciar traccia delle mie esperienze, e anzi mi soddisfa puramente il fatto di viverle e controllarne nel dettaglio i meccanismi, senza bisogno di prove d’amore o manifesta dedizione.

In un GdR, seguire Obiettivi diversi dall’interpretazione del personaggio non ha molto senso

L’esempio migliore è connesso a uno dei miei generi preferiti: quando riesco a immedesimarmi profondamente in un personaggio di ruolo, seguire Obiettivi diversi dalla sua “interpretazione” diventa quasi lesivo dell’esperienza, una distrazione che non ha nulla a che fare con i motivi per cui sto giocando. Dedicarsi a un approccio da completista può essere un modo per aggiungere una sfida nella sfida, magari finendo un titolo “a cuore aperto” per poi dedicarsi agli Obiettivi, ma semplicemente non è quello che preferisco. Tutto questo, naturalmente, in un gigantesco IMHO scolpito nel marmo di Carrara.

L’ACHIEVEMENT CHE CONFERMA LA REGOLA

Tenendo ben fermi i gusti personali, da parte mia sarebbe comunque stupido – oltre che falso – non considerare le eccezioni a quanto appena affermato. Gli Achievement non solo esistono, ma interessano la grandissima parte dei giochi per PC e console in commercio (almeno, dall’affermarsi delle piattaforme di digital delivery in poi), ed è lecito valutare la loro fattura anche senza perseguirli, magari per il tono simpatico o perché risultano particolarmente coerenti ai contenuti di gioco.

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C’è del vero impegno, in alcuni casi, e una carezzina sulla testa non fa dispiacere

Mi è sembrato del tutto naturale, ad esempio, essere rimproverato con un “We Told You To Leave” nell’atto di ritornare in partita nel folle SUPERHOT! (SUPERHOT! SUPERHOT! SUPERHOT!), venir premiato con un “Get an A+” in un gioco tosto come Hotline Miami, o anche beccarmi la traduzione in romanesco “Sto a sparà cor laser” nel divertentissimo Magicka. In un ARPG sfaccettato come Deus Ex: Mankind Divided, invece, è più che opportuno veder comparire gli Obiettivi “Pacifista” o “Piè leggero”, rispettivamente per non aver ucciso nessuno o non aver fatto scattare nemmeno un allarme. C’è del vero impegno, in alcuni casi, e una carezzina sulla testa non fa dispiacere.

Paradossalmente, poi, mi è capitato di dare particolare peso a un Achievement proprio quando non c’era. È accaduto alla fine di DOOM, perché il sistema (in qualsiasi versione, nel mio caso Steam) premia nello stesso modo chi ha finito il gioco in una delle modalità disponibili, e riserva un Obiettivo specifico solo per chi ha affrontato un livello in Ultra-Incubo. Una scelta non molto carina per chi ha avuto la meglio sui demoni a difficoltà Incubo, ovvero al massimo delle opzioni subito disponibili, a maggior ragione se il giocatore in questione ha 2 o 3K di titoli in backlog da smaltire, e non sa quando troverà il tempo per una seconda run. Nelle discussioni su Steam c’è chi si è lamentato della stessa mancanza, e si è subito dovuto confrontare con diversi “puristi” che, peraltro, gli hanno fatto notare quanto detto sopra, ovvero che un’icona rivolta alla comunità sarà sempre meno importante nel proprio “vivere” un videogioco.

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Mi è capitato di dare particolare peso a un Achievement proprio quando non c’era

Così mi sono sentito colpevole due volte, per aver rilevato la lacuna negli Obiettivi ed essere stato integralista come i suddetti giocatori, che non hanno avuto pietà davanti a una nota in fin dei conti comprensibile. Sicuramente troverò il tempo di finire DOOM a Ultra-Incubo, non per l’Achievement in sé (che, come detto, per l’intero storymode non esiste nemmeno) ma perché si tratta di uno dei migliori FPS del decennio e, come in altri casi (o generi, vedi i finali di Dark Souls III, in quel caso dotati di Obiettivi), val la pena battere la sfida ai massimi livelli. Tutto il resto è aria fritta, ma visto che esiste potrebbe essere almeno fritta bene.

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  1. Per quanto mi riguarda, vivo gli achievement molto in dipendenza dal titolo che sto giocando... In alcuni li cerco, in altri li sblocco se capita... Ma un'occhiata in genere la do sempre!

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