La sindrome del videogiocatore codardo

La sindrome del videogiocatore codardo Editoriale 01

Su queste pagine affrontiamo spesso il problema del backlog, uno dei nemici più potenti del videogiocatore incallito che, sappiamo molto bene, non può essere sconfitto. A volte ci armiamo di belle speranze, magari innanzi a un lunghissimo weekend di inaspettata libertà, e come diceva il buon Keiser qualche giorno addietro, ci prepariamo a una specie di guerra, con tanto di elenco numerato in cui è registrata – in ordine di priorità, interesse e durata – gran parte dei titoli acquistati negli ultimi mesi duranti i soliti saldi. Nella più triste delle ipotesi passiamo la prima giornata a controllare più e più volte quel dannato elenco, cercando il titolo perfetto, mentre, in realtà, buttiamo nel WC ore preziose di gioco e divertimento; altrimenti non è raro cominciare un videogioco per poi ritrovarsi, dopo poche ore, a rimuginare se la nostra scelta sia stata o meno giusta, mentre una vocina nella testa ci suggerisce che siamo ancora in tempo a cambiare titolo a cui dedicare il nostro meraviglioso tempo libero.

Io, ammetto tristemente, spesso e volentieri scelgo la terza ipotesi: quella non contemplata ma che, gira che ti rigira, fa capolino nella mente di tutti. A cosa mi riferisco? Nel dubbio, mi ributto su un gioco vecchio che già conosco e che, con tutta probabilità, ho già terminato. Questa è indubbiamente la scelta più codarda: con un videogioco che non conosco rischio troppo, potrebbe non piacermi, annoiarmi o – ancora peggio – rivelarsi troppo lungo per essere concluso in un unico weekend.

La sindrome del videogiocatore codardo Editoriale 02

con un videogioco nuovo rischio troppo, potrebbe non piacermi, annoiarmi o rivelarsi troppo lungo

Eppure raramente mi pento della mia decisione. Sì, la mia libreria sfoggia titoli rimasti intonsi dal momento dell’acquisto, e continuo a rimandare la fatidica data della loro installazione a un generico “prima o poi”, ma quando si presta l’occasione è difficile negarsi una run al primo Dark Souls (quello che è rimasto ancorato nel profondo del cuore per decine e decine di motivi, in barba ai nuovi capitoli della serie), o magari rinfrescarsi la memoria con qualche opera decisamente più antica ma ancora stampata a fuoco nella memoria, come le tante avventure grafiche del passato.

Alcuni potrebbero giustamente chiedere il motivo di tale follia, e trovare una risposta sensata non è affatto semplice, ma in quei giorni si accende una specie di fiammella nostalgica che può essere equiparata in tutto e per tutto a quando, facendo zapping tra i canali, scopriamo per caso che stanno trasmettendo I Goonies. In quel momento sai che c’è solo una cosa da fare: staccare il telefono, svaccarti sul divano e fare il tifo per Super Sloth.

Codardo? Sì, assolutamente, ma quando sai per certo che un titolo è in grado di farti salire al settimo cielo, perché rischiare con qualcosa di nuovo e sconosciuto? Ogni giorno è perfetto per le nuove scoperte, al costo di giocare anche solo mezz’ora prima di andare a dormire, ma quando sai di poter dedicare svariate ore a un videogioco è meglio andare sul sicuro, evitando qualsiasi tipo di rimpianto futuro. Al resto ci giocherò… prima o poi. E il backlog ringrazia!

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  1. Ti capisco benissimo, succede anche a me.

    Ad esempio, quasi una volta all' anno mi rigioco daccapo Half Life 2 ed episodi 1 e 2, pur avendo molti altri titoli ancora da "provare".

    E' rassicurante e piacevole rigiocare ad un gioco cosi' familiare (con i cheat ovviamente, ormai quasi introvabili nei giochi attuali).
    Capisco anche io, ma più che altro a me capita che ritengo i nuovi acquisti troppo belli per essere iniziati se non in una occasione speciale in condizioni speciali, quindi finisco a giocare ai vecchi o a roba che non credo sia poi così bella

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