Money, money, money

Money, money, money Editoriale 01

Il denaro fa la felicità… dei videogiocatori. Affermazione irriverente e dibattibile, soprattutto in questo periodo di crisi. Eppure non mi sarebbe mai venuto in mente di applicarla al mondo dei videogiochi, non fosse stato per quel filmato di presentazione di Mass Effect: Andromeda, dove lo speaker, spudoratissimo, arriva a dichiarare: «Se non lo state guardando su uno schermo 4K, procuratevene uno e poi tornate qui»! Dunque l’ultima fatica di BioWare esiste solo per svuotare le nostre tasche? Domanda legittima, credo, considerando che l’epopea spaziale di Krogan, Asari, Umani, Turian e Salarian (giusto per citare le razze principali) ha forse già detto tutto ciò che doveva profferire con la trilogia originale e mira dunque a vendere solo grazie ad un’iniezione di “nuovi effetti speciali e luci” atta ad attirare, sì come falene, potenziali utenti.

Non avevo realizzato, ingenuamente, che per videogiocare occorresse essere “ricchi”, eppure gli indizi erano già presenti, ed in abbondante quantità: partendo da toys-to-life, auction house e abbonamenti mensili, passando per le edizioni remastered o enhanced, fino ad arrivare alle sempre impellenti necessità di colmare il gap tecnologico e aggiornare il software. Per non parlare, poi, delle “stramaledette” carte! Il tutto in un mondo fisico dove youtuber milionari si vantano del suono eccellente restituito dalle loro cuffie di marca, mentre la realtà virtuale sta per diventare costosamente “aumentata”, con il portafogli che ne risulterà, giocoforza, diminuito.

Money, money, money Editoriale 02

Non avevo realizzato, ingenuamente, che per videogiocare occorresse essere “ricchi”

Ironia della sorte, la situazione in-game non sembra essere migliore: mi sono accorto, difatti, che in molti videogiochi buona parte delle attività – e del tempo dedicato – è finalizzata al vile accumulo di denaro, indispensabile per aggiornare armi ed equipaggiamento, acquistare dimore o potenziamenti. E allora lussuose magioni vengono meticolosamente ripulite per racimolare preziosi Oren (perché quel frammento di minerale meteorico va comprato a tutti i costi), la giungla africana scrupolosamente setacciata a caccia di diamanti e Balmora depredata per far incetta di quelle meravigliose shuriken d’argento in vendita presso il “the Razor Hole”. Ancora, contratti con gilde di assassini vengono accettati in cambio di sonanti Septim e i pedoni nei GTA vecchia maniera “stirati” per produrre fruscianti mazzette di prezioso contante, mai da disdegnare nelle prime fasi di gioco, quando l’avatar è ancora n.n. sulla scala “sociale” che porta ai vertici della criminalità organizzata.

Sia che si tratti, dunque, di gettoni dorati da raccogliere spiccando leggiadri balzi tra piattaforme aeree o di ripagare un vecchio debito con un boss malavitoso, o di pura e semplice cupidigia volta a sbloccare un achievement “capitalista”, potremmo ben dire che – almeno nei videogiochi – il denaro è tutto! Dopotutto, come ci ricorda “cortesemente” Sonny Forelli: «That was my money, Tommy, MY MONEY!».

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