Una scommessa da 399 euro

Una scommessa da 399 euro Editoriale 01

Ragazzi miei, io sono un entusiasta delle nuove tecnologie. Sono curioso, disposto a sborsare cifre assurde per la pura gioia di provare qualcosa di nuovo, per quella eccitazione tutta particolare che ti regala solo l’esperienza di una “prima volta”. Sono uno che, spegnendo il cervello, uscirebbe ora di casa con 399 euro in mano, agitandoli al vento fino al primo GameStop per far suo un PlayStation VR. Lo farei davvero, nell’immediato, con la mia testaccia bacata e la coscienza che in situazioni simili è ormai scesa a patti troppe volte, e poi correrei felice a casa per annusare la plastica della confezione nuova e per tuffarmi nella gioia dello spacchettamento. Indosserei la periferica felice come una Pasqua e passerei una giornata col sorriso ebete sulle labbra, a mostrare a chiunque le potenzialità della tecnologia, vantandomene come se ne fossi l’artefice e sentendomi un privilegiato. Poi, la sera stessa, rimasto solo dopo l’eccitazione ormai stemperata, guarderei il caschetto vicino alla TV spenta e me ne uscirei con un “porco dinci” storico.

Facciamo un passo indietro, un flashback come quelli delle serie TV. Immaginatemi sei anni fa: ho un po’ meno barba (e meno di quanta ne abbia ora significa che io e la barba viviamo su due pianeti diversi), qualche chiletto in meno e lo stesso maledetto entusiasmo verso le nuove tecnologie.

Una scommessa da 399 euro Editoriale 03

VR di Sony vanta utilizzi che, in prospettiva, sembrano molto più interessanti rispetto a Kinect

È il 2010 ed è appena arrivato il Kinect di Microsoft. Io e i miei amici lo abbiamo regalato in occasione del compleanno di uno di noi, quindi finiamo per passare la serata a sbracciarci come cretini di fronte alla televisione, scatenandoci in balletti sexy per vederli replicati da un criceto obeso sullo schermo. Ci spanciamo dalle risate, ed è una sensazione bellissima essere un roditore grasso. Esco da quella casa con la convinzione che possedere quella tecnologia incredibile valga più dei 149 euro di investimento. Il giorno successivo mi ficco dentro al primo negozio aperto che trovo e ne esco con un Kinect nuovo di pacca. Passo la giornata a saltare e muovermi per la stanza, a ballare trasformandomi in un criceto e a mostrare questa nuova incredibile scoperta che renderà il mondo un posto migliore. Quando arriva il momento “porco dinci” mi chiedo quali applicazioni potrà mai avere la periferica appena acquistata, ma ormai è troppo tardi.

Torniamo ad oggi. L’ingloriosa fine del Kinect la conosciamo tutti quanti, hanno perfino provato a “regalarlo” con la console, infilandolo “a tradimento” nel pacco base, ma nessuno lo voleva nemmeno in quel caso. Principalmente perché la gente non aveva intenzione di cambiare le abitudini di gioco, ma anche perché nessuno sembrava disposto a investire su una periferica che, data la sua natura opzionale, avrebbe ridotto la finestra dei possibili acquirenti ai soli possessori di Kinect e, quindi, solo a coloro davvero interessati al titolo. Tanto valeva virare su un progetto ibrido, come Child of Eden, almeno inizialmente. Il compromesso, tuttavia, è stato il primo passo verso l’oblio e ben presto il mio Kinect ha perso di valore e, soprattutto, ha perso utilità e freschezza. È diventato un fallimento da nascondere nell’armadio.

Una scommessa da 399 euro Editoriale 02

Se la VR dovesse rivelarsi una di quelle tecnologie che fatica a ingranare, che fine farebbero i 399 euro che abbiamo scommesso?

Non è mia intenzione, comunque, paragonare le due tecnologie. Il sensore di movimento Kinect e la VR di Sony sono idee molto diverse, anche se hanno il medesimo scopo di portare il giocatore all’interno del mondo virtuale. VR, infatti, vanta utilizzi che in prospettiva sembrano molto più interessanti: la modalità che permette di fruirne come un enorme monitor alternativo e la promessa di esperienze in realtà virtuale che trascendono l’intrattenimento, avvicinandosi al cinema. E poi non dobbiamo dimenticare la pornografia che, da che mondo è mondo, ha sempre funzionato da ariete per queste nuove tecnologie. Eppure parliamo sempre di una scommessa, e questa volta l’investimento iniziale è circa tre volte più esoso rispetto al passato. Oltre ai 399 euro di cui sopra, al GameStop dovrei presentare anche altri sessanta “pippi” per una PlayStation Eye e altrettanti per una coppia di PlayStation Move, consigliata per la maggior parte dei giochi. E poi, se non volessi semplicemente andarmene in giro per casa con un casco di plastica in testa come un cretino, dovrei anche aggiungere più di qualche spicciolo per un gioco. Fate un attimo il calcolo e vi renderete conto che la mazzetta comincia a essere tanto consistente da non poter essere fisicamente sventolata.

In questi giorni, quindi, vivo nel lacerante limbo di chi da una parte getterebbe al vento le proprie reticenze per aver accesso a una parte di futuro (e per uno cresciuto idolatrando la fantascienza questo significa molto), dall’altra nei panni scomodi di un ragazzo per cui seicento euro rappresentano quasi un mese di stipendio e quindi una cifra che, sulla soglia dei trenta, rappresenta più di quanto sia disposto ad sborsare.

Penso proprio che molti di voi si trovino nella mia stessa situazione, dilaniati tra curiosità e responsabilità verso un investimento economico ingente, spaventati dal dubbio che la VR possa rivelarsi una di quelle tecnologie che fatica a ingranare e poi muore. E se così fosse, che fine farebbero i 399 euro che abbiamo scommesso? Ancora più importante, che fine farebbe quella parte di noi così ingenua e meravigliosa disposta a investire sulle nuove tecnologie?

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  1. Mah, la PS-VR intriga parecchio anche me, e spero di avere presto l'occasione di provarla - con calma - in qualche megastore.

    Solo che nel mio caso devo aggiungere alla cifra di cui parli nell'editoriale (quasi 600 euro), anche la spesa per una PS4 o meglio - visto che sta per uscire - una PS4 pro !!

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