Il punto VG

Il punto VG Editoriale 01Stavo cercando di computare l’esatto numero di titoli mainstream classificati come PEGI 18, causa presenza di un rapporto intimo, quando il vetusto sistema operativo mi ha restituito un “out of memory” error. Di fronte a questa debacle dell’elettronica, ho deciso di attingere all’umana memoria che di Terabyte ne possiede a iosa e che sovente nulla oblia, pena ricordare anche la fidanzatina che ci ha lasciato in terza media.

La conta inizia con The Witcher 2: Assassins of Kings, seconda opera matura di CD Projekt RED. Il capitolo di mezzo dello Strigo avvia la narrazione in media res con Triss e Geralt che, languidamente sdraiati, sfacciatamente ignudi, si rotolano nel letto (anche il resto del gioco è a base di rotolamenti che, tuttavia, non si rivelano parimenti interessanti). Allietato da cotanta ostentazione epidermica, il giocatore si immedesima in quella guardia che, consegnato il dispaccio del re, esita ad abbassare il lembo della tenda per poter indugiare ancora sulla piccante scena. Che dire poi della bellissima e conturbante Citra? Far Cry 3 avrebbe avuto un’”anima” senza di lei? La risposta giunge allorché l’insaziabile indigena riesce a coinvolgere l’avatar in un intenso rito d’accoppiamento “apotropaico”, amplesso che, alfine, dona un senso alla scalata di torri, allo sventramento di animali (per produrre zaini e borselli!) e all’ennesimo dispendio di bossoli e caricatori.

Il punto VG Editoriale 02È bene altresì citare il rapporto che è possibile intrecciare tra la nostra Hawke e la prorompente Isabela. Questa importantissima romance si rivela apripista saffico ad un nuovo e più ampio modo di concepire l’“amore” nei GDR e parecchio ne ho discusso in un breve, ma intenso viaggio in macchina insieme ad altri tre amici, avidi lettori di TGM, considerando come l’esperienza – da sola – valesse il prezzo del biglietto di Dragon Age II.

i momenti intimi sono ormai sinonimo di gioco maturo dacché, in molti casi, ne costituiscono il principale climax

Quanto sopra per dire che i momenti intimi sono ormai immancabili e immancabilmente sinonimo di gioco maturo dacché, in molti casi, ne costituiscono il principale climax. Abbandonate infatti le fertili terre del Faerûn e le colorate lande dell’antica Cina, anche BioWare (come accennato sopra) poggia le recenti trilogie sulle romance dei propri avatar, come conseguenza dei razziatori e del destino del Thedas, o della galassia, poco ce ne cale… E il ruolo muore.

Vorrei concludere parlando dello strano caso del giovane Artyom di Metro 2033: che il ragazzo abbia bisogno di indicazioni esplicite per intraprendere qualsivoglia azione è ormai noto ai più; fortunatamente, in presenza di avvenenti corpi egli sembra sapere dove guardare, dove mettere le mani, anche se in ogni momento mi aspettavo di udire una voce fuori campo: «Artyom, il punto G è un po’ più in basso!». Quel che trovo particolarmente significativo, piuttosto, è l’elemento narrativo presentato in apertura e legato al volto della madre di Artyom. Se le fattezze della genitrice hanno lasciato solo una traccia sfocata nella memoria del nostro, il primo piano sull’inguine di Anna che risale il condotto di scolo rimarrà impresso per sempre nello storico videoludico e nei ricordi del giocatore-Artyom. Se vogliamo, tutto questo è una sottile metafora della “crescita” del medium, e nostra in qualità di individui e giocatori.

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