For Honor - Recensione (prima parte)

PC PS4 Xbox One

Come succede ogni volta che arriva un gioco con una corposa componente online, ci prendiamo un po’ di tempo per sviscerarlo per bene, in maniera tale da vedere come si comportano i server, e come si stabilizza la comunità online nei giorni successivi ai sempre convulsi day one. È così, dunque, che affrontiamo la nostra prima parte di viaggio nel mondo bellico di For Honor, l’attesissimo gioco d’azione di combattimenti all’arma bianca di Ubisoft. Finalmente le porte del Valhalla si sono aperte, e hanno permesso al mio animo vichingo di scendere in battaglia e impalare gente a destra e a manca. Ne vale la pena? Secondo me sì, e anche tanto, per quanto For Honor, anche in versione completa, si confermi un titolo non adatto a tutti i palati. Merito (colpa?) di un’identità molto precisa, rigorosa, che era già emersa durante le fasi di beta e che richiede un determinato tipo di approccio all’opera di Jason Vandenberghe. Dunque, affilate il vostro acciaio e seguitemi in battaglia.

APOLLYON COMBINA GUAI

Il primo passo necessario per comprendere l’essenza di For Honor è il single player, fondamentale per fare proprio un sistema di gioco semplice soltanto in apparenza, ma in realtà estremamente profondo e e complesso da padroneggiare. La campagna, in sintesi, è un enorme tutorial e un gustoso antipasto della vera essenza del gioco, che resta il multiplayer. Se avete aspettato l’uscita del titolo Ubisoft perché interessati alla modalità storia, sappiate che è semplicemente funzionale all’economia di un gioco che ha senso soltanto nella sua forma competitiva online, ed è evidente che non voglia proporre null’altro di diverso, con buona pace di chi sperava in un single player tutto sommato indipendente. In ottica propedeutica, però, posso dire che la storia di Apollyon, divinità della guerra scesa in terra per celebrare la sua essenza creando il caos fra le tre fazioni sul territorio (Vichinghi, Samurai, Cavalieri), non dico che abbia senso o che sia emozionante, ma fa quello che deve fare, attraverso diciotto missioni che permettono di comprendere le meccaniche di buona parte delle classi presenti nella rosa dei dodici eroi.

Si tratta di una vicenda dal taglio epico e brutale, che ci fa entrare nel mood cruento del gioco e, di fatto, ne spiega il titolo: quello della gloria e della rovina di Apollyon è il racconto di sei anni di una guerra in cui, attraverso la sua Legione di Ossidiana, la divinità riesce a mettere in atto una reazione a catena che porterà gli eserciti sul campo di battaglia, ma farà anche riscoprire l’onore sopito ai generali delle varie fazioni che, distinguendosi in mezzo a ossa rotte e decapitazioni, assurgeranno a ruolo di eroi, gli stessi che possiamo usare per seminare il panico online. Il processo di conoscenza dei diversi personaggi è messo in scena con intelligenza e sfrutta il classico spirito arcade d’altri tempi, per dare vita ad assedi e duelli intervallati da scene d’azione con catapulte, inseguimenti e fasi d’azione più spiccata. La varietà di situazioni è tale da prendere sufficiente confidenza con le mappe che ritroveremo in multiplayer e, soprattutto, con la filosofia alla base del gioco.

for honor recensione ps4 pc xbox one (5)

Il single player di For Honor fa quello che deve fare e prepara in maniera degna alle sfide in multigiocatore

I combattimenti di For Honor sono brutali e violenti, non c’è spazio per l’indecisione e, soprattutto, non c’è spazio per l’ignoranza. Occorre rapidamente interiorizzare tutte le variabili necessarie per raggiungere il successo: memorizzare il moveset degli eroi, per sfruttarli al meglio e non essere sorpresi dagli avversari, imparare a sfruttare le particolarità di ogni mappa e dominare con perizia il sistema di controllo. Attraverso azioni più o meno guidate, che possono essere approfondite in un secondo momento attraverso tutorial e sfide contro bot a difficoltà variabile, il percorso di iniziazione al vero cuore di For Honor dura una manciata di ore: da 4 a 6 per la campagna (a seconda della difficoltà scelta) e un altro paio per specializzarsi nell’uso di uno o due combattenti. Una fase che potete anche saltare a piè pari, se pensate che per raggiungere la gloria sia meglio passare prima per la polvere. In sostanza, sebbene si potesse fare di più sia dal punto di vista narrativo che in termini di scopo, il single player di For Honor fa quello che deve fare e prepara in maniera degna alle sfide in multigiocatore. Tra l’altro, soprattutto negli scontri con i bot, c’è da segnalare una più che dignitosa AI, che, al momento, è decisamente superiore alla maggior parte dei guerrieri umani presenti online. D’altronde il senso del gioco è anche questo: per scendere sul campo di battaglia bisogna prepararsi a dovere, e l’unica via è studiare, allenarsi e avere un ferrea volontà, perché For Honor sa essere implacabile e punitivo.

CHE IL SANGUE SCORRA A FIUMI

Una volta pronti ad affrontare gli altri giocatori, For Honor si rivela un titolo rognosissimo, perché attrae tantissimo grazie alla faciloneria con cui, inizialmente, soprattutto in condizioni di simmetrica ignoranza, ti prende e ti fa sentire il Re della Collina; basta però una sfida contro un giocatore più bravo (o più esperto) perché la frustrazione prenda il sopravvento. Non fate l’errore di pensare che il gioco sia in qualche modo “rotto”: il sistema di combattimento è stato rifinito a dovere, e sono quasi del tutto spariti i vari sbilanciamenti presenti nella beta. Ci sono personaggi dalla curva di apprendimento più agevole, altri che richiedono uno studio approfondito, così come dei naturali mismatch nella tipologia di scontri, ma è tutto estremamente equilibrato. A ogni soluzione adottata dall’avversario c’è una possibile contromossa, e la strategia da utilizzare in combattimento cambia in base alle classi, al terreno, alla posizione, alle circostanze, e alle modalità.

In For Honor c’è pochissimo spazio per la casualità, e tantissimo per il miglioramento personale: serve tempo, rigore, allenamento e sacrificio, ma le soddisfazioni arrivano copiose. Le partite online, dunque, si svolgono secondo differenti regole: come già emerso durante la beta, anche nella versione definitiva i Duelli 1vs1 e le Mischie 2vs2 rappresentano il punto più alto dell’offerta ludica di For Honor, e tirano fuori il meglio da un sistema di combattimento che è quanto di meglio si sia mai visto in un titolo del genere. Il dedalo di possibilità che si apre dal concetto elementare delle tre pose di parata e attacco è a dir poco geniale e – pad alla mano – basta poco tempo per dare vita a scontri epici. Merito anche delle splendide coreografie che si delineano sullo schermo, graziate da un comparto tecnico davvero notevole. Ho provato il gioco sia su PS4 che su PS4 Pro, e il frame rate è rimasto ancorato ai 30 fps in entrambe le situazioni: il miglioramento sulla nuova console Sony riguarda una generale pulizia su schermo, che si traduce in maggiore definizione delle texture e minore aliasing.

Al momento le sfide 4vs4 dipendono ancora troppo dal livello rapsodico dei giocatori

Nei prossimi giorni mi dedicherò anima e corpo ad approfondire le diverse modalità del multiplayer, la natura delle nuove classi (oltre alle nove già viste nella beta, ogni fazione può contare su un quarto, ulteriore eroe) che rappresentano ibridi delle diverse interpretazioni dei ruoli da parte dei singoli eroi, e andrò più a fondo nello sviluppo del personaggio. Al momento vi posso dire che le sfide 4vs4 dipendono ancora troppo dal livello rapsodico dei giocatori, e beneficiano tantissimo di un approccio di gruppo ragionato, magari con un team di amici con tanto di chat vocale. Il sistema di personalizzazione dei personaggi, invece, in grado di modificare radicalmente le build delle varie classi, non è attivo per tutte le modalità, e c’è da capire quanto influenzerà il matchmaking e, soprattutto, quanto sarà “drogato” dall’orribile possibilità di comprare casse per l’equipaggiamento con moneta sonante tramite lo shop di Ubisoft. Infine, bisognerà comprendere quanto tutto ciò si ripercuoterà sul gioco competitivo in senso stretto, che entrerà in scena in un secondo momento e potrà determinare l’arco di vita di For Honor.

Chiudo questa prima parte di recensione con un ultimo dubbio: la scelta di non aprire server di gioco, lasciando la connessione delle partite al peer-to-peer, è abbastanza rischiosa. Personalmente non ho avuto grossi problemi, segno che il codice di rete è ottimizzato abbastanza bene, ma è chiaro che un’esperienza di pochi giorni potrebbe rivelarsi comunque molto aleatoria. Di certo, però, non mi impedirà di continuare a combattere e divertirmi.

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Se serve un tuttofare il buon Mancini è l’uomo da chiamare. La nostra principessa fotografa, usa la videocamera come se fosse un’estensione naturale del corpo e monta video manco fosse in una catena di montaggio. Ah… e scrive anche. Insomma… il classico “bravo guaglione”.

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