Il topic dell'immigrazione - Pagina 70
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Discussione: Il topic dell'immigrazione

  1. #1381
    Pipppero@ L'avatar di Lo Zio
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    Re: Il topic dell'immigrazione

    si risveglia il kraken?

  2. #1382
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    Re: Il topic dell'immigrazione

    Affonda prima...o finiscono il carburante a metà strada ....o si mangiano a vicenda....o usano costa crociere...

    Per me hai poco il senso delle distanze e delle rotte migratorie...

  3. #1383
    Grande Capo Estiqaatsi
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    Re: Il topic dell'immigrazione

    Citazione Originariamente Scritto da Orologio Visualizza Messaggio
    Affonda prima...o finiscono il carburante a metà strada ....o si mangiano a vicenda....o usano costa crociere...

    Per me hai poco il senso delle distanze e delle rotte migratorie...
    Per me non hai idea del paese in cui vivi. Ti ricordo che è lo stesso che mandava le motovedette a meno di quaranta miglia marine dalle coste libiche.

  4. #1384
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    Re: Il topic dell'immigrazione

    Mi spiace studia la geografia, poi prendi un gommone e salpa da genova per raggiungere la corsica...poi mi racconti...
    Coste libiche...coste siriane...ma lol...stessa distanza...

  5. #1385
    Since 2002 L'avatar di alberace
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    Re: Il topic dell'immigrazione

    è il doppio dello spazio, cazzo

  6. #1386
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    Re: Il topic dell'immigrazione

    Faccio notare che una nave veloce con tutti i confort ci mette circa 7 ore per il tragitto genova bastia...

  7. #1387
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    Re: Il topic dell'immigrazione

    non so se era in questo topic, ma avevo messo un servizio di vice sulla nave di MSF che opera fra italia e libia.
    li avevamo pescati ad uno sputo da gheddafiland e pensavano di essere quasi arrivati.

  8. #1388
    Grande Capo Estiqaatsi
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    Re: Il topic dell'immigrazione

    Citazione Originariamente Scritto da Orologio Visualizza Messaggio
    Mi spiace studia la geografia, poi prendi un gommone e salpa da genova per raggiungere la corsica...poi mi racconti...
    Coste libiche...coste siriane...ma lol...stessa distanza...
    Quindi tu escludi che le nostre motovedette vadano a pescarli ben al di là delle nostre coste? guarda, spero vivamente tu abbia ragione, ma ne dubito. Non hanno bisogno di arrivare con le loro forze fino a qua.
    Ultima modifica di Manu; 05-04-16 alle 15:31

  9. #1389
    Since 2002 L'avatar di alberace
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    Re: Il topic dell'immigrazione

    c'è differenza fra le acque della libia impazzita e quelle di albania/grecia, dai.

  10. #1390
    Grande Capo Estiqaatsi
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    Re: Il topic dell'immigrazione

    Citazione Originariamente Scritto da alberace Visualizza Messaggio
    c'è differenza fra le acque della libia impazzita e quelle di albania/grecia, dai.
    Poche differenze. Se c'è un barcone in difficoltà al largo delle coste greche, secondo voi chi è che va a recuperarlo? La Grecia? O magari Malta? se davvero Macedonia/Albania/Montenegro etc. chiudono le frontiere interne ed i greci cominciano a rimandare in Turchia tutta la gente sbarcata, ci becchiamo anche questa emergenza.
    Ultima modifica di Manu; 05-04-16 alle 15:49

  11. #1391
    Senior Member L'avatar di Azathoth
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    Re: Il topic dell'immigrazione

    Chi parlava dell'integrazione in Svizzera?
    http://www.ilmessaggero.it/primopian...e-1649964.html
    Intanto il Papa andrá in visita a Lesbo: http://www.corriere.it/cronache/16_a...6aa85502.shtml
    Ultima modifica di Azathoth; 05-04-16 alle 19:26

  12. #1392
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    Re: Il topic dell'immigrazione

    La stretta di mano è roba da albionico-sionisti. Da noi si saluta romanamente!
    Ma davvero hai abilitato la vista firme? Cazzo guardi!

  13. #1393
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    Re: Il topic dell'immigrazione

    La disintegrazione. Svezia arriviamo!

  14. #1394

    Re: Il topic dell'immigrazione

    http://corrieredelveneto.corriere.it...63883428.shtml

    CONA (VENEZIA) Percorriamo una stradina di ghiaia che taglia in due il vecchio cortile della base. Dove una volta marciavano soldati ora ci fermiamo a raccogliere bicchieri di carta abbandonati la notte precedente. Intorno, soltanto erba e container. «Questa la chiamano Sabha», mi dice Lassine indicando l’area davanti a noi, dominata da un tendone bianco che ricorda le feste di paese con l’orchestrina e gli alpini che servono birra e salsicce. La porta si spalanca e un odore di spezie e calzini sporchi anticipa l’uscita di un ragazzo nigeriano che ci sorride a torso nudo e con ai piedi un paio di scarpe rotte. Nella mano destra stringe spazzolino e dentifricio. La mia guida si infila nel tendone, che sarà lungo una ventina di metri e largo otto. All’interno, in ogni centimetro utilizzabile a eccezione del corridoio centrale, ci sono letti a castello, alcuni rivestiti di cartone per proteggersi dalla luce del giorno. Ovunque si guardi, solo materassi, abiti e persone: dentro quell’unica stanza rivestita di plastica dormono cento profughi. «Sono quelli che stavano a Eraclea. Li hanno mandati via da lì e ce li hanno portati» spiega.


    Dentro l’area off limits Sono le 9.30 di un martedì che sa di primavera e Lassine, anche lui originario dell’Africa, sta facendo fare il giro del campo al nuovo arrivato. Che sarei io: assunto nell’area di accoglienza inaugurata la scorsa estate all’interno dell’ex base missilistica di Cona, paesino di 3mila anime nel Veneziano. In un Veneto affollato di sindaci che non vogliono questi disperati, le prefetture hanno cominciato a stiparli nelle caserme dismesse. Bagnoli, Padova, Treviso... A contendersi appalti milionari sono cooperative che, da quando è scoppiata l’emergenza profughi, sono spuntate come funghi. La più importante è Ecofficina, che ha sede a Battaglia Terme e che ora gestisce diverse aree militari adibite all’accoglienza degli stranieri sbarcati sulle nostre coste. Nata nel 2011, il suo valore di produzione è letteralmente esploso, passando dagli iniziali 114 mila euro a un milione e 145 mila (fonte: Finanzaonline). A guidarne l’incredibile ascesa è Simone Borile, ex Dc poi molto legato a Forza Italia. Un passato nei Cda di Configliachi, dell’Ater e del Parco Colli, poi come presidente del Consorzio Padova Sud e direttore di Padova Tre srl (gestione rifiuti). Ma oggi è tutto preso dalla «sua creatura» (anche se formalmente l’amministratrice è sua moglie Sara Felpati), che mette le mani in quell’inferno umanitario con il quale nessun altro sembra voler avere a che fare. Nella sola Cona, da mesi vivono 530 migranti provenienti da decine di Paesi diversi, dall’Africa all’Asia, perfino dai Balcani. Ma questa è un’area off limits. Nessun esterno può entrare, non si possono fare fotografie, niente telecamere. Si fa eccezione solo per le visite «patinate» riservate a politici e giornalisti. Gli unici a superare quelle cancellate verdi, sono gli stranieri (liberi di andare e venire) e gli operatori delle coop. L’«esperimento» sta tutto qui: farmi assumere da Ecofficina e trascorrere tre giorni in uno dei più grandi campi per i profughi d’Italia. E poi raccontare cosa accade al di là del filo spinato. La prima parte non è stata difficile: cinque giorni dopo il colloquio sono dentro la base. L’assistente della cooperativa, al telefono, illustra le condizioni: lavorerò sei giorni su sette, dalle 9 del mattino alle 7 di sera. Il pagamento sarà in voucher: 200 euro alla settimana, che togliendo la pausa pranzo fanno 3 euro e 70 centesimi l’ora. Ma presto, se tutto andrà bene, arriverà un vero contratto e allora lo stipendio supererà i mille euro al mese. La struttura è divisa in tre aree che gli ospiti hanno ribattezzato con i nomi delle città della Libia che tanti di loro hanno dovuto attraversare prima di sbarcare sulle coste italiane: Sabha, Gatron e Tripoli. A Sabha, oltre al tendone, ci sono i container con i bagni e le docce, e un edificio di mattoni con altre decine di migranti. A Tripoli sorge l’ufficio centrale, una tenda adibita a moschea, la mensa e, naturalmente, le solite camerate piene zeppe di giacigli. Visitandole, oltre all’odore di marijuana si scopre che è possibile infilare otto letti a castello in uno stanzino, venti se la sala è un po’ più grande, quaranta se tra un letto e l’altro si lasciano pochi centimetri. A Gatron, invece, c’è più spazio: il maxi-tendone è stato montato da solo di recente e per ora ci dormono poche decine di ospiti.


    La rabbia Già di primo mattino, davanti all’ufficio due ragazzi protestano perché vogliono le scarpe. Ai profughi ne viene consegnato un unico paio, lo stesso che utilizzano anche per giocare a pallone con il risultato che l’usura è rapida mentre la sostituzione è molto più complicata. Per questo quei due sono arrabbiati: non hanno nient’altro che le ciabatte. E non sono gli unici. Quando scoppia una rissa, innescata dal litigio tra un pakistano e un nigeriano, in pochi secondi decine di migranti accorrono nel piazzale principale. Volano schiaffi e la zuffa può trasformarsi nel pretesto per un regolamento di conti tra etnie diverse. Sono tutti eccitatissimi. Un maliano mi vede sbiancare e scoppia a ridere: «Wellcome to Cona». Poi corre a fare il tifo lasciandomi incapace di capire come comportarmi. Per fortuna intervengono gli altri operatori: ancora urla, spintoni, finché uno dei litiganti viene letteralmente sollevato e trascinato in camera. Infine un ragazzino si convince a deporre la spranga di metallo lunga 40 centimetri raccattata chissà dove. E torna la calma. Mi diventa subito lampante quale sia il problema più grande: uomini di Paesi, culture e religioni diverse, stipati come polli dentro stanze disadorne, possono trasformare quel posto in una bomba a orologeria. E se finora la situazione non è precipitata, il merito è proprio di chi lavora lì dentro. Eppure le forze in campo sono sproporzionate: durante il giorno, per supportare 530 profughi ci sono tra gli otto e i dieci dipendenti della coop, quasi tutti giovani. A loro si aggiungono altre figure specialistiche, come la psicologa o quell’insegnante di lingua italiana che viene al lavoro con Coca Cola e cioccolatini per premiare gli studenti più disciplinati. Nessun altro. La notte, invece, ci si affida a sorveglianti che vivono stabilmente all’interno del campo. Uno di loro lo chiamano «King» e gira tronfio per la base, come fosse davvero un re: grandi occhiali da sole, giacca a quadri, sempre con un paio di uomini al seguito. Un po’ Snoop Dogg, un po’ boss di quartiere. I migranti gli si avvicinano e lui distribuisce ordini, consigli, favori.
    Il cibo Intanto è passato mezzogiorno e nel tendone principale si sospendono le lezioni di lingua mentre i profughi si dispongono su tre file. In un unico piatto di plastica gli operatori mettono circa due etti di riso. Sopra al riso una mestolata di passata di pomodoro. Sopra al pomodoro, ci vanno lo spezzatino e le patate lesse. Primo, secondo e contorno, tutto insieme in una piramide di cibo poco invitante che cambierà ogni giorno, ad eccezione del riso. Consegno a ciascuno anche un frutto, un pezzo di pane e un cucchiaio ma un ghanese mi ributta indietro la banana deciso ad attaccar briga: ne pretende una più grande. Il siparietto si ripeterà diverse volte. «Fai attenzione - raccomanda una collega - la distribuzione dei pasti è uno dei momenti più critici. La scorsa settimana è successo il finimondo, un ragazzo ha scaraventato per aria le panche…». Dopo pranzo, ciascuno fa ciò che gli pare. Senza la possibilità di trovare un lavoro all’esterno (è vietato finché la loro posizione non finisce al vaglio della Commissione per i rifugiati), c’è chi torna a dormire e chi si arrabatta per far passare il tempo. Mubarak, che sogna di fare lo stilista, si rimette a cucire tuniche colorate. Anthony mi racconta d’essere venuto in Italia per fare il calciatore ma che se la cava bene con i motori e quindi potrebbe aprire un’officina meccanica. Tutti, ma proprio tutti, vogliono andare a Milano. «Lì c’è il lavoro», ripetono. Intanto gli africani organizzano una partita di calcio, i bengalesi giocano a cricket, i pakistani si sfidano a lippa, che consiste nel sollevare il bersaglio con un bastone e poi colpirlo prima che tocchi terra. Un giovane ha la gamba ingessata, gli occhi spenti. Al campo si dice che il gommone sul quale viaggiava sia andato a fuoco durante la traversata e lui abbia visto morire i suoi amici. Osserva gli altri divertirsi. Poi solleva lo sguardo e per un attimo anche lui è felice: sopra la sua testa vola altissimo l’aquilone che due senegalesi hanno costruito utilizzando un sacco per i rifiuti e del nastro rosso. Mi chiedo se, almeno visti da lassù, quegli uomini sembrino un po’ meno disperati. «Devi imparare a non farti domande - mi interrompe una delle operatrici - sono tutte inutili: qui le risposte non ci sono». Ha ragione, ma ci vuole tempo per capire che non valgono le stesse regole dell’esterno. Prendiamo un aspetto fondamentale come quello della salute. Con un simile sovraffollamento il rischio di epidemie è concreto ma il medico visita una volta alla settimana e ogni tanto c’è un infermiere. Quindi - ancora una volta - tocca agli operatori intervenire. Nel container con su stampata una croce rossa, il viavai è continuo. A ricevere decine di profughi doloranti siamo in due e nessuno di noi è un dottore e neppure un farmacista. I casi più gravi vengono dirottati nell’ospedale cittadino ma per il resto ci si affida alla nostra (poca, almeno nel mio caso) esperienza. Distribuiamo Buscopan, Ibrupofene, Maalox… tutti medicinali da banco. Arriva un presunto caso di scabbia, si interviene anche su quello. L’anziano che soffre di depressione ci annuncia che non prenderà le medicine contro la Tbc - regolarmente prescritte, come le altre soggette a ricetta medica - e che non gli importa se così rischia di morire: lo convinciamo dicendogli che presto le cose cambieranno e la commissione gli darà quell’agognata «patente» di rifugiato.

    Il sesso Mercoledì in infermeria si presenta un 18enne che da diverse notti non riesce a dormire. «Continuo a pensarci! Continuo a pensarci! », ripete prendendosi a pugni la testa. Gli chiedo cosa lo tormenti e il suo amico scoppia a ridere. Ma lui è serissimo: mi implora di dargli un farmaco per smettere di pensare al sesso. Quello della gestione della sessualità è un problema per le centinaia giovani vigorosi che da mesi sono bloccati in quel limbo che è Cona. Mi raccontano che fino a qualche settimana fa la struttura ospitava anche un gruppetto di nigeriane che, a quanto pare, si concedeva per un po’ di denaro. Ma ora che se ne sono andate tutte (nell’elenco dei presenti ne risulta una soltanto, che però non ho mai visto) diventa sempre più difficile frenare gli istinti. Quando gli rispondo che non esiste una medicina in grado di arginare quel tipo di pensieri, il diciottenne e il suo amico ci rimangono male ma poi – subito spalleggiati dagli altri pazienti in fila - chiedono di far almeno presente alla direzione che è arrivato il momento di rifornire il campo di prostitute. «Bastano anche delle massaggiatrici… », suggeriscono. Niente da fare.

    Il denaro Sono stanco. Sarà la fatica, sarà per tutti i «pazienti» che mi hanno tossito addosso, la notte sono stato assalito da fitte allo stomaco. Il terzo giorno è un giovedì e al campo c’è fermento perché si attende l’arrivo di una delegazione di giornalisti. Tutto dev’essere tirato a lucido ma occorre anche preparare altri letti a castello: con il bel tempo sono ripresi gli sbarchi. Mostro il campo a cinque ragazzi della Guinea Bissau che mi raccontano di aver pagato mille dinari libici per raggiungere l’Italia su un gommone e ora implorano di poter telefonare ai familiari che vivono in Portogallo. Lo potranno fare soltanto più tardi, prima c’è un’altra emergenza di cui occuparsi: sei arabi appena arrivati si rifiutano di scendere dal pullman. Il pomeriggio lo trascorro distribuendo i «pocket money», altro compito molto delicato. Ciascun profugo ha diritto a 2 euro e mezzo al giorno, che però gli vengono consegnati ogni due settimane. I migranti vengono quindi fatti entrare a piccoli gruppi in una stanza, per ritirare quella «paghetta» da 37,5 euro che in genere spendono in un paio di giorni per comprare alcolici o qualche vestito al mercato di Cona. Fuori si registrano momenti in cui la tensione sale alle stelle: gli stranieri hanno fretta di mettere le mani sul denaro e noi rimaniamo barricati dentro mentre dalla porta provengono colpi e grida. Ancora una volta andrà tutto bene. Su questa vecchia base missilistica cala il sole, i profughi hanno finalmente qualche soldo in tasca ma nessuno di loro sembra più felice di prima. Si avviano verso le camerate e a terra resta l’aquilone che due giorni prima avevo visto volare sopra i container. Cona non mi è mai sembrata così sola. Me ne vado con pochissime certezze. Una su tutte: il Veneto può fare di meglio che ammassare centinaia di persone dentro vecchie aree insalubri circondate dal filo spinato. Ma di chi è la colpa? Del governo che non frena gli sbarchi, dei sindaci che rifiutano l’accoglienza diffusa, delle coop che fanno affari milionari? Ciascuno ha una risposta diversa e fin quando non si troverà una soluzione più dignitosa ciò che avviene dentro a questi recinti non è né bene né male: le cose si fanno così semplicemente perché è l’unica soluzione possibile. Cona è un mondo che non sa offrire alcuna alternativa.

    PS: Verena, Bidhi, Martina e tutti gli altri operatori, ora sapete la verità. Forse sarete arrabbiati e delusi, dopo che per tre giorni vi ho fatto credere di essere «come voi», uno disposto a spaccarsi la schiena per offrire una giornata decente a quei disperati, strappare un sorriso a chi ha pianto tanto. Voglio dirvi che non c’era alcuna volontà di colpire voi, o di mettere in discussione il lavoro che fate. L’incertezza, semmai, coinvolge chi ogni giorno – per interessi politici o economici – impedisce al vostro impegno di produrre un cambiamento stabile nella vita di chi arriva in Italia inseguendo un sogno di libertà. Vi lascio con un solo dubbio: davvero è giusto smetterla di farsi domande?
    Mi fa ridere questo articolo... un martedì che sa di primavera

  15. #1395
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    Re: Il topic dell'immigrazione

    Citazione Originariamente Scritto da Azathoth Visualizza Messaggio
    Chi parlava dell'integrazione in Svizzera?
    http://www.ilmessaggero.it/primopian...e-1649964.html
    Intanto il Papa andrá in visita a Lesbo: http://www.corriere.it/cronache/16_a...6aa85502.shtml
    Beh non so da dove prendete voi le info, la Svizzera è famosa per il super razzismo che ha la gente vorrebbero cacciare gli europei del vicinato (tipo gli italiani) che fanno le sanguisughe in svizzera ma vivendo appena fuori da confine, non vi dico nei confronti dei non bianchi

    Sent from out of space lost in time

  16. #1396
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    Re: Il topic dell'immigrazione

    Citazione Originariamente Scritto da ZaeN Visualizza Messaggio
    Beh non so da dove prendete voi le info, la Svizzera è famosa per il super razzismo che ha la gente vorrebbero cacciare gli europei del vicinato (tipo gli italiani) che fanno le sanguisughe in svizzera ma vivendo appena fuori da confine, non vi dico nei confronti dei non bianchi

    Sent from out of space lost in time
    Talmente super razzisti che permettono a due alunni musulmani di non stringere la mano dell'insegnante donna.

  17. #1397

    Re: Il topic dell'immigrazione

    Citazione Originariamente Scritto da Lord Brunitius Visualizza Messaggio
    Talmente super razzisti che permettono a due alunni musulmani di non stringere la mano dell'insegnante donna.
    quello è per la loro altra caratteristica.
    l'idiozia.

  18. #1398
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    Re: Il topic dell'immigrazione

    Citazione Originariamente Scritto da Azathoth Visualizza Messaggio
    Chi parlava dell'integrazione in Svizzera?
    http://www.ilmessaggero.it/primopian...e-1649964.html
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  19. #1399
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    Re: Il topic dell'immigrazione

    Citazione Originariamente Scritto da Necronomicon Visualizza Messaggio
    Mi fa ridere questo articolo... un martedì che sa di primavera
    bella la parte in cui chiedono le prostitute da campo.

  20. #1400
    Grande Capo Estiqaatsi
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    Re: Il topic dell'immigrazione

    Citazione Originariamente Scritto da balmung Visualizza Messaggio
    bella la parte in cui chiedono le prostitute da campo.
    Te ci scherzi, ma prima o poi...

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